Le Filippine chiudono con successo un’emissione in dollari a tassi minimi record

Il Tesoro di Manila riesce a concludere un'emissione obbligazionaria in dollari per 2,35 miliardi e suddivisa in due tranche. Ottima accoglienza del mercato e rendimenti in calo rispetto alla "guidance".

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Il Tesoro di Manila riesce a concludere un'emissione obbligazionaria in dollari per 2,35 miliardi e suddivisa in due tranche. Ottima accoglienza del mercato e rendimenti in calo rispetto alla

Le Isole Filippine sono tornate sui mercati esteri e oggi hanno concluso con successo l’emissione di un bond in dollari per complessivi 2,35 miliardi e suddiviso in due tranche a 10 e 25 anni. Gli ordini hanno toccato i 10,5 miliardi, 4,5 volte l’importo offerto. E così, il Bureau of Treasury di Manila ha potuto tagliare i rendimenti rispetto alla “guidance” rispettivamente di 40 e 42,5 punti base, portandoli al 2,457% per il decennale e al 2,95% per la tranche a 25 anni, spuntando le cedole più basse sinora mai fissate dal paese per queste due scadenze “benchmark”.

A gennaio, le Filippine avevano attinto ai mercati esteri con un’altra emissione duale da 1,2 miliardi di dollari. Per quest’anno sono previste emissioni complessive per 4.100 miliardi di pesos, pari a quasi 75 miliardi di euro, in buona parte per coprire il deficit, atteso in crescita dal 3,6% del 2019 al 5,3% del pil.

Bond filippino in euro per puntare sui mercati emergenti

Il governo ha fatto sapere che i capitali raccolti saranno utilizzati per scopi generali. L’economia emergente punta a contrastare l’emergenza Coronavirus attraverso un approccio impostato su quattro pilastri, stando al presidente Rodrigo Duterte: sostegno alle fasce più bisognose della popolazione, alla sanità, aiuti alle imprese e investimenti per il rilancio dell’economia dopo il cessato allarme. I mercati sembrano avere apprezzato e questa è già una buona notizia, segno che ci sarebbe fiducia sulle capacità di ripresa delle economie dopo la pandemia.

Bond solidi?

Le agenzie di rating assegnano giudizi relativamente positivi ai titoli del debito filippini: “Baa2” per Moody’s, “BBB+” per S&P e “BBB” per Fitch. A parte l’alto tasso di crescita dell’economia, di circa il 6% all’anno, il debito pubblico nel 2019 risultava al 40% del pil, un livello abbastanza basso per gli standard dei paesi avanzati.

Inoltre, questi bond non fanno correre particolari rischi di cambio, essendo denominati nella valuta americana. Vale la pena, allora, capire se possa esservi qualche rischio di credito legato all’insufficienza delle riserve valutarie.

Ebbene, queste si sono attestate a 87,6 miliardi di dollari a febbraio, capaci di per sé di coprire circa 10 mesi e mezzo di importazioni, un periodo di tempo abbastanza lungo. Per contro, va detto che lo scorso anno la bilancia commerciale filippina ha chiuso in deficit di ben il 15% del pil, segno della bassa competitività dell’economia emergente. Il crollo delle quotazioni petrolifere dovrebbe attenuare lo squilibrio, riducendo il costo delle importazioni. Altro aspetto relativamente positivo risiede nel fatto che i due terzi delle esportazioni si hanno in Asia, cioè in mercati che dovrebbero recuperare prima e meglio di altri dopo il tracollo della prima parte dell’anno.

Quanto ai margini di sostegno all’economia da parte di Manila, abbiamo che i tassi d’interesse fissati al 2,75% risultino ad oggi di poco superiori al tasso d’inflazione di marzo, che era del 2,5% annuale, e con la probabile decelerazione della crescita dei prezzi dovuta al tonfo del greggio dovremmo assistere a un aumento dei tassi reali, cosa che offrirebbe già a giugno alla banca centrale l’opportunità di tagliare i tassi, dando sollievo a consumi ed investimenti, senza per questo intaccare necessariamente il cambio e le riserve valutarie. Per questo, l’investimento appare adeguato per quanti vogliano ottenere un discreto flusso di reddito da un asset in valuta forte.

L’impatto del Coronavirus sui mercati emergenti

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