Le proteste in Cile provocano un bagno di sangue tra gli obbligazionisti

Le proteste in Cile contro il governo stanno impaurendo i mercati e ieri c'è stato il tonfo del cambio contro il dollaro. Nell'ultimo mese, ingenti le perdite a carico degli investitori sull'obbligazionario.

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Le proteste in Cile contro il governo stanno impaurendo i mercati e ieri c'è stato il tonfo del cambio contro il dollaro. Nell'ultimo mese, ingenti le perdite a carico degli investitori sull'obbligazionario.

Non si fermano le manifestazioni di protesta in Cile contro il governo del presidente Sebastian Pinera, malgrado il pacchetto di misure annunciato per rispondere alle richieste di maggiore giustizia sociale, tra cui l’introduzione di un salario minimo di circa 420 euro al mese e la riforma della Costituzione. A Santiago si sono radunate decine di migliaia di persone nei giorni scorsi, segnalando come la tensione nel paese sia tutt’altro che cessata dopo l’uccisione di 18 manifestanti sorpresi a saccheggiare negozi e supermercati nel mese di ottobre. Tra le vittime, anche un bambino.

Bond cileni, buona scommessa con le proteste violente di questi giorni?

E ieri è arrivato il tonfo del cambio sui mercati. Il peso cileno si è deprezzato del 2,75% contro il dollaro, salendo a un rapporto di 780,50. Nell’ultimo mese, le perdite sfiorano il 9% e sono sostanzialmente simili anche contro l’euro (-8,7%). A ciò si aggiunge il calo sensibile dei prezzi delle obbligazioni sovrane. Il rendimento a 10 anni è salito da un minimo del 2,57% di inizio settembre all’attuale 3,40%. Il titolo con scadenza settembre 2030 e cedola 4,70% (ISIN: CL0002454248) ha perso in un mese ben il 5,5%. Più contenute, ma per un fatto di minore “duration”, le perdite accusate dal quinquennale con scadenza gennaio 2024 e cedola 6% (ISIN: CL0002080555), che arretra dello 0,5% e vede salire il suo rendimento dal 2,09% al 2,49%.

Combinando i dati sui bond e quelli sul cambio, otteniamo che se avessimo investito i nostri capitali sul mercato sovrano cileno in ottobre, oggi accuseremmo perdite fino alla doppia cifra. In particolare, il decennale ci avrebbe fatto perdere oltre il 14%, il quinquennale qualcosa come più del 9%. E il rischio sovrano è cresciuto, se è vero che gli stessi “credit default swaps” a 5 anni si sono impennati da 29 a 46 punti base in 30 giorni, sebbene resti molto contenuto e significativamente inferiore a quello dell’Italia, i cui cds costano ben 117 punti base.

Le emissioni cilene in euro

Del resto, il Cile vanta un rating nettamente superiore al nostro: “A+” per S&P, “A1” per Moody’s e “A” per Fitch, con prospettivi “stabili” per tutte le tre principali agenzie di valutazione. Il rapporto debito/pil si attesta nell’ordine del 25% contro il 135% dell’Italia. Per quanti volessero continuare a puntare sul Cile, ma evitando il rischio di cambio alla luce delle tensioni politiche, vi suggeriamo di dare uno sguardo a due emissioni in euro a medio-lunga scadenza. Il decennale 27/05/2030 e cedola 1,875% (XS1236685613) ha perso poco meno del 5% nell’ultimo, il quinquennale 30/01/2025 e cedola 1,625% (ISIN: XS1151586945) è arretrato dell’1,5%. Al momento, quindi, rendono rispettivamente circa lo 0,40% e lo 0,80%, meno degli omologhi BTp, ma più di quanto offrano i bond governativi con rating simile o persino inferiore nel resto dell’Eurozona.

Certo, esistono rischi aldilà del cambio e delle stesse tensioni. Se il governo si trovasse costretto a varare un pacchetto di misure fiscali in deficit, le emissioni di bond cileni aumenterebbero e il mercato prezzerebbe meno il debito dello stato andino. Al momento, tuttavia, il rischio maggiore riguarda la minaccia alla stabilità delle istituzioni, sebbene la solidità della democrazia cilena dovrebbe impedire che gli eventi degenerino.

Investire in bond emergenti in valute forti?

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