La Svizzera sostiene l’euro, ma vende Btp

Per mantenere il cambio col franco a 1,20, la Bns sta acquistando a piene mani bund tedeschi. Venduti invece i Btp, anche per via della scarsa affidabilità della classe politica italiana

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Per mantenere il cambio col franco a 1,20, la Bns sta acquistando a piene mani bund tedeschi. Venduti invece i Btp, anche per via della scarsa affidabilità della classe politica italiana

E’ ormai un anno che la Banca Nazionale Svizzera (Bns) sta comprando massicciamente euro per sostenere il cambio col franco a 1,20, per non penalizzare troppo le esportazioni. Almeno così si dice. Una linea Mginot difensiva che finora ha ben retto grazie all’impiego delle immense riserve valutarie di cui Berna dispone e che a fine giugno ammontavano a 406 miliardi di franchi, di cui il 55% erano in euro e solo il 28% in dollari (dieci anni fa era il contrario). Ma cosa hanno acquistato in questi dodici mesi le banche elvetiche? Cosa hanno infilato nei loro portafogli per difendere il franco svizzero sostenendo così assiduamente una moneta unica il cui destino non è mai stato tanto incerto a causa dei debiti dei paesi periferici europei? La risposta la fornisce niente meno che Thomas Jordan, presidente della Bns che pochi giorni fa ha dichiarato che la difesa del cambio a 1,20 continuerà ancora, anche perché molti investitori internazionali continuano a vedere il franco svizzero come moneta rifugio. Tradotto, significa che la Svizzera si è caricata di titoli obbligazionari di indiscutibile solidità, quali i Bund tedeschi, gli Oat francesi e titoli di stato di paesi nordici, ritenuti dal mercato maggiormente sicuri. Diversamente sarebbe più dura puntellare il franco svizzero, acquistato a piene mani da tutto il mondo. In sostanza si tratta di assets a breve e medio termine che incorporano il massimo grado di affidabilità dell’area euro, anche se in questo momento offrono rendimenti negativi o pari a zero, ma che in caso di ripresa economica dell’eurozona potranno essere monetizzati  con notevoli guadagni sul cambio. Se invece dovesse disgraziatamente saltare la moneta unica, Berna si ritroverebbe nei suoi forzieri futuri marchi tedeschi al prezzo dell’euro (non certo lire italiane che perderebbero immediatamente valore).

 

Le banche svizzere vendono Btp e Bonos e fanno il pieno di bund tedeschi

 

Le conclusioni che si possono trarre da questa semplice constatazione – come osservano  gli esperti – sono essenzialmente due: la prima è che la Svizzera sostiene attivamente la moneta unica per interessi non certo legati alla politica economica europea (la Svizzera oltretutto non è nella UE) sicché la disgregazione dell’euro appare assai improbabile, la seconda è che la Bns da un anno a questa parte non ha acquistato Btp italiani o bonos spagnoli. Anzi, come emerge da un rapporto di Deutsche bank e UBS di fine giugno, le banche elvetiche hanno venduto principalmente titoli di debito pubblico spagnolo e italiano per quasi 65 miliardi di euro, operazioni che hanno sicuramente contribuito a far salire i differenziali di rendimento (spread) con il bund tedesco. Le ragioni di ciò sono riconducibili essenzialmente nella scarsa credibilità che gli svizzeri hanno nei confronti della classe politica italiana che – come ha riportato “il Corriere del Ticino” – non è stata in grado di porre un freno alla spesa pubblica lasciando che il rapporto debito/pil sfondasse la soglia del 120% (il secondo dell’eruozona dopo quello della Grecia). A ciò si deve aggiungere che il rapporto fra i due paesi è stato minato per anni dalla dissennata politica fiscale dell’ex Ministro Tremonti che ha preferito varare tre scudi fiscali per far rimpatriare denaro dalle banche elvetiche piuttosto che cercare accordi per la tassazione dei capitali espatriati sulla falsariga di quanto stipulato con la Germania e la Gran Bretagna (accordo Rubik).

 

Le banche svizzere sono piene di titoli di stato tedeschi

 

Ma quanto potrà durare ancora la difesa del cambio a 1,20? La Svizzera, benché sia diventata la sesta potenza mondiale in termini di riserve valutarie, non potrà però accollarsi all’infinito il debito sovrano di altri paesi europei per difendere l’export e (soprattutto) un’industria bancaria e finanziaria che da più di 100 anni attira capitali da ogni angolo del pianeta.

Quindi è probabile – come osserva Frank Mannheimer della Swiss National Competence Centre for Finance Research – che prima che cada la diga di cambio fra franco svizzero ed euro a 1,20, la Germania permetta alle istituzioni finanziarie europee (BCE  in primis) di acquistare massicciamente titoli di stato spagnoli e soprattutto italiani calmierando il mercato, proprio per salvaguardare gli assets tedeschi custoditi nelle banche svizzere che altrimenti sarebbero costrette a liquidare forzatamente costringendo così la Germania a pagare il denaro preso a prestito ai valori di mercato e non più a costo zero.

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