La svolta ambientale alla BCE minaccia le obbligazioni di alcuni settori dell’economia

Analisti sempre più convinti che Christine Lagarde porrà fine alla cosiddetta "neutralità del mercato" negli acquisti di bond. Ci sarebbero grosse conseguenze.

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Gli effetti della possibile svolta ambientale della BCE

Il 2021 potrebbe essere l’anno della svolta per il mercato dei “green bond”, ormai arrivato a emissioni annuali per circa 250 miliardi di dollari. La Commissione europea finanzierà il 30% dei 750 miliardi di euro destinati al Recovery Plan, attraverso emissioni verdi. Di fatto, diverrà il principale driver mondiale per questo comparto. La BCE non se ne starà a guardare con le mani in mano. Già prima che s’insediasse come governatore, Christine Lagarde aveva lanciato l’ipotesi di rendere la politica monetaria attiva nel perseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale. Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, le rispose che sarebbe compito di una banca centrale porsi simili finalità, quanto dei governi.

Fatto sta che i due terzi degli analisti intervistati dal Financial Times in questi giorni prevede che entro il prossimo anno, la BCE possa infrangere il tabù della “neutralità del mercato” nella conduzione degli acquisti di obbligazioni corporate. In portafoglio, Francoforte ne aveva per circa 270 miliardi di euro tra “quantitative easing” e PEPP alla fine di novembre. I fautori della svolta ambientale sostengono che le modalità di tali acquisti finiscano per incentivare le imprese più inquinanti. Vediamo perché.

La BCE conduce gli acquisti di obbligazioni corporate secondo il criterio di proporzionalità, cioè sulla base della quantità emessa rispetto alle dimensioni complessive del mercato di riferimento. Poiché molte imprese di settori come quello aereo, della navigazione, elettrico, estrattivo, etc., sono tra i più presenti sui mercati obbligazionari, nei fatti la BCE è tenuta a comprarne il debito in proporzione superiore alle imprese meno inquinanti.

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L’impatto della svolta ambientale sull’economia

Da tempo, di discute più o meno informalmente se Francoforte debba infrangere tale regola e limitare gli acquisti ai bond emessi dai soggetti meno inquinanti.

Non si tratterebbe di una differenza di poco conto. Interi settori dell’economia verrebbero scartati a favore di altri. E se tutti concordiamo sul fatto che il pianeta debba andare verso una maggiore sostenibilità ambientale, risulta abbastanza critico ipotizzare che lo si possa fare attraverso la politica monetaria, che ha obiettivi di altra natura, cioè di mantenere la stabilità dei prezzi.

In concreto, significherebbe che il debito emesso in forma di bond da compagnie aeree, società di crociere, produttori di automobili a benzina o gasolio, società elettriche, minerarie, etc., non risulterebbe più acquistabile dalla BCE o lo sarebbe in misura minore rispetto ad oggi. I costi sostenuti da questi settori dell’economia per rifinanziarsi sui mercati salirebbero, impattando negativamente sui loro conti e, in ultima analisi, sulle tasche dei consumatori. Per contro, verrebbe incentivato il ricorso al debito di altri settori più “puliti”, ma a quel punto la BCE non sarebbe più neutrale, scegliendo chi possa indebitarsi a rendimenti bassi e chi no. Non è questo il suo compito, né questo modus operandi assicurerebbe il mantenimento della stabilità dei prezzi, dato l’impatto almeno parzialmente imprevedibile che avrebbe sui prezzi al consumo. Per il momento, sappiamo solamente che i green bond verranno acquistati dalla BCE e saranno accettati come collaterale di garanzia per l’erogazione di prestiti alle banche. E già questo è un primo passo che va nella direzione di stimolare le emissioni verdi.

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