La Lega propone il BTp ‘speciale’, ecco cos’è e a chi è rivolto

Il governo mediterebbe l'emissione di un BTp "speciale" per accrescere la sostenibilità del debito pubblico italiano

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BTp speciale in arrivo?

Pochi giorni fa, è stato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ad aprire alla possibile emissione di “nuovi strumenti finanziari” destinati alle famiglie italiane per accrescerne la quota di detenzione del debito pubblico. Stando alle indiscrezioni di stampa, il governo ci starebbe pensando davvero con l’ipotesi di un BTp “speciale”. La proposta di legge a inizio legislatura è stata presentata dal deputato della Lega, Giulio Centemero. Essa ricalca una proposta già avanzata durante la scorsa legislatura.

Sulle ragioni intervengono i numeri citati dallo stesso Giorgetti. Fino ad inizio anni Novanta, le famiglie italiane detenevano il 20% dell’intero debito pubblico domestico. Dopodiché, tra rendimenti in calo, maggiore educazione finanziaria e aumento dello stock del debito, tale quota è scesa al 6,4% alla fine del 2021. In banca gli italiani posseggono giacenze per circa 1.840 miliardi di euro, mentre ogni giorno lo stato deve sbattersi la testa per attirare capitali, spesso dall’estero, per placare lo spread.

Da queste riflessioni, non solo politiche, l’idea di un BTp “speciale”. Esso sarebbe una sorta di via di mezzo tra BTp Italia e BTp Futura con spruzzatina di PIR. Anzitutto, sarebbe rivolto ai soli cittadini residenti in Italia. Per questo motivo, è stato anche ribattezzato come BTp “autarchico”. Attenzione: non sarebbe una novità assoluta sui mercati obbligazionari, perché esistono già nel mondo numerose obbligazioni sovrane acquistabili dai soli residenti. Ad esempio, è così negli USA con i cosiddetti “Savings Bonds”, cioè “Bond di Risparmio”.

BTp speciale, benefici allo studio

Nel caso dell’Italia, tutto da ufficializzare, il BTp “speciale” avrebbe durata di 5 o 10 anni. I sottoscrittori che lo mantenessero in portafoglio dall’inizio alla scadenza, beneficerebbero di un maxi-sconto fiscale. In pratica, non pagherebbero le imposte sui rendimenti ricevuti.

Inoltre, potrebbero assoggettare i titoli alle detrazioni IRPEF per il 30% del loro valore e fino a un massimo di 30.000 euro.

La lista dei benefici non sarebbe finita. Il BTp “speciale” offrirebbe all’obbligazionista una doppia cedola legata all’andamento del PIL nominale. E qui c’è il rimando alle caratteristiche del BTp Futura. Il bond non potrebbe essere venduto allo scoperto, per cui sarebbe sottratto alla speculazione del mercato. Pare di capire che sarebbe, comunque, quotato e negoziabile al pari dei BTp ordinari, per cui il disinvestimento anticipato resterebbe sempre possibile. Chiaramente, si perderebbero i benefici elargiti.

I vantaggi per l’investitore ci sarebbero, ma per lo stato? Pagherebbe di più a fronte di una reale stabilizzazione del debito pubblico sul mercato? La risposta rischia di essere negativa. Ad oggi, BTp Italia e Futura hanno attirato ordini relativamente contenuti. I bond “retail” hanno dimostrato di costare di più al contribuente senza riuscire a rimpiazzare la finanza istituzionale. Se lo scopo vuole essere di trovare un’alternativa alla BCE in uscita dal mercato senza doversi rivolgere col cappello in mano a banche e fondi stranieri, la delusione potrebbe essere dietro l’angolo. Vorranno mai le famiglie italiane esporsi per centinaia di miliardi di euro ulteriori?

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