La Spagna alla resa dei conti

Dagli stress test risulta che le banche spagnole hanno le casse vuote. La Ue è pronta a firmare un assegno da 40 miliardi, l’equivalente della manovra finanziaria lacrime e sangue di Mariano Rajoy. Poi toccherà all’Italia

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Madrid getta la spugna e si appresta a batter cassa alla Ue. Il risultato degli stress test sulle banche spagnole diffuso venerdì sera a mercati chiusi ha messo a nudo quello che già si sapeva da tempo:  le banche iberiche non hanno più soldi in cassa e se li devono far prestare dai cittadini europei, dal fondo salva stati (ESM).

La bolla immobiliare spagnola degli inizi del secolo è scoppiata in testa ai paesi baschi con tutta la sua dirompenza e il conto adesso è stato servito: il sistema bancario iberico ha bisogno di 53,7 miliardi di euro per tirare a campare. Il risultato degli stress test bancari è approssimativo per difetto, dato che si riferisce ai principali istituti di credito a cui è stata estesa la ricerca e quindi la cifra potrebbe anche essere superiore (questa estate si parlava di 100 miliardi di euro), ma forse non si è voluto allarmare troppo i mercati. Tra i 14 gruppi presi in esame, la banca che deve maggiormente rafforzarsi è Bankia, con un deficit di capitale di 24 miliardi di euro. Alla Catalunya Bank mancano 10,8 miliardi e a Ncg Banco 7,1. Prova superata invece per i big Santander e Bbva, come pure per Caixabank, Sabadell, Kutxabank, Bankinter e Unicaja.  A questo punto, dopo la presentazione della manovra finanziaria lacrime e sangue da 39 miliardi di euro da parte dell’esecutivo di Mariano Rajoy e il risultato degli stress test bancari, il governo spagnolo, fra rivolte degli “indignados” e fuga dei depositi bancari all’estero, potrebbe già chiedere in settimana circa 40 miliardi di euro alla Ue di aiuti. Lo afferma il segretario di stato spagnolo Fernando Jimenez Latorre secondo cui rispetto ai 59,3 miliardi di necessità di capitale del sistema, la cifra “potrebbe ridursi di un terzo” dopo le misure di risanamento.

 

Aiuti alla Spagna: le banche spagnole sono salve, ma gli spagnoli no

 

Se da un lato quindi la Spagna avrà presto o tardi nuova linfa vitale da parte della Ue, dall’altro l’economia iberica faticherà ancora molto prima di risollevarsi dalla crisi che sta schicciando i paesi periferici dell’Europa.

Questi aiuti – secondo alcuni analisti – non serviranno a molto poiché il settore bancario spagnolo continuerà a soffrire a causa della recessione nel Paese e peseranno ulteriormente sul debito della Spagna. Il debito statale – come riporta El Pais – salirà fino al 90,5% del prodotto interno lordo alla fine dell’anno, un nuovo record solo per aver salvato il settore finanziario, mentre il disavanzo primario crescerà di un punto (7,4% del Pil) a causa delle perdite del Frob per aiutare gli istituti in difficoltà. Intanto le agenzie di rating Moody’s e Standard & Poor’s hanno già posizionato il dito sul grilletto per far scattare il rating della Spagna a junk (spazzatura): non appena il governo Rajoy chiederà l’intervento della Ue, partiranno i downgrades che trascineranno la qualità del bond spagnoli al ribasso. Il mercato ha già anticipato questa eventualità allargando lo spread del bono decennale fino a 450 punti nei confronti del bund tedesco di eguale durata, il che significa che Madrid può rifinanziare le proprie casse solo offrendo al mercato il 6% di rendimento lordo annuo. Un tasso insostenibile a fronte di una recessione che colpirà la penisola anche nel 2013.

 

Sistemata la Spagna, presto toccherà all’Italia

La Spagna ha riportato le tensioni sui paesi periferici dell’Europa e in particolare sull’Italia ritenuta ormai da più parti la prossima candidata al “commissariamento” da parte della Ue (leggasi Berlino). Una volta chiesti gli aiuti, Madrid sgombrerà il campo alla speculazione finanziaria che si concentrerà a quel punto solo sull’Italia, l’ultimo dei paesi PIIGS che non ha ancora chiesto aiuti alla Ue, ma lo farà, come ha lasciato intendere il Ministro dell’Economia Grilli e come ormai indicato dai rendimenti dei titoli statali a lungo termine. L’ultima asta dei Btp tricolore a 5 e 10 anni ha visto infatti i rendimenti calare rispetto al mese di agosto, ma i tassi non sono comunque sopportabili a lungo e le preoccupazioni degli economisti restano elevate (Asta Btp condizionata dall’effetto Spagna).

Il Tesoro sulla lunghezza decennale è costretto a pagare il 5,24% di interesse per prendere denaro a prestito, mentre sulla scadenza quinquennale paga il 4,09%. Considerando che la vita media del debito pubblico italiano è di 6,65 anni, non è difficile immaginare quale sarà la spesa per interessi sullo stock di debito del nostro paese in futuro. Le stime quadrano intorno a una cifra compresa fra gli 80 e i 90 miliardi di euro all’anno che, in assenza di una robusta crescita del Pil, non potranno essere coperte né con le maggiori entrate fiscali, né e con i tagli alla spesa pubblica. La richiesta di aiuti finanziari è quindi solo una questione di tempo e forse è già stata pianificata ai piani alti della politica internazionale.

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