La Fed pronta ad alzare i tassi di 0,25%. E dopo?

Il mercato obbligazionario USA sconta già un rialzo del costo del denaro. Quali scenari per il 2016 e come cambieranno i rendimenti

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La Fed rialzerà il costo del denaro dello 0,25%. Ormai non c’è più dubbio e la mossa appare più che scontata dalla maggior parte degli operatori finanziari e dai grandi gestori. Grosse masse di capitali hanno già preso da settimane la via d’oltreoceano e lo si è visto con il recente crollo delle quotazioni borsistiche europee: i fondi hanno riequilibrato le loro posizioni alleggerendo il comprato obbligazionario europeo, sui massimi grazie al quantiatative easing della BCE, per incrementare quello americano. Un effetto migratorio pronunciato, dopo che per 8 anni la Fed ha lasciato il costo del denaro ai minimi storici.   I tassi Usa rimarranno comunque bassi   Questo non significa che stiamo per assistere ad uno stravolgimento epocale di politica monetaria. Anzi secondo Michael Lake, economista di Schroders – gli investitori si aspettano che questo contesto di bassi tassi di interesse persista, non solo in termini assoluti, ma anche in termini relativi alle aspettative della stessa Fed. Presumibilmente, le prospettive “da colomba” del mercato sono la conseguenza di una comunicazione disordinata delle politiche monetarie da parte della stessa Fed, che ha gia’ posticipato il rialzo dei tassi diverse volte quest’anno. Cio’ nonostante, il sotto-prezzamento del rischio legato ai tassi di interesse da parte degli investitori resta pronunciato e fuori sincrono rispetto ai dati economici.   Cosa succederà dal 2016 in poi?   Sembrerebbe dunque che il mercato abbia trascurato il potenziale impatto di un rialzo dei tassi per quanto riguarda il periodo dopo dicembre, poiche’ ha avuto difficolta’ a comprendere la tempistica del primo rialzo. Se la Fed dovesse effettivamente agire, allora le aspettative sui tassi di interesse lungo tutta la curva dei rendimenti dovranno essere rivalutate.

Ad oggi, la curva dei Treasury resta troppo ripida. I mercati non stanno scontando abbastanza il premio sui tassi di interesse nel breve termine; ad esempio, i bond di breve periodo non compensano adeguatamente il rischio di un rialzo. L’esperto quindi crede che, quando le prospettive sul rialzo cambieranno, cosi’ fara’ anche l’inclinazione della curva dei rendimenti.   Come sfruttare al meglio il rialzo dei tassi USA   Osservando gli ultimi tre cicli di stretta monetaria della Fed, dopo un rialzo dei tassi la curva dei rendimenti si e’ appiattita considerevolmente, poiche’ le aspettative sui tassi a breve termine erano state riviste al rialzo. Dato che il mercato sta attualmente sottovalutando la portata di un rialzo, Lake ritiene che una strategia che punti all’appiattimento della curva dei rendimenti possa offrire opportunita’ attraenti per gli investitori obbligazionari attivi. In tale contesto, le obbligazioni a breve scadenza probabilmente faranno peggio di quelle di piu’ lungo termine. Guardando allo scenario post-rialzo, la strada verso una vera normalizzazione del contesto dei tassi potrebbe presentare piu’ volatilita’ rispetto a quanto si aspettano al momento gli investitori e la Fed. La Banca centrale americana punta a una serie di rialzi “da colomba”, per attuare una stretta di politica monetaria lenta e graduale. Il mercato scommette su una Federal Reserve con un approccio persino piu’ morbido. Tuttavia, precisa l’economista di Schroders, storicamente l’Istituto guidato da Janet Yellen ha poi dovuto alzare i tassi in maniera piu’ aggressiva rispetto anche a quanto previsto al momento e, in base ai prezzi di oggi, il mercato non e’ posizionato per questo scenario.

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