Le obbligazioni con rating basso non impensieriscono dopo la Fed, paure esagerate?

E' caccia al rendimento negli USA e a beneficiarne non sono solo le obbligazioni più solide. Abbiamo forse sopravvalutato i timori per l'economia americana?

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E' caccia al rendimento negli USA e a beneficiarne non sono solo le obbligazioni più solide. Abbiamo forse sopravvalutato i timori per l'economia americana?

L’inversione della curva dei Treasuries dopo che la Federal Reserve ha praticamente comunicato, pur senza ammetterlo chiaramente, di avere posto fine alla stretta sui tassi negli USA, sta impensierendo non poco i mercati, con i rendimenti sovrani e corporate a diminuire in tutto il mondo, segno che gli investitori stiano cercando riparo sul comparto a reddito fisso contro i rischi temuti di un rallentamento eccessivo della principale economia del pianeta, seguito da una vera e propria recessione.

Va detto, poi, che i rendimenti americani potrebbero essere ancora più bassi, se non fosse arrivata ieri un’ottima notizia per la Casa Bianca: il procuratore Robert Mueller ha archiviato la posizione del presidente Donald Trump, sostenendo di non avere trovato prove di una sua collusione con i russi nel corso della campagna per le presidenziali del 2016, né che egli abbia cercato di ostruire la giustizia. Insomma, il capitolo del “Russiagate” si chiude dopo due anni tormentati con un colpo da KO di Trump ai danni dei democratici, azzerando sostanzialmente il rischio di impeachment, che pure la maggioranza alla Camera aveva segnalato almeno di prendere in considerazione.

Corporate bond sicuri una rarità, eppure rendono più dei Treasuries 

Se è corsa ai Treasuries, cosa accade ai corporate bond? Anche in questo caso, negli USA si registrano acquisti copiosi. I rendimenti medi delle obbligazioni con rating “AAA”, quelle giudicate dalle agenzie di valutazione come le più solide, sono diminuiti in una settimana dal 3,35% al 3,16% medio. Trattasi di ben 19 punti base in meno (-0,19%), che portano il calo complessivo dall’apice di fine novembre scorso a 61 bp, di cui quasi la metà solo in questo mese di marzo. Ma è accaduto lo stesso con i bond di rating inferiore, quel vasto mondo delle “BBB”, che tanto preoccupa gli analisti, incidendo per il record del 50% dell’intero comparto obbligazionario corporate negli USA. In una settimana, sono passati mediamente dal rendere il 4,22% al 4,03%, segnando anche in questo caso un -0,19%. Rispetto alla fine di novembre, il calo complessivo è stato di 80 bp, di cui il 40% avvenuto a marzo.

Da quanto appena detto, si evince che lo spread tra le “AAA” e le “BBB” sia rimasto inalterato nelle ultime sedute, non risentendo delle novità arrivate dalla Fed. E guardate che non si tratta di un movimento scontato. Se abbiamo detto che il mercato teme l’arrivo di una recessione, esso dovrebbe mostrarsi in cerca perlopiù di obbligazioni con rating elevati, mentre non sembra che stia facendo distinzione tra i due segmenti dell'”investment grade”. Questo significherebbe, quindi, che: o non teme affatto una vera recessione, bensì semmai starebbe scontando un semplice taglio dei tassi da qui ai prossimi mesi; o non percepisce come a rischio le obbligazioni con rating tripla “B”.

Corsa ai titoli spazzatura

Per dare una risposta con basi più solide, guardiamo a cosa stia succedendo all’altro segmento dei corporate bond, quello con rating “non investment grade” o anche detto “junk” (spazzatura). I rendimenti sono scesi fino a qualche seduta fa, risalendo pressappoco ai livelli pre-Fed, se non appena sopra, attestandosi al 6,41%. Anch’essi, però, hanno beneficiato del maggiore appetito tra gli investitori per i titoli a reddito fisso, scendendo dal 6,48% di inizio marzo e, addirittura, dall’8,05% a cui si erano portati a fine dicembre, rispetto al quale segnano un calo medio di 164 bp, superiore a quello del comparto IG. In altri termini, il mercato non starebbe in modalità “risk-off”, come siamo portati a credere dopo il “sell-off” azionario avvenuto tra ottobre e dicembre dello scorso anno. Se così fosse, non sarebbe stato razionale buttarsi ancora di più sui bond più rischiosi, i quali hanno persino ridotto le distanze con quelli più sicuri. Infatti, lo spread con le “AAA” è sceso a 325 bp dai 436 di fine 2018 e a 238 bp con le “BBB” dai 320.

Il mercato dei corporate bond è una bomba, qualità del credito alle imprese mai così bassa

Altro che fuga dagli assets più rischiosi; è stata corsa, pur apparentemente arrestatasi nelle ultime sedute, ad accaparrarsi i titoli con rendimenti maggiori, segno che il mercato confiderebbe nella tenuta dell’economia americana, altrimenti avrebbe compiuto una sciocchezza bella e buona, se è vero che proprio le obbligazioni “high yield” furono quelle che pagarono lo scotto della crisi del 2008 in misura nettamente superiore al resto del comparto, con gli spread a esplodere fino a 1.500 bp rispetto alle “AAA” e a circa 1.160 rispetto alle “BBB”.

A meno che non stia prevalendo l’ennesima caccia al rendimento, supportata non dalle aspettative ottimistiche sull’economia, quanto dalla convinzione che la Fed interverrà ancora con maxi-iniezioni di liquidità, attraverso ulteriori stamperie di dollari, a beneficio dei prezzi degli assets, quali che siano i fondamentali e secondo il classico funzionamento di una bolla finanziaria.

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