'L’azionario non ferma la corsa nonostante i rialzi dei tassi-

L’azionario non ferma la corsa nonostante i rialzi dei tassi

Il rialzo dei tassi negli USA (e presto forse anche in Europa) sta spingendo ancora in alto le azioni. Anche il rendimento dei bond rimane compresso. Il punto degli esperti

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Il rialzo dei tassi negli USA (e presto forse anche in Europa) sta spingendo ancora in alto le azioni. Anche il rendimento dei bond rimane compresso. Il punto degli esperti

Molti mercati azionari hanno già registrato rendimenti a doppia cifra nel 2017 mentre la volatilità, sia implicita che realizzata, è diminuita a livelli molto bassi per tutte le asset class ad eccezione delle materie prime. L’atteso stimolo fiscale negli USA, invece, non è ancora non emerso per via del decrescente ottimismo nelle politiche di Trump.

 

 

Tuttavia – osservano gli analisti di Multi-Asset di BMO Global Asset Management –  i mercati continuano a correre nonostante valutazioni già elevate e continue sorprese dal punto di vista macroeconomico. Sul mercato obbligazionario globale, i rendimenti rimangono compressi in un range ristretto nonostante i rialzi della Fed e l’annunciata riduzione del suo bilancio. Un approccio contrarian suggerirebbe tradizionalmente di ridurre il posizionamento sul mercato azionario, ma al contrario confermiamo la nostra fiducia verso le azioni a discapito delle obbligazioni. Utili societari in miglioramento e valutazioni favorevoli rispetto alle obbligazioni aiutano quindi a sostenere i mercati azionari. In questo senso, crediamo che questo contesto di bassa volatilità rifletta condizioni finanziarie particolarmente accomodanti, una più solida crescita globale e un minor rischio politico. I rischi politici globali, infatti, sono significativamente diminuiti per la prima volta da più di un anno.
L’inflazione USA fa marcia indietro, per ora

 

Sul fronte dei dati macroeconomici – proseguono gli analisti di BMO – la nostra visione iniziale di un incremento della pressione inflazionistica USA è stata messa in discussione. L’aumento dell’inflazione ha portato a un dollaro più debole, un numero inferiore di rialzi dei tassi da parte della Fed e a un contesto di mercato più favorevole al rischio. La debole spinta dell’inflazione ci ha sorpresi e, se da un lato ci aspettiamo che il trend positivo riacquisti vigore nel prosieguo dell’anno, non vediamo alcuna ragione per cui ciò non dovrebbe avvenire già prima della fine dell’estate.

Sul fronte dell’inflazione, anche il Giappone ha registrato dati più deboli delle attese, un fattore che dovrebbe confermarsi positivo in termini di rischio, in quanto permette alla banca centrale di procedere alla rimozione delle misure di accomodamento monetario ancora più lentamente.
Le banche centrali si trasformano in falchi

 

A fronte delle incertezze politiche e di dati contrastanti su crescita e inflazione, negli ultimi anni le banche centrali hanno generalmente optato per un approccio più accomodante. Le ultime indicazioni della Fed, della BoE e della Banca centrale del Canada suggeriscono però che questo approccio potrebbe cambiare, in un contesto dicotomico di minore inflazione, rendimenti più bassi e prezzi del greggio in diminuzione, a fronte di una crescita economica globale e condizioni finanziarie più solide. Alla luce di questo cambiamento nell’attitudine e nella retorica delle Banche centrali – concludono gli esperti di BMO – vediamo che i rischi per ulteriori aumenti dei tassi stanno crescendo nonostante i dati deboli sull’inflazione.

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