La Tobin Tax è anticostituzionale

Il governo spinge gli investitori a lasciare le azioni per i Btp tassando le transazioni di borsa. La tassa non sarebbe equa e manderà a picco gli utili delle banche e molti posti di lavoro nel settore

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Il governo spinge gli investitori a lasciare le azioni per i Btp tassando le transazioni di borsa. La tassa non sarebbe equa e manderà a picco gli utili delle banche e molti posti di lavoro nel settore

L’art. 47 della Costituzione recita testualmente: “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Ma il governo Monti e il Parlamento, composto per giunta da giuristi e avvocati, sembra non conoscere la Carta che è già stata violata all’inizio dell’anno con l’incremento della tassazione sulle rendite finanziarie. Fatto che ha creato oltretutto disparità di trattamento per i diversi strumenti finanziari (titoli di stato tassati al 12,5% e il resto al 20%) allo scopo di condizionare l’orientamento dei risparmiatori. Una legge fallimentare sotto ogni punto di vista – avevano commentato dall’ABI – che non ha affatto risolto il problema degli spread che, viceversa, solo ultimamente si stanno restringendo per motivi ben diversi da quelli dell’imposizione fiscale (Lo spread btp bund crolla a 300 punti. Come mai?).

Ora con l’introduzione di una tassazione dello 0,05% dal prossimo anno su tutti gli strumenti finanziari, ad eccezione dei titoli di stato, si rischia di fare un altro buco nell’acqua. Più grosso di quello sull’incremento dell’imposta sulle rendite finanziarie. Già perché – come osservano da Assosim – l’impatto della nuova tassa farà crollare di un terzo il volume degli scambi sul mercato azionario e forse del doppio per quanto riguarda la trattazione dei derivati. Col risultato che dei 1.088 milioni di maggiori entrate stimate dal Governo Monti nella legge di (in)stabilità non si riuscirà a raggranellare nemmeno un centesimo. I grossi fondi d’investimento e le medie imprese che utilizzano i derivati a copertura del rischio cambio ne risentirebbero profondamente e per effetto andrebbero ad aprire filiali in paesi a tassazione privilegiata dove la Tobin Tax non si paga.

Già le holding e le multinazionali italiane lo fanno da decenni operando direttamente dal Lussemburgo – precisa un avvocato di Milano – ma se dovesse passare una legge del genere, molte società italiane come quelle attive nel campo della moda che fatturano parecchio all’estero sarebbero ben disposte a superare il problema cambiando giurisdizione.

 

Tobin tax: la morte del trading

 

Ma l’effetto della Tobin tax sarebbe anche la fine del trading. Negli ultimi 10 anni il trading ha fatto le fortune di banche e SIM, sia per il settore obbligazionario che azionario e giustamente la preoccupazione degli operatori sta salendo ora che la legge è in discussione in Parlamento. Banche e SIM specializzate nel trading online come Fineco, IWBank, WeBank, Directa, ecc. sarebbero costrette a rivedere il floor commissionale, notoriamente basso a fronte di un elevato numero di transazioni effettuate dai clienti, per rimanere nei margini. E non è certo spingendo i risparmiatori a trattare Btp su cui la Tobin Tax non inciderebbe, che si riuscirà a compensare la minore attività derivante dal trading azionario. I volumi sono ben diversi. L’obiettivo di Monti – osservano i gestori di fondi – è quello di colpire le rendite perché viste come il fumo negli occhi da parte di una classe politica che non capisce nulla di finanza. Si pensa  che tassando il mondo della finanza si possa dare impulso alla ripresa economica o recuperare risorse, ma non è così. In Francia, l’introduzione della Tobin Tax ad agosto su 109 titoli azionari a maggiore capitalizzazione si sta rivelando un vero e proprio fallimento perché i piccoli risparmiatori si sono orientati sulle medium e small cap, mentre gli investitori istituzionali continuano ad operare tranquillamente dal Lussemburgo piuttosto che dalle Bermuda (Tobin Tax, ultima beffa per tassare i soliti noti?).

Resta poi il fatto – osservano i traders sui vari forum specializzati – che l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie, anziché combattere la speculazione, rischia di alimentarla profondamente poiché molti titoli azionari e obbligazionari diventerebbero poco scambiati e quindi più deboli e soggetti ad attacchi speculativi da parte degli hedge funds.

Il che potrebbe quindi ripercuotersi in maniera determinate sugli assetti societari. Senza considerare che ciò alimenterebbe per i singoli investitori la fuga dei capitali verso l’estero, fenomeno che Monti sembra incapace di contenere e combattere.

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