La Grecia rimborsa 2,7 miliardi all’FMI in anticipo e adocchia nuove emissioni

Rimborso anticipato di 2,7 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale da parte della Grecia, dove nuove emissioni di obbligazioni sovrane si terranno nei prossimi mesi, malgrado 32 miliardi di liquidità disponibile.

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Rimborso anticipato di 2,7 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale da parte della Grecia, dove nuove emissioni di obbligazioni sovrane si terranno nei prossimi mesi, malgrado 32 miliardi di liquidità disponibile.

Questa settimana, la Grecia ha provveduto al rimborso anticipato di 2,7 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale, denaro che le era stato prestato nel corso dei primi due “bailout” del 2010 e 2012. Grazie a questa operazione, avallata dall’Eurogruppo, Atene risparmierà 70 milioni circa di interessi all’anno.

Infatti, il prestito in scadenza nel 2020 comportava l’esborso di un tasso annuale del 4,91%, notevolmente superiore a quello che attualmente il paese paga sui mercati finanziari. Basti guardare la curva dei rendimenti per notare come il bond sovrano ellenico più longevo, in scadenza nel lontano gennaio 2042, offra ormai appena il 2,33%.

Dunque, se anche Atene finanziasse il rimborso anticipato con l’emissione di titoli ultra-lunghi, pagherebbe ogni anno oltre il 2,5% di interessi in meno, qualcosa come sui 70 milioni di euro per l’appunto. E grazie al crollo dei rendimenti sovrani, a tratti scesi sotto i livelli italiani per le scadenze medio-lunghe nelle settimane recenti, la Grecia sta potendo tornare a rifinanziarsi sui mercati, sebbene le sue condizioni finanziarie le consentirebbero di rimanerne fuori ancora per qualche anno.

Dagli 86 miliardi di prestiti ottenuti con l’ultimo salvataggio dell’Eurozona nel 2015, oltre una ventina sono rimasti inutilizzati. E quest’anno sono stati emessi bond a 5, 7 e 10 anni per complessivi 9 miliardi, per cui in tutto Atene dispone di liquidità per 32 miliardi, pari a circa 17 punti del suo pil. Tuttavia, non intende utilizzarla e per due ragioni: essa serve a garantire gli investitori privati e a segnalare ai creditori pubblici europei di disporre delle risorse necessarie per affrontare i pagamenti degli interessi dal 2023, quando sarà cessato il periodo di grazia decennale. Anzi, il governo di Kyriakos Mitsotakis non può nemmeno permettersi di saldare del tutto i 5,5 miliardi di euro di debito rimanente verso l’FMI tra il 2021 e il 2024, perché la Germania pretende che l’istituto rimanga a bordo per monitorare in maniera non politicizzata i progressi di Atene sul piano fiscale e dell’attuazione delle riforme economiche.

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Nuove emissioni in arrivo

L’anno prossimo, il bilancio statale dovrebbe chiudere con un surplus primario (esclusi gli interessi) di 7-7,5 miliardi e a questa somma dovrebbero sommarsi gli 1,3 miliardi di profitti maturati dalla BCE sui bond ellenici e che le banche centrali dell’Eurozona si sono impegnate a trasferire sui conti del governo di Atene.

In tutto, quindi, il surplus di bilancio si attesterebbe sugli 8,5 miliardi, a cui vanno detratti almeno 6,5 miliardi per gli interessi sul debito. Resterebbero in cassa 2 miliardi, di cui almeno la metà andrebbe a coprire i titoli in scadenza per circa 1,8 miliardi, tenuto conto del rimborso anticipato. Di fatto, la Grecia dovrebbe emettere bond a medio-lungo termine per meno di 1 miliardo di euro, circa mezzo punto del suo pil.

Tuttavia, si apprende che il Ministero delle Finanze abbia in programma emissioni più corpose, intenzionato a rendere più liquido possibile il mercato dei bond sovrani, i cui scambi altrimenti sarebbero a rischio sul secondario. Questo significherebbe indebitarsi oltre le esigenze immediate e pagare un costo, pari agli interessi da corrispondere, per mostrarsi finanziariamente solidi. Ma si consideri che le cedole alte rispetto ai rendimenti attualmente vigenti consentirebbero oggi come oggi alla Grecia di attirare capitali copiosi e di spuntare alle aste prezzi nettamente superiori al valore nominale di emissione, con il sovrapprezzo a poter essere utilizzato per abbattere l’indebitamento o accrescere la liquidità disponibile.

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Ad esempio, se la Grecia tornasse ad emettere il decennale marzo 2029 e cedola 3,875% incasserebbe dalla vendita di 1 miliardo nominale circa 1,2 miliardi e quei 200 milioni in più andrebbero a rimpinguare le sue casse. E se S&P ipotizza un nuovo upgrade nel 2020 per i suoi bond, un’altra buona notizia è arrivata ieri dall’Unione Europea, che ha comunicato che “a far data dall’1 gennaio 2020, i rischi di credito a breve termine verso la Grecia dovranno considerarsi vendibili ai fini della copertura di soggetti privati”. In sostanza, pian piano il paese torna alla normalità sul piano finanziario e chissà che la francese Christine Lagarde, che da direttore generale dell’FMI ha riconosciuto da molto tempo gli errori commessi sui sacrifici imposti ai cittadini greci, non muova i suoi primi passi da governatore BCE aprendo agli acquisti dei titoli ellenici con il programma noto come “quantitative easing”.

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