Le poste del Giappone daranno una mano ai BTp per disperazione?

Japan Post potrebbe essere una mano santa per i BTp, facendo abbassare ulteriormente i rendimenti italiani e lo spread. E sarebbe solo un atto di disperazione.

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Japan Post potrebbe essere una mano santa per i BTp, facendo abbassare ulteriormente i rendimenti italiani e lo spread. E sarebbe solo un atto di disperazione.

Il successo dei BTp alle ultime aste è il sintomo di una ricerca disperata di rendimento in giro per il mondo. I nostri decennali offrono ancora più dell’1,7%, a fronte del -0,3/-0,4% della Germania o del -0,10% del Giappone. Non saranno carta di elevata qualità, almeno per le agenzie di rating, ma di questi tempi è bene chiudere un occhio e fare poco gli schizzinosi.

E ad avere il problema di come investire la liquidità in cassa è Japan Post, o meglio la sua unità bancaria. I giapponesi sono un popolo di risparmiatori, questo lo sappiamo. E le poste nipponiche sono quelle che nel mondo posseggono i più alti depositi dei clienti: oltre 1.470 miliardi di euro al 31 marzo scorso. Denaro, che da un lato deve essere almeno minimamente remunerato per evitare che i risparmiatori se lo tengano sotto il materasso e che dall’altro deve essere pur investito per fruttare qualcosa.

L’Europa sulla strada del Giappone, così anche il mercato azionario sarà morto

Fino a pochi anni fa, Japan Post investiva essenzialmente in titoli di stato emessi da Tokyo. Ancora oggi ne possiede a bilancio per quasi 480 miliardi di euro, ma nel frattempo ha dovuto fare i conti con il collasso dei rendimenti sovrani, negativi fino alle medio-lunghe scadenze (almeno ai 10 anni) e che per la scadenza a 40 anni offre appena lo 0,40%, meno dell’interesse medio corrisposto sui depositi dei clienti. Per questo, ha spostato l’attenzione sui mercati obbligazionari esteri, acquistando bond in valute straniere per un controvalore di oltre 510 miliardi di euro su un totale di bond posseduti per oltre 1.600 miliardi. Certo, esiste il rischio di cambio da fronteggiare, ma quale sarebbe l’alternativa, se non di tenersi i bond del Giappone e o di andare strutturalmente in perdita o di azzerare gli interessi per i clienti, ma così facendo inducendoli a parcheggiare liquidità altrove?

Lo sguardo disperato sui BTp

Se mettete che le poste di Tokyo siano in mano al governo, che detiene la maggioranza del capitale, capite benissimo come lo stato qui abbia creato involontariamente le premesse per far defluire i capitali verso l’estero, azzerando i rendimenti sovrani con una politica monetaria ultra-espansiva senza eguali nel mondo, al contempo tenendo relativamente alti i tassi offerti ai risparmiatori postali.

In queste condizioni, Japan Post non potrà che guardare all’Italia con crescente interesse, e per due ragioni: i suoi BTp offrono rendimenti inimmaginabili in patria, così come nel resto del mondo avanzato, ad esclusione della Grecia; l’euro non dovrebbe deprezzarsi granché contro lo yen nei prossimi anni, in quanto anche la BCE avrà la necessità, a un certo punto, di alzare i tassi.

Il primo bond “spazzatura” in Giappone sta per essere emesso e con cedola 1%

Con i depositi che continuano a crescere (+9,3 miliardi di euro nell’anno fiscale al 31 marzo 2019), man mano che i titoli sovrani nipponici giungono a scadenza, Japan Post avrà l’impellenza di reimpiegare i proventi in titoli più remunerativi di quanto non lo siano attualmente sul secondario, altrimenti dovrebbe chiudere battenti. I BTp mostrano il limite di trovarsi a un passo dall’area “junk” o “spazzatura” e vi precipiterebbero nel caso in cui le agenzie internazionali li declassassero di qualche altro gradino, inducendo gli investitori istituzionali a venderli, come da statuto. Questo frena anche nuovi colossi obbligazionari come Japan Post dal buttarsi sui nostri bond, ma l’appetito esiste, è alto e tenderà a crescere con l’eventuale ulteriore caduta dei rendimenti nel resto del mondo e il mantenimento di un clima di tregua tra Roma e Bruxelles sui nostri conti pubblici. Non ci salverebbe dallo spread, ma farebbe la sua parte.

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