La Romania rifinanzia il debito con un bond al 5%

Nonostante i grossi problemi economici, Bucarest ha collocato con successo obbligazioni per 1,5 miliardi di euro. Buone le previsioni di Moody’s per il 2013

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Nonostante i grossi problemi economici, Bucarest ha collocato con successo obbligazioni per 1,5 miliardi di euro. Buone le previsioni di Moody’s per il 2013

La Romania, per anni simbolo di delocalizzazione economica nell’area balcanica dopo il crollo del comunismo, ha improvvisamente cambiato rotta. Dal 2008, da quando è iniziata la crisi economica europea, molte grandi aziende internazionali come la Coca Cola, la Nestlé, la Colgate e da poco anche la Nokia, hanno abbandonato la Romania che è tornata ad essere il secondo paese più povero d’Europa con un tasso di disoccupazione giovanile che supera il 30% (ufficalmente è all’8%). A Bucarest, più che altrove, si avverte pesantemente l’effetto Grecia dove circa il 20% del settore bancario romeno fa capo a istituti finanziari greci e il resto a banche austriache che sono state messe sull’avviso dal proprio governo di limitare i prestiti. Bucarest ha chiesto così un prestito da 26 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale e, nel tentativo di porre un limite al deficit, ha adottato alcune fra le misure più severe di tutta l’Unione: un taglio del 25% agli stipendi del settore pubblico che, nel 2010, ha messo milioni di persone nella difficile condizione di chi non sa come far quadrare i conti a fine mese. Delle oltre 24 mila imprese esportatrici, oggi la Romania ne può contare poco meno di 9 mila a causa di una recessione che dallo scorso anno attanaglia lo stato balcanico. A trainare l’economia sono rimaste solo l’agricoltura, le foreste e la pesca, seguite da tecnologie dell’informazione e comunicazione. Deludenti sono invece i servizi della pubblica amministrazione, difesa, educazione, salute, immobiliare e servizi finanziari che fanno registrare da oltre due anni una crescita negativa.

 

Romania: si abbassano i rendimenti obbligazionari

 

In questo contesto economico molto difficile, la Romania ha appena emesso un nuovo prestito obbligazionario da 1,5 miliardi di euro per rifinanziarne uno in scadenza da 794 milioni e raccogliere denaro fresco per le casse statali. La nuova obbligazione (Isin XS0852474336), collocata tramite un pool di banche internazionali composte da Barclays Capital, Citigroup, German Bank and HSBC, listata presso la borsa del Lussemburgo, ha una durata di sette anni , paga una cedola fissa annuale del 4,875% lordo ed è negoziabile per tagli da 1.000 euro. Le richieste degli operatori hanno superato due volte l’ammontare offerto da Tesoro, considerato anche il taglio minimo alla portata dei clienti retail che ha trovato maggiore accoglienza fra gli investitori in ottica diversificazione dei propri portafogli.  Il rating del debito pubblico del paese è Baa3 per Moody’s, BB + per Standard & Poor’s, e BBB- per Fitch e il bond offre un rendimento leggermente superiore a quello fatto registrare dagli altri titoli di stato quotati che negli ultimi mesi hanno visto i tassi restringersi al sotto del 5%. Il bond da 1, miliardo di euro, scadenza giugno 2016, rende infatti il 3,85%, mentre quello di eguale ammontare che matura nel 2018 rende il 4,60%. Stesso rendimento, più o meno, per l’emissione da 2,2 miliardi di dollari e tasso 6,75% che scade nel 2022, per cui è lecito aspettarsi un apprezzamento delle quotazioni della nuova emissione che dovrebbe allinearsi agli altri rendimenti offerti dal mercato.

 

Per Moody’s, la Romania non è così male

Nonostante la crisi economica, Bucarest conserva delle ottime potenzialità di crescita economica per il futuro. A sostenerlo sono gli analisti di Moody’s che nel recente report annuale diffuso a Ottobre, hanno messo in evidenza come la Romania abbia un basso livello di debito e una situazione fiscale in miglioramento. Questi fattori consentono al governo di mantenere sul gradino di Baa3 il merito creditizio del debito sovrano rumeno, benché permanga l’outlook negativo sul paese a causa del periodo congiunturale, consentendo al governo di continuare a beneficiare di un diversificato supporto finanziario esterno. Gli sforzi della Romania per consolidare il budget statale si concretizzeranno in un progresso della crescita economica del 2,5% il prossimo anno, percentuale che rimane al di sotto della media dei paesi emergenti, poiché condizionata dalla pesante crisi dei paesi europei confinanti. Ma appena la crisi in Europa comincerà a diradarsi – concludono gli analisti – la Romania si troverà in una posizione migliore rispetto a quella del 2009.

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Argomenti: Mercati Emergenti, Bond Romania, Titoli di Stato Italiani