La Grecia ha buttato oltre 100 milioni all’anno con il crollo dei rendimenti dei bond

Rendimenti ai minimi storici in Grecia, dove il bond a 10 anni offre ora meno del 2%. Per le casse dello stato, però, i risparmi non ci sono, almeno non rispetto ai costi ben più alti sostenuti all'emissione.

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Rendimenti ai minimi storici in Grecia, dove il bond a 10 anni offre ora meno del 2%. Per le casse dello stato, però, i risparmi non ci sono, almeno non rispetto ai costi ben più alti sostenuti all'emissione.

La Grecia ha completato già a luglio il programma di emissioni sovrane per complessivi 7,5 miliardi di euro, che il Tesoro si era prefisso di attuare entro quest’anno. I capitali sono stati raccolti con tre emissioni di altrettante obbligazioni a medio-lungo termine.

Parliamo di un decennale, di un quinquennale e appena un mese fa è stata la volta di un bond a 7 anni. Segno della ritrovata fiducia del mercato verso Atene, pur a pochi anni dalla dolorosa ristrutturazione del debito pubblico a carico degli obbligazionisti privati e dalla quasi uscita dall’euro, scongiurata da un rocambolesco cambio di linea del governo Tsipras, da poche settimane succeduto da un esecutivo conservatore guidato dal premier Kyriakos Mitsotakis.

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All’atto delle emissioni, si è parlato di successo. Il bond a 5 anni è stato emesso a febbraio a un rendimento del 3,60% (ISIN: GR0114031561), quello a 10 anni un mese dopo al 3,90% (ISIN: GR0124035693) e a luglio il titolo con scadenza 2026 all’1,90% (ISIN: GR0118019679). Da allora, però, i rendimenti sono crollati al punto da fare impallidire quelli esitati attraverso i collocamenti sindacati. Tanto per chiarirvi le idee, il decennale offre oggi solamente l’1,95%, il quinquennale l’1,15% e il settennale l’1,60%. La curva ellenica si è anch’essa sgonfiata come tutte le altre nell’Eurozona, effetto certamente dell’allentamento monetario della BCE atteso dagli investitori, oltre che della svolta politica recente ad Atene.

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Un’ottima notizia sul piano dell’affidabilità creditizia, dato che parliamo di un emittente ancora valutato come “speculativo” dalle agenzie di rating, per cui i suddetti titoli restano “junk” o “spazzatura”. Per i contribuenti greci, però, questo crollo inatteso dei rendimenti in pochissimi mesi equivale ad avere buttato nel bidone dell’immondizia oltre un centinaio di milioni di euro all’anno, qualcosa come quasi lo 0,1% del pil. Vediamo perché. Ciascuna emissione è stata pari a 2,5 miliardi di euro. Se il quinquennale fosse stato collocato sul mercato oggi, avrebbe pesato sulle casse pubbliche per il 2,45% in meno all’anno, che rapportati all’entità dell’emissione farebbero oltre 60 milioni.

E il rendimento decennale si è dimezzato nel frattempo, per cui oggi verrebbe emesso a un costo annuo di quasi 50 milioni in meno. Infine, il bond a 7 anni in un solo mese ha reso lo 0,3% in meno, pari a 7,5 milioni di euro in più di costo che il Tesoro di Atene dovrà sborsare rispetto a una ipotetica emissione odierna. Tirando le somme: +115/120 milioni di euro. Non tantissimi, nemmeno per la Grecia, ma di sicuro non pochi e, soprattutto, trattasi di soldi che si sarebbero potuti risparmiare. Certo, nessun governo è in grado di sapere in anticipo come si evolverà la curva delle scadenze nei mesi successivi. Atene ha voluto approfittare del calo dei rendimenti registratosi già negli ultimi mesi del 2018 per segnalare al mercato di essere pronta a rifinanziarsi a costi accettabili.

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Ha vinto la scommessa (per ora), ma a caro prezzo, perché se avesse pazientato un altro po’, avrebbe fatto una figura ancora più grande e si sarebbe indebitata a costi molto più bassi. E fa specie sapere che essa non avesse alcuna urgenza finanziaria, anzi disponesse a inizio anno di oltre una ventina di miliardi (più del 10% del pil) di liquidità, capaci di tenerla fuori dai mercati per almeno fino al 2021. Dunque, i 100 milioni e rotti di esborsi extra, stando ai rendimenti attuali, sono stati dovuti alla semplice smania di mostrarsi capaci di tornare ad emettere debito. Se solo si fosse capito che il trend positivo sarebbe stato duraturo, i greci avrebbero oggi risparmiato qualcosa come 10 euro a testa all’anno. Una mini-tassa che non serviva affatto.

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