Legge di bilancio: spinta a Pir e Venture

La manovra di bilancio prevede che i Pir debbano investire in quote o azioni di fondi di venture capital residenti nel territori italiano

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La manovra di bilancio prevede che i Pir debbano investire in quote o azioni di fondi di venture capital residenti nel territori italiano

Per il venture capital e l’economia reale in generale è andata ancora meglio del previsto. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, l’ultima versione del maxiemendamento proposto dal governo alla Legge di bilancio 2019 prevede una serie di commi aggiuntivi all’art. 111 che introducono varie novità in tema di Pir. E le novità vanno oltre rispetto a quelle previste dall’emendamento proposto nelle scorse settimane dal deputato della Lega Giulio Centemero, il cui contenuto era stato anticipato da MF nei giorni scorsi e che già proponeva per i Piani individuali di risparmio un vincolo aggiuntivo per poter usufruire degli incentivi fiscali loro riservati e cioè quello di investire obbligatoriamente il 3% del capitale raccolto in titoli non negoziati nei mercati regolamentati.

I Pir investiranno di più in Italia

Ebbene, si diceva, le norme introdotte ora dal governo nel maxi-emendamento (commi da 111-ter a 111-decies) impongono un vincolo ancora più stringente. Innanzitutto, infatti, viene previsto che i Pir debbano investire in quote o azioni di fondi di venture capital residenti nel territori italiano (o in Stati membri della Ue o in Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo con stabili organizzazioni in Italia) almeno il 5% della quota del 21% del patrimonio destinata agli strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice FTSE Mib della Borsa italiana o in indici equivalenti. Come noto, infatti, per il 70% i Pir devono investire in titoli emessi da imprese italiane o Ue o dello Spazio economico europeo con stabili organizzazioni in Italia e il 30% di questo 70% deve essere investito in titoli diversi da quelli dei principali indici appunto come il FTSE Mib. Il problema della norma così strutturata era stato sinora che la maggior parte del denaro affluito ai Pir era stato convogliato sullo Star o sull’Aim Italia, ma soprattutto sul mercato secondario, gonfiando a dismisura le quotazioni dei titoli, senza portare nessuna nuova risorsa alle aziende.

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