La Fed sostiene l’azzardo e la prima emissione “high yield” dal 4 marzo è stata un grande successo

Boom di ordini per le obbligazioni Yum! Brands a 5 anni, sostenute indirettamente dal "backstop" della Federal Reserve al segmento "investment grade". Torna l'azzardo morale.

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Boom di ordini per le obbligazioni Yum! Brands a 5 anni, sostenute indirettamente dal

Dalla scorsa crisi finanziaria del 2008, mai il mercato americano delle obbligazioni “high yield” era rimasto così a lungo digiuno di emissioni. L’ultima risaliva ormai al 4 marzo scorso ed era quella di Charter Communication. L’altro ieri, il coraggio di riattivare questo segmento dei bond ce lo ha avuto Yum! Brands ed è stato premiato oltre ogni rosea aspettativa. La società, che controlla i 48.000 ristoranti a marchio Pizza Hut, Taco Bell e KFC, puntava a raccogliere sul mercato 500 milioni di dollari, tramite l’emissione di un titolo con scadenza nel 2025 e cedola 7,75%. Alla fine, ha aumentato l’offerta del 20% a 600 milioni, avendo riscosso ordini per 10 volte superiori.

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Certo, si consideri che solamente nel settembre scorso, Yum! Brands riusciva a collocare sul mercato un decennale con rendimento al 4,75% (ISIN: USU9T71RAB76), per cui ha risentito nettamente del rialzo dei rendimenti obbligazionari, specie del segmento “high yield”, noto anche come “junk” o “spazzatura”. Tutto sommato, però, si è trattato di un enorme successo, a dir la verità persino inquietante, se si considera che solamente poche ore prima dell’emissione, Moody’s aveva tagliato il suo outlook a “negativo” da “stabile”, mantenendo il rating “Ba2”.

L’agenzia ritiene che il “lockdown” colpirà duramente i ricavi della società, visto che il comparto commerciale risulta quello maggiormente esposto nelle principali economie mondiali, a causa delle restrizioni ai movimenti decise ormai quasi ovunque negli USA. Malgrado queste previsioni fosche, non si può certo dire che il mercato abbia recepito il messaggio. Sul secondario stesso, il rendimento del bond a 10 anni si attesta solamente al 5,50% e quello del bond più longevo, con scadenza nel novembre 2037 e cedola 6,875% (ISIN: US988498AD34) si aggirava a poco sopra l’8%.

I numeri di Yum!

Yum! Brands ha chiuso il 2019 con ricavi per 5,9 miliardi di dollari e un indebitamento a lungo termine a 10 miliardi, maturando un utile netto di 1,3 miliardi. In borsa, quest’anno ha perso il 30%. In una nota, la società ha chiarito che i capitali raccolti con l’emissione saranno utilizzati per “finalità generali”. E’ evidente che il bond di cui sopra abbia beneficiato del “backstop” garantito dalla Federal Reserve sull’obbligazionario “investment grade”. Di riflesso, i capitali si stanno spostando sugli “high yield”, rassicurati dal salvataggio di sistema della banca centrale americana e dal fatto che, con ogni probabilità, messa alle strette si precipiterebbe a salvare persino gli emittenti “junk”, qualora la situazione lo richiedesse.

Dopo poche settimane di fuga dagli assets a rischio, siamo tornati in grande stile all’azzardo morale. La scorsa settimana, negli USA sono stati emessi corporate bond per 109 miliardi, a fronte di una domanda per 550 miliardi, 5 volte superiore. Di ciò ne ha tratto vantaggio particolarmente il segmento ad alto rischio, con il rendimento medio crollato dall’11,38% al 9,46% in appena 4 sedute, restringendo gli spread con i titoli “BBB” e “AAA” rispettivamente a 466 e a 722 punti base. Il mercato torna all’ottimismo sulle prospettive dell’economia americane dopo l’emergenza Coronavirus, ma non sta tenendo in debito conto l’impatto negativo ben più duraturo su alcuni comparti produttivi, tra cui proprio quello in cui opera Yum! Brands.

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