Legge bilancio: Ue non crede a Roma, deficit a 2,9%

La crescita del Pil italiano non sarà all'1,5% nel 2019 e il deficit di bilancio salirà al 2,9%. Per Bruxelles è allarme rosso

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La crescita del Pil italiano non sarà all'1,5% nel 2019 e il deficit di bilancio salirà al 2,9%. Per Bruxelles è allarme rosso

Il governo Di Maio-Salvini porta l’Italia fuori dai parametri di Maastricht. È questo, scrive Repubblica, il messaggio che arriverà oggi dalla Commissione europea. Deficit a un passo dal 3% nel 2019, in assenza di correzioni pronto a sforare il tetto europeo nel 2020. Crescita di un terzo inferiore rispetto alle ottimistiche previsioni del gabinetto giallo-verde. Per di più con una serie di rischi che alla fine potrebbero ulteriormente peggiorare i nostri conti.

Insomma, sottolinea il giornale, una situazione capace di mettere in pericolo non solo l’Italia, ma l’intera eurozona visto che il Paese è zavorrato da un debito oltre il 130% del Pil, il terzo più alto del globo. Che, al contrario di quanto previsto dal Tesoro, nei prossimi anni continuerà a crescere.

Le previsioni economiche della Commissione, gli unici numeri validi per le decisioni Ue sui conti, da sempre regalano brividi all’Italia. Ma questa volta saranno un vero allarme per l’Europa intera. Non a caso ieri fonti Ue facevano filtrare una frase che il presidente della Bce, Mario Draghi, ha rivolto lunedì scorso nel chiuso dell’Eurogruppo al ministro Tria: un debito pubblico elevato e una bassa crescita richiedono un grado di responsabilità che va oltre la norme comunitarie.

Italia: crescita Pil anemica e defici bilancio al 2,9% per Bruxelles

Avvertimento all’Italia di non giocare col fuoco. Tanto che il numero uno dell’economia europea si è schierato con la Commissione, affermando che Francoforte la sostiene come custode del patto di stabilità. Come dire, chi non rispetta le regole deve essere sanzionato. Anche perché, è convinzione diffusa, se Bruxelles non agisse contro l’Italia, tutta l’impalcatura dell’eurozona perderebbe credibilità.

È questo il risultato raggiunto in sei mesi dal governo Conte, disperdere la credibilità raggiunta portando il Paese a vestire nuovamente i panni, come ai tempi di Berlusconi, del malato d’Europa. E se a Bruxelles nessuno si spingerà a dire che l’esecutivo per scelta politica ha truccato i conti, oggi nella conferenza stampa del commissario Ue Pierre Moscovici abbonderanno i riferimenti all’ottimismo con cui ha scritto i numeri della manovra.

Tra i numeri minuziosamente calcolati da Bruxelles: la crescita non sarà all’1,5% nel 2019 e all’1,6% nel 2020, ma si fermerà intorno all’1%. Al massimo all’1,1. Dato al quale si deve aggiungere l’aumento dello spread e un impatto delle misure della manovra stimato con troppa generosità dal governo. Sommando questi elementi, si ottiene un deficit ben più alto di quel 2,4% programmato dal gabinetto Conte già di suo contrario alle regole Ue e sgradito ai mercati. Secondo le indiscrezioni della vigilia nel 2019 sarà al 2,9%, ma ci sono rischi che la crescita rallenti e sfondi il tetto di Maastricht. Cosa che avverrà nel 2020, attestandosi al 3,1%, un punto in più rispetto alla previsione governativa (2,1%).

Da domani quindi partirà il conto alla rovescia per la pesante procedura d’infrazione che sarà aperta a carico dell’Italia. Entro martedì prossimo il governo dovrà rispondere all’ultimatum di Bruxelles di cambiare la manovra. Se, come sembra certo, l’ingiunzione non sarà rispettata, il 21 novembre la Commissione lancerà la procedura. Non per deficit eccessivo , ma per mancato rispetto della regola del debito che impone di tagliare il deficit (Roma lo alza dell’1,8%, circa 32 miliardi in un anno) per tenere appunto a bada il debito. Quindi ci saranno una serie di passaggi tecnici, con l’infrazione che diventerà operativa a fine gennaio dopo il voto dell’Eurogruppo.

A quel punto l’Italia in teoria dovrà rispettare la norma che impone un taglio del debito del 5% (60 miliardi) che fino ad oggi era riuscita bypassare grazie alla flessibilità. Di fatto la procedura, che durerà almeno 5 anni, sarà negoziata con Roma e sarà meno pesante perché Bruxelles non vuole soffocare il Paese. Ma non per questo sarà una passeggiata: già nel 2019 infatti sarà richiesta una maxi manovra bis di una ventina di miliardi almeno. Altrimenti saranno sanzioni.

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Argomenti: Btp