L’America pensa a un Treasury a 50 o 100 anni, al mercato l’idea non spiacerebbe

Un Treasury a 50 o 100 anni? Ci sta pensando il Tesoro americano e sarebbe un passo inedito per gli USA, anche se l'idea non è nuova. Al mercato in questa fase converrebbe.

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Un Treasury a 50 o 100 anni? Ci sta pensando il Tesoro americano e sarebbe un passo inedito per gli USA, anche se l'idea non è nuova. Al mercato in questa fase converrebbe.

Il Tesoro americano starebbe ipotizzando l’emissione di un Treasury a 50 o 100 anni. La notizia è stata riferita da Bloomberg e se prendesse forma, rappresenterebbe una grossa novità sul mercato obbligazionario di tutto il mondo. Ad oggi, gli USA hanno quale scadenza più longeva il trentennale 15 agosto 2049.

Giovedì scorso, il suo rendimento è sceso ai minimi storici, vale a dire all’1,95%, salvo essere risalito al 2,10% di oggi. In ogni caso, l’intera curva delle scadenze si è sgonfiata negli ultimi mesi, in scia sia a una tendenza globale, sia al riposizionamento del mercato sul cambio di linea della Federal Reserve in tema di tassi d’interesse.

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Se nel novembre scorso il decennale americano offriva il 3,25%, adesso si aggira in area 1,60%, cioè a meno della metà. E nei giorni scorsi, è sceso sotto il rendimento del titolo a 2 anni, facendo temere l’arrivo prossimo di una recessione per la prima economia mondiale.

Anche gli USA vorrebbero, quindi, approfittare del trend positivo sui mercati per i titoli del debito sovrano. Si consideri che l’Austria ha visto scendere il rendimento a 100 anni allo 0,70%, mentre l’intera curva delle scadenze è negativa in Germania, Svizzera, Finlandia, Danimarca e manca poco che lo diventi anche in Giappone. La fame di rendimento spinge in alto i prezzi dei bond più longevi. Quale migliore occasione per un porto sicuro come l’America? Secondo Bruno Baznha, director of U.S. rates research di Bank of America, se Washington emettesse un bond a 50 anni, offrirebbe tra 10 e 30 punti base in più rispetto al trentennale.

Il Tesoro USA passerà ai fatti?

Oggi come oggi, significherebbe indebitarsi da qui a mezzo secolo al costo annuo massimo del 2,40%, praticamente quando rendeva il decennale fino alla metà di maggio. Da un lato, quindi, il governo americano riuscirebbe ad allungare le scadenze con l’offerta di un titolo nuovo, dall’altro dovrebbe tenere conto del maggiore costo da sostenere, quando già le emissioni sono destinate a salire per finanziare il taglio in deficit delle tasse, entrato in vigore lo scorso anno.

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Per il mercato, un’occasione ghiotta. Nel 2017, l’ipotesi ventilata dal Tesoro non riscosse successo tra gli investitori, ma allora i tassi stavano accelerando la corsa al rialzo negli stessi USA e sembravano sull’orlo di essere innalzati anche dalla BCE e le altre principali banche centrali. Oggi, sta accadendo l’esatto contrario: la Fed ha iniziato a tagliare i tassi all’ultimo board di luglio, mentre la BCE potrebbe farlo a settembre per i depositi overnight. Entrambe, poi, riesumerebbero gli acquisti netti di bond con il “quantitative easing”. E se i rendimenti sovrani in Europa, specialmente nell’Eurozona, sembrano essere ormai scesi ai minimi termini, quelli americani avrebbero margini di ulteriore discesa assai superiori.

Un Treasury a 50 o 100 anni con rendimenti nettamente positivi persino in termini reali, ossia al netto dell’inflazione, sarebbe un toccasana per gli investitori istituzionali, costretti da tempo a spostarsi sulle scadenze più lunghe per elemosinare un rendimento ormai infimo persino per investimenti di così lunga durata. Sempre che stavolta il Tesoro passi ai fatti o preferisca capitalizzare al massimo i risparmi, continuando ad emettere titoli alle scadenze attuali. In fondo, nemmeno la Germania ha un Bund a 50 anni. I “porti sicuri” non hanno bisogno di consolidare eccessivamente i loro debiti, hanno il mercato dalla loro parte nella buona e (soprattutto) nella cattiva sorte.

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