La questione greca rimane al centro dei mercati internazionali

La settimana che sta per finire ha visto un'ennesima ricaduta dei nostri titoli di stato ellenici verso i minimi storici

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La settimana che sta per finire ha visto un'ennesima ricaduta dei nostri titoli di stato ellenici verso i minimi storici

Rimango sempre affascinato alla vista di una vecchia fabbrica dismessa o da una centrale idroelettrica dalle rigogliose architetture liberty presenti in gran numero sui nostri rilievi alpini. Un antico macchinario in funzione mi stimola come un bambino alle prese con un giocattolo. La deindustrializzazione che ha colpito le regioni del nord italia a partire dalla fine degli anni ’80 ha ormai riconvertito le vecchie aree industriali in residenziali oppure per far spazio al terziario. Le vecchie architetture nate al servizio della fabbrica si possono ancora leggere in molti insediamenti ristrutturati. Una forma di rispetto e di riconoscimento sul territorio verso una stagione importante della nostra storia che fu l’avvio alla rinascita dell’Italia accompagnandone il processo di unificazione. Un esempio famoso di architettura organizzata intorno alla produzione e al suo sistema gerarchico ha un’ottima rappresentazione nel borgo di Crespi d’Adda. Qui c’è il gioiello frutto della visione ideologica di Cristoforo Benigno e Silvio Crespi, una società armonica dove il padre è il padrone e i figli sono i dipendenti con l’operaio che può emanciparsi attraverso il lavoro e lo studio. Emblematica, in questo senso, l’organizzazione del villaggio con le abitazioni più ampie e confortevoli assegnate in base al proprio ruolo svolto all’interno della fabbrica. Tutte, comunque, ad un livello notevolmente superiore alla media vigente all’epoca. Anche il cimitero risente di questa impostazione ideologica con il mausoleo tombale del Padrone che sovrasta tutto in un amorevole abbraccio. La stessa organizzazione sociale era incentrata sulla valorizzazione dell’individuo con gite, spettacoli teatrali, biblioteche  nonchè sul soddisfacimento dei propri bisogni con un sistema di Welfare ante litteram. Un modello molto avanzato che raccoglie il pensiero positivista ed affonda le sue origini nella migliore tradizione milanese di fine settecento dei Verri e del Beccaria, trovando compimento nella “belle epoche” e in questa imprenditoria illuminata lombarda.

Non c’è lotta di classe nella visione idilliaca dei Crespi ma una ricomposizione familiare dove trova risoluzione ogni rivendicazione e vertenza. Il movimento socialista di fine ottocento spazzò via queste illusioni con i primi grandi scioperi sindacali e con la volontà di rimettere al centro del dibattito politico la “questione sociale”. Di quel periodo di Capitani d’industria e di condizioni operaie miserabili nella quasi totalità dei casi, ci restano solo vecchie immagini sbiadite ed opifici abbandonati. Insieme alle sue utopie tardoromantiche e all’eterno scontro tra capitale e lavoro che ancor oggi si ripropone all’attenzione, in forme nuove antagoniste. Vecchie filande, fornaci, industrie meccaniche e chimiche … la base dello sviluppo industriale italiano partì dai sobborghi intorno a Milano. Qui, dove ancora il rapporto di subordinazione era traslato dalle campagne nasce una nuova classe operaia inurbata con una propria forza contrattuale e desiderosa di cambiamento. I primi luoghi di produzione sul territorio li troviamo in mulini, cascine ma soprattutto in palazzi signorili o antichi luoghi conventuali che furono trasformati ed adattati allo scopo. La produzione serica, il primo sistema integrato di produzione, aveva una tradizione secolare in Lombardia e fu base di progresso sin dal Quattrocento: i gelsi si integrarono perfettamente nel paesaggio e l’allevamento dei bachi fu l’anello di congiunzione tra città e campagna sino all’avvento dei lanifici e canapifici. Buona parte del sistema finanziario ruotava intorno al commercio della seta, le grandi famiglie milanesi affondano le proprie fortune su questo ciclo integrato. La “fabbrica” come la intendiamo oggi, iniziò ad affermarsi nelle zone a nord di Milano dove i terreni agricoli non erano bagnati dal sistema irriguo dei Navigli e, quindi, costavano meno rispetto ai territori della “Bassa” rigogliosi di acque e risorgive. In questa nuova fase il ruolo degli innovatori è legato allo sviluppo industriale dei nuovi prodotti al servizio di una massa più vasta di consumatori e si accompagna al grosso ruolo svolto dalle commesse pubblico del nuovo Stato che si consolida per ammodernare la nazione dotandola di una rete di infrastrutture.
Un frenetico periodo del “fare” con nuove dinastie alla ribalta: dai Pirelli ai Tosi, da Breda ai Falck, dai Binda ai Marelli, tutti insieme a tracciare un indirizzo nuovo di sviluppo con il concorso dei capitali svizzeri e tedeschi. Intuito, concretezza, istruzione, assistenzialismo sociale sono i semi che a Milano trovarono germoglio nella nascita del “Politecnico”, una scuola che travalicava l’insegnamento delle lettere per dar spazio a scienze matematiche e fisiche. Un primo terreno di incontro da cui ripartire per riconsegnare un’Italia povera e contadina ad un’Europa ritrovata. Su tutto l’opera e il pensiero di Carlo Cattaneo, il grande lombardo repubblicano e democratico che non ebbe, purtroppo, nessun ruolo nell’Italia postunitaria monarchica. Morì, esule e dimenticato, nel Canton Ticino. La settimana che sta per finire ha visto un’ennesima ricaduta dei nostri titoli di stato ellenici verso i minimi storici. Quali le cause, oltre alla solita impietosa speculazione internazionale? I dati resi noti giovedì hanno mostrato che l’economia greca fatica ad uscire dalla recessione, risultando in condizioni peggiori rispetto alle previsioni con un PIL in calo del 5,5% su base trimestrale rispetto ad un atteso 4,8%. Rimane solo un lumicino acceso per rischiarare le nostre attese, il dato ancora positivo che riguarda l’export che contribuisce al miglioramento della bilancia commerciale. La spesa pubblica è continuata a scendere con un ritmo del 6,9% annuo mentre il tasso di disoccupazione è continuato a salire raggiungendo il livello record del 16,2%. Tutti questi dati segnalano che la crescita prevista per il prossimo anno potrà essere più debole di quanto inizialmente preventivato, dall’ 1,1% del PIL dovrebbe attestarsi intorno allo 0,6%. Intanto il dibattito all’interno delle forze politiche greche rimane molto acceso sulle misure da prendere per uscire dallo stato di crisi.
L’opposizione di centro/destra capitanata da “Nuova Democrazia” insiste su una prospettiva populista fatta di tagli d’imposta accompagnata dalla richiesta di una rinegoziazione del Memorandum sottoscritto da apandreou lo scorso anno. Il PASOK può attualmente contare su una maggioranza assoluta di 156 deputati su 300 presenti nel Parlamento di Atene. Ma anche qui un numero crescente di deputati manifesta insofferenza e “mal di pancia” rispetto ai nuovi interventi che si dovranno adottare per ottenere nuovi prestiti. Il nuovo pacchetto di provvedimenti dovrà essere messo ai voti entro l’inizio di luglio dopo essere stato approvato questa settimana nel Consiglio dei Ministri. Rimane condizione preliminare per ottenere il rilascio della “Quinta Tranche”. Il Ministro delle Finanze, Papaconstantinuo, si è rivolto all’assise del movimento socialista panellenico riunito in settimana per l’occasione, difendendo l’operato del governo. Le nuove misure di austerità sono assolutamente necessarie per ridurre il deficit e tornare all’avanzo primario. Per cercare di ottenere il più ampio consenso possibile si è detto disposto ad accogliere alcuni emendamenti presentati dall’opposizione che prevedono un ribasso dell’IVA sui generi primari insieme ad un abbassamento delle imposte societarie per cercare di rilanciare i consumi interni e la competitività. Questo piano, a medio termine, prevede una riduzione del personale del settore pubblico del 15% entro il 2015, minori spese per la Difesa insieme ad inasprimenti fiscali su lavoratori e capitali. Il tema delle “privatizzazioni, lo abbiamo già affrontato. Lo stesso piano, a breve termine, prevede ulteriori introiti per circa 6,5 miliardi essenzialmente basati su tagli alla spesa e aumenti di tassazione. I dipendenti pubblici saranno poi gravati di un’imposta che contribuirà a creare un fondo di sostegno a favore dei disoccupati. Su questa piattaforma i sindacati hanno già proclamato l’ennesimo sciopero generale. Nel frattempo per arrivare al più presto ad una soluzione che sta piegando verso una china pericolosa tutta l’area periferica d’Europa, i Ministri delle Finanze dei 17, si incontreranno a Bruxelles per mettere a punto i dettagli riguardanti il secondo pacchetto di aiuti quantificato intorno ad un centinaio di miliardi. Sul tavolo della discussione rimane centrale la questione del coinvolgimento degli investitori “privati” – principalmente banche – per far rollare il debito in scadenza entro il 2014. La proposta Schaeuble, caldeggiata dalle triple AAA, dovrebbe prevedere l’adesione volontaria in cambio di garanzie legate alla possibilità di cartolarizzare il piano di privatizzazioni. La BCE dovrebbe fare la sua parte accettando i nuovi titoli swappati per le normali operazioni di liquidità, inibendo però l’uso ai vecchi titoli che non aderiranno al concambio. L’operazione non prevede tagli al nominale, ne probabilmente al flusso cedolare, facendo slittare le scadenze più in avanti di sette anni. Ragione per cui, le banche, non dovrebbero riportare perdite a bilancio. A questo piano si oppone la BCE temendo uno scatenarsi delle agenzie di rating assieme ad una pressione crescente sui CDS che inquinerebbe tutto il debito. La coperta sta diventando corta per tutti, il meccanismo decisionale è lento sottoposto a centrifughe pressioni ma la volontà di uscire da questa crisi rimane prioritario per tutti. L’alternativa rimane solo un desolante default accompagnato da probabili ricadute su Irlanda e Portogallo. Un terremoto di varia entità potrebbe squassare Spagna e Italia con crolli a catena sull’intero sistema bancario. L’economia è ancora troppo debole ed il rischio enormemente alto. Il settore industriale greco è attualmente ben poca cosa, anche rispetto a quello lombardo di fine ottocento. In termini reali rappresenta circa il 10% dell’intero PIL nazionale, al primo posto troviamo il terziario che con la sola voce “turismo” rappresenta da solo il 16%. Anche qui, i dati resi noti in settimana, sono estremamente negativi con la produzione industriale scesa dell’11%  rispetto ad aprile 2010. Il calo registrato a marzo, sempre su base annuale rispetto al mese, è stato dell’8%. L’indice della produzione industriale , rispetto all’anno precedente su base mensile, cala con le seguenti variazioni dei sottoindici della sezione industriale: Miniere e cave – 6,4% Produzione manifatturiera – 11,3% Produzione elettrica – 12,2% Produzione approvvigionamento acqua – 6,8% Prendendo come base i primi quattro mesi dell’anno, rispetto a quelli dello scorso anno, lo stesso indice ci segnala un calo più contenuto al 7,3%: Miniere e cave + 2,3% Produzione manifatturiera – 8,4% Produzione elettrica – 7,0% Produzione approvvigionamento acqua – 4,5%. Insomma siamo ancora in recessione. Tommy271

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