La pazza corsa dei Junk Bond

La maxiondata di liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali sta spingendo gli investitori verso le obbligazioni “spazzatura”. Un rischio calcolato o anomalia del mercato?

di , pubblicato il
La maxiondata di liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali sta spingendo gli investitori verso le obbligazioni “spazzatura”. Un rischio calcolato o anomalia del mercato?

Il mercato torna a scommettere sulle obbligazioni “spazzatura”. La maxiliquidità iniettata nel sistema dalla Bce e soprattutto dalla Fed, che recentemente ha approvato un altro quantitative easing per 40 miliardi di dollari al mese, stanno spingendo gli investitori alla ricerca di rendimenti in grado di battere l’inflazione. Posto che ormai i tassi offerti dagli emittenti governativi e non di standing elevato (investment grade) viaggiano in territorio negativo e che la pressione fiscale erode sempre di più i margini di guadagno, là dove ci sono, gli investitori si sono lanciati alla ricerca spasmodica di occasioni fra gli assets con rating inferiori alla BBB- di S&P e Baa3 di Moody’s.  Al punto che lo spread dei rendimenti dei junk bond è in media al sopra di appena 100 punti rispetto a quelli offerti dai titoli considerati più sicuri. Un fatto anomalo – osservano gli analisti di JP Morgan, molto attivi nella valutazione di questo genere di obbligazioni – in quanto è la prima volta che ciò accade da quando il mercato crollò nel 2009 a seguito del fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers. Uno studio di Morgan Stanley ha messo in evidenza come il rendimento medio a scadenza dei junk bond americani in dollari è sceso al 6,5%, mentre quelli in euro sono intorno al 7,5% a causa delle forti tensioni monetarie che serpeggiano nel vecchio continente. Una situazione che per gli analisti ha poco senso e non può durare a lungo per un segmento del mercato obbligazionario che in passato si è sempre mosso in parallelo con i grandi rialzi azionari. Il continuo afflusso sul mercato dei bond high yield, soprattutto nel settore corporate, sta infatti distorcendo i prezzi obbligazionari con le quotazioni dei titoli ad alto rendimento che sono salite del 8-10%, mentre quelle delle obbligazioni più sicure appena del 5% in media. In sintesi, quindi, il mercato sta valorizzando forse in maniera eccessiva i titoli junk, a livelli molto distanti da quelli di rischio del sottostante, anche se il default rate index, che misura le attese dei  default aziendali, è oggi ai minimi storici.

 

Il ruolo attivo delle banche nella emissione di junk bond

 

Ma se i junk bond mai come in questo periodo vengono scelti e inseriti nei portafogli dei maggiori fondi di investimento internazionali, un motivo valido ci deve pur essere. Come fa notare Alan Sutter di Templeton Global High Yiled Fund, in un periodo difficile come questo in cui il sistema creditizio americano ed europeo è in forte difficoltà, le banche stanno spingendo molte società a cercare canali alternativi a quelli del credito bancario per finanziarsi. Così accade che le banche che hanno aperto linee di credito nei confronti delle aziende debitrici, per rientrare anticipatamente della liquidità necessaria a rispettare i requisiti imposti dalle autorità di vigilanza, impongano alle aziende di emettere titoli obbligazionari senior garantiti che poi le stesse banche ricomprano in fase di collocamento. In questo modo vengono sganciate dal filo diretto che le vincola a determinate scadenza contrattuali potendo vendere liberamente sul mercato le obbligazioni in caso di bisogno, senza aspettare necessariamente la scadenza naturale dei prestiti. Ovviamente queste operazioni per essere concluse con successo devono offrire agli investitori rendimenti allettanti obbligando quindi le società a fronteggiare costi finanziari superiori. In questo modo, visto i tempi che corrono, le banche scaricano direttamente sul mercato il rischio che l’emittente possa andare in default, salvo poi fare il giro al contrario una volta che le turbolenze finanziarie si saranno placate.

Argomenti: