La riscossa delle obbligazioni ultra-lunghe, sostenute da crisi turca e ritorno alla prudenza

Capitali tornati a ripararsi nei 'porti sicuri' sui timori per il collasso finanziario in Turchia, e non solo.

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Bond lunghi tornati appetibili in questi giorni

Il rialzo dei rendimenti negli ultimi mesi ha penalizzato fortemente le scadenze più lunghe delle obbligazioni sovrane e corporate. Le aspettative d’inflazione stanno surriscaldandosi da tempo e ciò spinge il mercato a richiedere una più alta remunerazione per i capitali impiegati in titoli a reddito fisso. E così, il bond austriaco a 100 anni, scadenza 30 giugno 2120 e cedola 0,85% (ISIN: AT0000A2HLC4), è arrivato a deprezzarsi di oltre il 30% tra dicembre e febbraio/marzo.

Negli ultimi giorni, però, i bond ultra-lunghi stanno beneficiando del clima di incertezza che domina sui mercati. Anzitutto, i nuovi “lockdown” imposti particolarmente in Europa contro la terza ondata dei contagi lasciano intravedere un’uscita più lenta dalla crisi economica, tant’è che il PIL è atteso in calo nel’Eurozona per il trimestre in corso e forse ripiegherà anche nel prossimo. Da qui, il minore appetito per il rischio e la riscoperta dei “porti sicuri” da parte degli investitori.

E venerdì sera, a mercati chiusi, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha licenziato per la terza volta dal lugli 2019 il governatore centrale, rimpiazzandolo con un suo fedelissimo. Uno choc per i mercati, che hanno reagito alla riapertura delle contrattazioni di questo lunedì con vendite a fiumi di assets in Turchia. La lira è arrivata a perdere il 15-17% e i rendimenti sovrani sono letteralmente esplosi, salendo sopra il 20% sulla scadenza a 2 anni e al 19% per quella a 10 anni. Commerzbank ha aggiornato le sue stime sul cambio a fine anno, portandole da 8 a 10. Come dire che da qui ai prossimi nove mesi la valuta emergente si deprezzerebbe di un altro 25%, surclassando il boom dei rendimenti e vanificando qualsivoglia tentativo degli investitori di portare a casa un minimo risultato positivo dai bond turchi.

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Risalgono i prezzi dei “safe assets”

Per contro, i prezzi del bond austriaco a 100 anni sono schizzati del 6,6% per la scadenza 2120 e del 2,7% per la scadenza 2117. Bene anche il Bund a 30 anni, il primo zero coupon della storia tedesca per una simile durata: +2,7% e rendimento lordo caduto dallo 0,30% allo 0,20%. Il trend ha migliorato anche le valutazioni del BTp 2067, risalito del 2,2% in termini di prezzo e sceso come rendimento lordo dall’1,82% all’1,73%. Infine, il Treasury a 30 anni è crollato da un rendimento del 2,48% al 2,35%.

Tutto questo è avvenuto in meno di una settimana, a conferma che l’obbligazionario rimane esposto alla volatilità per via della strada tortuosa che conduce alla fine della crisi sanitaria ed economica. Inoltre, il caso turco crea apprensione tra quanti temono il rischio di contagio ai danni di altri mercati emergenti. Probabile che la prudenza nelle prossime settimane prevarrà e che la caccia al rendimento venga frenata dalla paura di rimanere imbrigliati in situazioni simili a quella verificatasi e ancora in corso ad Ankara, per quanto sia indubbio che la crisi turca scaturisca da specificità domestiche, come l’erraticità e l’imprevedibilità della presidenza Erdogan.

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