Le aree di opportunità nell’universo del private equity

Commento sulle aree di opportunità nell’universo del private equity, a cura di Duncan Lamont e Nils Rode di Schroder

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Commento sulle aree di opportunità nell’universo del private equity, a cura di Duncan Lamont e Nils Rode di Schroder

L’attività di fundraising legata ad operazioni di private equity nel 2017 è aumentata di oltre il 40% raggiungendo un nuovo record, grazie al fatto che gli investitori erano alla ricerca di minore volatilità, rendimenti maggiori e diversificazione rispetto alle asset class tradizionali. Tuttavia, tale popolarità può comportare delle problematiche, se troppo denaro confluisce verso un numero troppo ridotto di operazioni.

A livello intuitivo, è facile capire che i volumi di fundraising e le performance future potrebbero essere interconnesse. L’aumento del fundraising porta all’aumento dei fondi raccolti e non ancora utilizzati (dry powder), a una maggiore competizione per le operazioni, a prezzi più alti e di conseguenza a rendimenti minori. Anche il contrario è vero: i periodi fiacchi per il fundraising spesso presagiscono performance migliori. Ovviamente, anche altri fattori sono importanti, come il contesto economico e finanziario più in generale ma, questa relazione è stata costante nell’arco del tempo (vedi grafico).

Dove si trovano le migliori opportunità?

Il nostro indicatore proprietario Schroder Adveq Fund Raising Indicator (Schroder Adveq FRI) è stato sviluppato per aiutare a tracciare il legame tra fundraising e ritorni. Questo ha mostrato una correlazione negativa con anni di performance positive (coefficiente di correlazione -0,4) ed è stato un indicatore importante per la performance di lungo termine (5-10 anni). Cifre elevate sono state associate a bassi ritorni futuri e cifre contenute con ritorni più elevati. Utilizzato in questo modo, il nostro indicatore può individuare le aree del mercato che sono meglio posizionate per offrire rendimenti e quelle in cui è necessaria maggiore cautela.

Al momento, il nostro indicatore sta segnalando un mercato diviso. In pratica, sta suggerendo agli investitori di accelerare l’uscita da grandi operazioni di buyout, da operazioni a stadi avanzati di venture/growth capital e dalle strategie denominate in renminbi. In termini di nuovi investimenti, tuttavia, indica condizioni più favorevoli per i buyout di piccole e medie dimensioni, per i venture capital a stadio iniziale e per alcuni mercati emergenti.

Tuttavia, riteniamo che basarsi soltanto su tale indicatore non sia sufficiente. Sebbene vengano utilizzate tecniche solide di regressione per stimare le tendenze di lungo termine, ci sono limiti in termini di dati, ovvero poche fonti di dati sostengono l’analisi e i parametri dell’analisi di regressione potrebbero cambiare se dovessero essere incorporati nuovi dati. Inoltre, alcune delle assunzioni potrebbero dimostrarsi irrealistiche e i dati sui ritorni potrebbero essere incompleti o soggetti a pregiudizi. Nonostante queste riserve, il fondamento logico alla base della relazione tra fundraising e ritorni futuri dà una certa fiducia riguardo alla capacità predittiva dello Schroder Adveq FRI.

All’interno del mercato dei buyout, l’indicatore conferma che il timore di un possibile surriscaldamento di tale segmento sembra giustificato, anche se la situazione non è così preoccupante come lo era prima della crisi finanziaria. Al contrario, il fundraising nel mercato dei buyout più piccoli è stato relativamente stabile nel tempo. Tale stabilità è sostenuta dal fatto che i manager delle operazioni di buyout più piccole tendono a spostarsi verso fondi più grandi e verso operazioni maggiori. La loro sostituzione con manager con minore esperienza, che tendono a gestire fondi più piccoli, agisce da stabilizzatore naturale dei volumi di fundraising nel settore delle operazioni più piccole.

In modo simile, il fundraising per le operazioni in stadi avanzati di venture/growth capital si trova ad un estremo, ma gli investimenti in operazioni in fasi precedenti sono meglio posizionati. I volumi di fundraising in questi casi sono stati contenuti e il tasso di creazione di nuove società solide sta facendo aumentare le prospettive di operazioni future. In Asia, e soprattutto in Cina, esiste un diverso tipo di biforcazione. Il mercato cinese in dollari sembra in ottima forma, così come quello indiano e del resto dell’Asia ex-China, ma il mercato cinese in renminbi ha attraversato una rapida espansione. I volumi recenti di fundraising in questo contesto sono stati alti. Gli investitori in valuta locale cinese devono essere particolarmente selettivi quando fanno nuovi investimenti. Una notizia positiva per gli investitori stranieri, che possono accedere al mercato del dollaro ma non a quello in renminbi, è che tra i due esiste una leggera sovrapposizione. Potrebbero quindi trovare più utile soffermarsi su quelle aree del mercato dove c’è poca o nessuna competizione con l’universo in renminbi. Per i più coraggiosi, il Brasile potrebbe rappresentare un’opportunità contrarian interessante. Il fundraising è collassato, ma qualsiasi investimento è ad alto rischio, visto il contesto economico. Di conseguenza è richiesta un’attenta due diligence e una selezione dei titoli accorta.

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Argomenti: Macroeconomia