OBBLIGAZIONI HIGH YIELD

Con la vittoria di Trump, conviene tornare a investire in Russia

Le obbligazioni russe scontano già una ripresa economica, ma con Trump investire in Russia adesso conviene di più

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di Mirco Galbusera, publicato il
Le obbligazioni russe scontano già una ripresa economica, ma con Trump investire in Russia adesso conviene di più

Con Donald Trump alla Casa Bianca, conviene tornare a investire in Russia. Lo dicono gli esperti che hanno sempre visto di buon occhio un possibile rovesciamento della politica estera degli USA nei confronti della Russia. Ma lo dice anche la borsa di Mosca che sale del 1,5%, mentre tutte le altre piazze finanziarie sono in negativo.

La Russia, che ha visto i rapporti con l’Occidente incrinarsi a causa della gestione della crisi in Ucraina e in Siria, prevede ora un miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Lo ha dichiarato lo stesso portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. E’ probabile, quindi, che il prossimo anno sarà possibile assistere a un allentamento delle tensione fra Washington e Mosca e a una conseguente cessazione delle sanzioni economiche europee nei confronti della Russia, cosa di cui dovrebbe beneficiare l’economia russa, schiacciata fra prezzi delle materie prime in calo e crescita economica interna anemica.

Le obbligazioni della Russia rendono il 5%

Fra le obbligazioni governative, il bond high yield in dollari con scadenza 2028 e cedola 12,75% rende poco meno del 5% (codice ISIN XS0088543193 ) e viene scambiato sul mercato EuroTLX a 175. Mentre sul tratto breve della curva, il bond Russia 11% 2018, sempre in dollari, rende il 2,6% (codice ISIN XS0089375249 ) e prezza 114. Interessanti anche le obbligazioni del colosso energetico Gazprom con scadenza 2034 e cedola 8,625% (codice ISIN XS0191754729 ) il cui rendimento supera oggi il 6% considerando un prezzo di acquisto a 127.

Economia russa in ripresa nel 2017 

Nel corso degli ultimi anni, l’economia russa ha dovuto far fronte a due shock di natura differente: il notevole peggioramento della bilancia dei pagamenti a causa del calo dei prezzi del petrolio e le sanzioni economiche e finanziarie. Di conseguenza – osservano gli economisti di Candriam Investors Group– abbiamo assistito ad una violenta contrazione delle attività. Gli ultimi indicatori fanno tuttavia presagire che, con l’aiuto della stabilizzazione del prezzo del petrolio, l’economia russa possa riprendere la crescita nel 2017.

L’inflazione e la svalutazione del rublo pesano sulla crescita economica 

Tenuto conto del duplice carattere di questi due shock (le sanzioni avviate a metà 2014 sono state prolungate fino a gennaio 2017 e la recente escalation della tensione non lascia molto sperare che possano essere rimosse nel breve periodo), la scelta delle autorità di lasciare che la loro moneta si svalutasse fortemente appare sensata. Certo, l’esplosione dell’inflazione che ne è seguita ha indotto una forte contrazione dei consumi, ma questa strategia ha permesso di lasciare più o meno intatte le riserve in valuta a disposizione della banca centrale. Soprattutto, essa ha permesso di ammortizzare il costo in bilancio del calo del prezzo del petrolio (convertiti in rubli, gli introiti di bilancio legati al petrolio sono diminuiti assai meno che in dollari). Da ultimo, la svalutazione del rublo e le sanzioni finanziarie hanno spronato le imprese russe a ridurre il loro debito esterno. La conseguenza è che oggi l’economia russa ha ampiamente assorbito questi shock e si ritrova in posizione favorevole per approfittare della recente stabilizzazione (per non dire ripresa) del prezzo del petrolio.

Russia punta ad accordo con l’Opec sulla stabilizzazionone dei prezzi del petrolio

Gli indicatori congiunturali puntano del resto in questa direzione: l’indice Pmi composito è arrivato a quota 52,6 a settembre, la produzione industriale accelera e la fiducia dei consumatori migliora. Vicina al 16% un anno prima, l’inflazione è scesa sotto il 7% in agosto, permettendo così alla banca centrale di allentare lievemente la sua politica monetaria. In conclusione, l’economia russa sta uscendo dalla recessione: con il barile di petrolio intorno ai 50 dollari, il Pil potrebbe registrare un aumento dell’1,7 % nel 2017. Un accordo sulle quote di produzione tra i membri dell’Opec e la Russia potrebbe anche lasciare intravedere una crescita ancora maggiore. Sul medio termine, tuttavia, la capacità dell’economia russa di crescere in modo sostenibile oltre l’1,5% è limitata. L’invecchiamento della popolazione, la mancanza di diversificazione al di là dello sfruttamento delle risorse naturali e il riequilibrio delle finanze pubbliche che è stato avviato rappresentano altrettanti freni difficili da sbloccare.

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Argomenti: Obbligazioni High Yield

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