L’anno d’oro di Grecia e Italia sui mercati, ma Atene prosegue la corsa nel 2020

Rendimenti di Grecia e Italia in forte calo quest'anno, sebbene Atene abbia una marcia in più anche per il 2020. E il governo punta a tornare tra gli emittenti "investment grade".

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Rendimenti di Grecia e Italia in forte calo quest'anno, sebbene Atene abbia una marcia in più anche per il 2020. E il governo punta a tornare tra gli emittenti

Il 2019 è stato l’anno della rinascita della Grecia, almeno sui mercati finanziari. Se la Borsa di Atene ha messo a segno un rialzo di quasi il 50%, ancora meglio hanno fatto le obbligazioni, con i rendimenti a 10 anni ad essere crollati del 68%, scendendo fino a un minimo dell’1,17% a fine ottobre, risalendo all’1,45% delle ultime sedute.

A tratti, le scadenze elleniche offrono meno di quelle italiane. Anche i BTp, a dire il vero, hanno vissuto un anno molto positivo. Era iniziato tra i timori degli investitori per lo scontro in corso tra Roma e Bruxelles e relativo alla gestione dei conti pubblici da parte del governo “giallo-verde”, ma con i mesi il clima si è rasserenato e dopo le elezioni europee è scattata la corsa, che si è protratta incessante fino alla fine di settembre, trainata anche dal cambio di governo avvenuto sorprendentemente in agosto.

Btp 10 anni ultimi in Europa, dietro alla Grecia

Lo spread tra BTp e titoli di Atene a 10 anni si attestava sui 160-170 punti base a inizio anno, azzerandosi da qualche mese a questa parte. E mentre il 2020 per i BTp è atteso senza scossoni, salvo inciampi politici a Roma, per il debito sovrano della Grecia la marcia dovrebbe proseguire. Il governo punterebbe ad abbattere di 4-5 miliardi le emissioni a breve termine dai 12,6 miliardi di quest’anno, a loro volta in calo dai 15,2 del 2018. E nel frattempo, vorrebbe approfittare del crollo dei rendimenti per emettere nuovo debito a lunga scadenza, rimborsando in anticipo altri 2 miliardi di prestiti elargiti dal Fondo Monetario Internazionale, in scadenza nel 2021 e che recano un interesse annuo dell’1,9%.

Per farlo, dovrà ottenere il via libera dell’Eurogruppo, dove la Germania insiste per tenere l’FMI coinvolto nel monitoraggio fiscale di Atene. Inoltre, dovrà garantire ai creditori pubblici europei che intende sostituire tali prestiti con capitali raccolti sui mercati a costi inferiori. Stando alla curva attuale, questo implicherebbe la necessità per il Tesoro di puntare su titoli con durata non superiore ai 10-15 anni. Infine, probabile rimborso anticipato di parte dei 4 miliardi di euro dei bond emessi dopo la ristrutturazione del 2012 e noti come PSI.

Rating “investment grade” a breve?

I titoli in scadenza ammonteranno a 1,9 miliardi e verranno coperti dall’avanzo di bilancio, così come dai proventi attesi delle privatizzazioni, oltre che dalla restituzione dei ricavi maturati dalla BCE sui bond ellenici detenuti e che i governi europei si sono impegnati a girare annualmente alla stessa Atene. Dunque, le emissioni saranno debito aggiuntivo netto e probabilmente si aggireranno per altri 7 miliardi, dopo i 9 miliardi di quest’anno, aumentando la liquidità disponibile dello stato dai 32 miliardi attuali.

Questa montagna di cash ha lo scopo preciso di rassicurare i mercati sul rispetto assoluto delle scadenze nei prossimi anni, inducendo gli investitori a comprare carta ellenica, abbassandone i costi di rifinanziamento e contribuendo a migliorare i conti pubblici. Un circolo virtuoso, che sta esitando i suoi frutti molto più in fretta di quanto non ci aspettassimo, grazie anche all’opera riformatrice del nuovo governo conservatore del premier Kyriakos Mitsotakis, che ha varato tra l’altro un piano di abbattimento veloce dei crediti a rischio delle banche, a tutto sostegno della crescita, attesa superiore al 2% anche per i prossimi anni. E sull’onda dell’ottimismo, Atene si attende di riacquistare lo status di “investment grade” entro i prossimi 18 mesi. I segnali delle agenzie di rating sembrano andare in questa direzione.

Perché il debito della Grecia farà gola al mercato anche nel 2020

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