Le obbligazioni Enel sostenibili dividono il mercato e fanno infuriare i sostenitori delle “verdi” pure

Obbligazioni Enel legate agli obiettivi di sostenibilità ambientali. Nuova emissione in vista, stavolta in euro. Critiche e apprezzamenti sul mercato per un bond dalla fisionomia diversa rispetto a quella "green" pura.

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Obbligazioni Enel legate agli obiettivi di sostenibilità ambientali. Nuova emissione in vista, stavolta in euro. Critiche e apprezzamenti sul mercato per un bond dalla fisionomia diversa rispetto a quella

Soltanto un mese fa, il colosso energetico italiano Enel attirava sui mercati 4 miliardi di dollari con l’emissione di obbligazioni SDG, cioè legate al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità ambientale, per 1,5 miliardi. Il bond in questione ha scadenza nel settembre 2024 e corrisponde cedola annuale del 2,65% (ISIN: USN30707AM05).

E’ stato collocato al prezzo medio di 98,879 e ha esitato, quindi, un rendimento del 2,676%. Questo titolo prevede che all’obbligazionista venga corrisposto un tasso annuo crescente dello 0,25%, nel caso in cui Enel non fosse in grado di centrare entro la fine del 2021 il target sulla quota di capacità installata e generata da fonti rinnovabili per il 55%, rispetto al 48% attuale.

Adesso, la compagnia italiana tornerà sul mercato con un’altra emissione, stavolta in euro, sperando di replicare il successo ottenuto tra gli investitori americani. Ma le polemiche non mancano. Diverse banche sostengono che l’emissione sarebbe un riferimento per il nuovo mercato SDG, ma i sostenitori delle emissioni “green” pure appaiono parecchio preoccupati e arrabbiati con Enel per quello che intravedono essere il rischio di “imbastardire” obbligazioni con finalità prettamente ambientali.

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Qual è il pomo della discordia? Enel ha già emesso bond “verdi” per 3,5 miliardi di euro ed è una delle società al mondo ad avere maggiormente sfruttato questo mercato dalle enormi potenzialità, pur ancora incidente poco nel panorama finanziario internazionale. Ma le emissioni a cui sta puntando di recente si distinguono da quelle “green”, in quanto la società può utilizzare i proventi come meglio crede, persino per aumentare la capacità derivante dall’energia prodotta da carbone e gas. In sostanza, non è detto che acquistando obbligazioni Enel SDG effettivamente si finanzi una svolta “green”.

Enel va oltre i green bond

In cambio, come già previsto con il bond in dollari, il mancato raggiungimento dell’obiettivo dichiarato farebbe lievitare il costo del bond a carico della società, a tutto beneficio degli obbligazionisti, che si ritroverebbero a percepire un interesse maggiore. Tuttavia, non sarebbe questo lo scopo delle emissioni verdi propriamente dette.

Esse puntano a finanziare investimenti che salvaguardino l’ambiente, non a spuntare interessi più alti come punizione per il mancato raggiungimento dei target. In pratica, molti investitori rimproverano ad Enel di dare vita a un mercato meno responsabile e trasparente rispetto a quello dei “green bond”.

Per contro, banche e fondi comuni ritengono che Enel stia aprendo la strada a un ampliamento delle dimensioni per il mercato obbligazionario legato all’eco-sostenibilità, superando i requisiti stringenti che limitano le emissioni “green”. Dunque, Enel precursore o traditore? Mentre investitori e analisti si dividono, la compagnia potrebbe riscuotere l’ennesimo successo sui mercati, attirando un nuovo segmento di capitali, quelli sensibili alle istanze ecologiche e che al contempo si mostrano meno ortodossi rispetto alle condizioni annesse alle emissioni. Se anche stavolta Enel vincerà la scommessa, si rivelerà apripista di un nuovo mondo con enormi potenzialità. E il successo sarebbe nell’aria, non fosse altro che per la fame di rendimento nell’Eurozona dei tassi a zero.

Prendete il bond Enel maggio 2024, cedola 5,25% (ISIN: XS0192503695), che oggi rende intorno allo zero, pur sempre una quarantina di centesimi sopra il “midswap” nell’area. Alla società basterà offrire qualcosa in più rispetto a questo tasso medio (sempre che la scadenza sia quinquennale), anche grazie anche al suo rating solido (“BBB+/Baa2/A-” per S&P/Moody’s/Fitch sulle emissioni a lungo termine), per attirare capitali dall’Italia e dal resto del continente.

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