La Russia rivede le stime di crescita 2013. Salgono i rendimenti dei titoli di stato

Il Pil della Federazione crescerà quest’anno solo dell’1,8%. Si teme fuga di capitali, mentre il rublo si indebolisce e i tassi sui bond governativi a lungo termine salgono. Rischio bolla immobiliare

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il Pil della Federazione crescerà quest’anno solo dell’1,8%. Si teme fuga di capitali, mentre il rublo si indebolisce e i tassi sui bond governativi a lungo termine salgono. Rischio bolla immobiliare

La crescita economica della Russia sta rallentando. Una delle economie più promettenti del continente europeo sta perdendo colpi a causa della crisi internazionale che ha fatto scendere la domanda di materie prime da cui dipende principalmente la crescita del Paese. La Russia ha quindi tagliato le previsioni di crescita per il 2013, passando dal 2,4% all’1,8%. A rivelarlo sono le agenzie di stampa russe citando fonti di governo. Se tali indiscrezioni saranno confermate, sarebbe la prima volta dalla crisi finanziaria del 2008-9 che la Russia non riesce a centrare gli obiettivi. Tutto ciò potrebbe comportare in sostanza un deflusso di capitali internazionali che – secondo quanto riferito da Reuters – potrebbe raggiungere i 70-75 miliardi di dollari sono per il 2013. Un fenomeno che, a dire il vero, è già in atto da inizio anno ma ora potrebbe subire un’accelerazione, come ben raffigurato dal rapporto di cambio fra il rublo contro dollaro ed euro. Il cambio è infatti peggiorato nei confronti delle valute forti del 10-12% in pochi mesi (vedi grafico sotto), cosa che non ha mancato di coinvolgere anche i rendimenti obbligazionari della Russia.

 

I rendimenti dei titoli di stato russi superano l’8%

 

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Sul mercato dei capitali, le obbligazioni in rubli emesse dallo Stato con scadenza marzo 2027 a tasso fisso del 8,15% (Isin RU000A0JS3W6) hanno perso più del 10% del loro valore e offrono al momento un rendimento del 8,04% intorno al prezzo di 102. Sotto la pari, invece, gli altri titoli di stato in rubli con scadenza 2028 (Isin RU000A0JTK38) e coupon del 7,05% che prezzano 92 e rendono l’8,10% a scadenza.  Più contenuto, invece, il rendimento dei titoli governativi in dollari sulle scadenze lunghe, come il bond Russia 7,50% 2030 (Isin XS0114288789), rende il 6% nonostante il prezzo sia passato da 128 a 115 punti nel giro di sette mesi. E’ evidente – osserva Pierre Tellini di BNP Paribas, che segue il mercato obbligazionario dell’Est Europa – che gli investitori e i grandi fondi d’investimento stanno alleggerendo le loro posizioni sui mercati emergenti e in particolare sulla Russia, la cui economia dipende ancora troppo dalle esportazioni di materie prime e in particolare dal petrolio. Questo non significa che la Russia sia in difficoltà: a fine giugno l’agenzia di rating S&P ha confermato per il Paese la BBB sottolineando che, anche in previsione di un rallentamento di crescita per il 2013, l’economia poggia oggi su basi più solide che in passato grazie a una crescita pressoché ininterrotta dal 1999 al 2012. Le finanze pubbliche della Russia sono tra le più solide al mondo, con un rapporto tra debito pubblico e Pil del 10% e riserve in valuta al terzo posto al mondo, inoltre il problema dell’inflazione sembra sia sotto controllo.

 

Default Russia per troppi crediti al consumo?

 

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Tuttavia il problema della fuoriuscita dei capitali dalla Russia potrebbe rendere instabile il settore creditizio. Come riporta Russiaoggi.it, la Banca Centrale di Russia intende introdurre delle modifiche nella normativa che regola il mercato dei crediti al consumo. L’inquietudine dei regolatori è del tutto legittima: il volume dei crediti al dettaglio erogati alla popolazione è aumentato negli ultimi anni quasi del doppio, raggiungendo gli 8,8 trilioni di rubli  (le stime si riferiscono al luglio 2013). Secondo i dati in possesso della Banca Centrale di Russia, lo scorso anno si sarebbe registrato un incremento del mercato del credito a consumo pari al 39,4 per cento. Secondi i dati in possesso degli uffici di credito, il numero di coloro che ricorrono al credito al consumo è stimato sui 34 milioni, vale a dire quasi la metà della popolazione economicamente attiva. Mentre in alcune regioni tale percentuale raggiunge addirittura il 100 per cento. C’è insomma il rischio che possa esplodere una bolla stile mutui subprime del 2007 negli Stati Uniti. Nel 2012, secondo la ricerca condotta da Svjaznoj Bank, sulla base dei dati dell’Ufficio nazionale di storie di credito e di Equifax, la quota di mutuatari, a cui è stato erogato oltre il 5 per cento di crediti, è passata dal 6 al 19 per cento. L’entità del debito globale verso ciascun creditore è aumentata di 500mila rubli, vale a dire il doppio del reddito annuale medio dei russi nel medesimo anno. [fumettoforumright]In altre parole, i prestiti sono aumentati più degli stipendi e se l’economia cominciasse a frenare, sarebbe un dramma. Il problema è estremamente serio: molti consumatori risultano insolventi. Secondo le stime della Banca Centrale di Russia, il portafoglio crediti delle banche russe, stimabile intorno ai 426,6 miliardi di rubli, risulta problematico e registra ritardi nei pagamenti superiori ai 90 giorni. Inoltre, dall’inizio dell’anno fino ad ora l’incremento dei crediti risulta raddoppiato rispetto a quello dell’intero 2012.

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Argomenti: Mercati Emergenti, Obbligazioni High Yield, Bond in dollari USA, Bond in rubli, Bond Russia, Titoli di Stato Italiani

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