L’Argentina continua a trattare con i creditori, i bond sprofondano

Nessun accordo con gli obbligazionisti stranieri, come ampiamente previsto, in Argentina per la ristrutturazione del debito. Mancata la "deadline" del 31 marzo, ma si continua a trattare.

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Nessun accordo con gli obbligazionisti stranieri, come ampiamente previsto, in Argentina per la ristrutturazione del debito. Mancata la

Era ampiamente scontato che non si sarebbe giunti ad alcun accordo tra governo e creditori entro il 31 marzo, e così è stato. Ieri, il presidente Alberto Fernandez è stato costretto a rinviare la “deadline” entro cui tendere all’intesa e adesso gli analisti ritengono che la data più vicina che si possa ipotizzare con tanto ottimismo sarebbe la fine dell’anno. Secondo Buenos Aires, serviranno sei mesi e, comunque, entro il 2020 le trattative dovrebbero concludersi.

Bond Argentina, ecco l’elenco per la ristrutturazione 

Il ministro dell’Economia, Martin Guzman, ha dichiarato che il governo prende in considerazione un insieme di strumenti per rendere il debito pubblico più sostenibile, come l’allungamento delle scadenze, il taglio corposo delle cedole e finanche il taglio del valore nominale dei bond. E’ la prima volta che l’economista vicino al Premio Nobel Joseph Stiglitz adombra l’ipotesi di un “haircut”, quando sino a ieri si era sempre dichiarato intento a perseguire un alleggerimento dei pagamenti a breve, attraverso il “roll-over”, sostenendo che il debito di per sé non sarebbe insostenibile, quanto che le scadenze nei mesi e anni seguenti siano troppo alte per essere onorate.

Dall’amministrazione Fernandez è anche trapelata l’intenzione di offrire ai creditori esteri obbligazioni legate alla performance economica dell’Argentina. Fatto sta che, brutto dirlo, il Coronavirus è stato per il governo quello che ci voleva per avere una giustificazione formale sul flop delle trattative entro il mese di marzo. Queste riguardano 83 miliardi di dollari di bond emessi sotto leggi straniere, mentre parallelamente si hanno 44 miliardi di prestiti del Fondo Monetario Internazionale da rinegoziare. Il rischio adesso è che venga saltata una o più scadenze.

Se così fosse, il rating verrebbe ulteriormente declassato. Ad oggi, Fitch ha giudizio “CC” e S&P “CCC-“.

Verso una ristrutturazione “hard”

Se fino a poche settimane fa, il mercato scontava una ristrutturazione “morbida”, tant’è che le obbligazioni quotavano sopra la curva anche nettamente sopra i 40 centesimi, adesso sembra aver cambiato idea in peggio. I prezzi sono implosi tra un quarto e un terzo del valore nominale dei bond, per cui gli investitori starebbero scontando sia un taglio sostanzioso, sia tempi non brevi per un accordo. Uno dei prezzi più alti lo troviamo per il titolo in scadenza nel gennaio 2022 e cedola 5,625%, che l’altro ieri quotava in area 38 centesimi. Già la scadenza 2027 si aggira sui 29 centesimi, mentre il sink 2033 sale a 32,50 centesimi e il sink 2038 ridiscende sotto 26. Persino il bond secolare, quello che verrà rimborsato nel lontano 2117, viaggia sotto 27 centesimi.

Questi dati segnalerebbero aspettative sempre più negative sull’intera massa dei bond. In sostanza, la ristrutturazione non si limiterebbe a colpire solo le scadenze più ravvicinate, bensì tutte. E poiché dopo il default del 2001 l’Argentina firmò definitivamente un accordo con i creditori a distanza di 9 anni, il precedente non fa ben sperare nemmeno per un’intesa alla portata. Le norme impongono il raggiungimento di un accordo con almeno il 75% del capitale per ciascuna emissione, non facile da trovarsi, specie considerando che parliamo di titoli in mano ai grossi fondi d’investimento. E dal canto suo, l’FMI non accetterà mai di concedere rinvii dei pagamenti e revisione delle condizioni dei prestiti concessi senza una previa piena ristrutturazione dei bond in mano ai creditori privati.

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