La curva dei tassi in America segnala davvero il rischio imminente di crisi?

La curva dei tassi in America si è invertita nel tratto tra 3 mesi e 10 anni. Questo dovrebbe segnalare l'arrivo di una recessione per gli USA, ma è davvero così?

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La curva dei tassi in America si è invertita nel tratto tra 3 mesi e 10 anni. Questo dovrebbe segnalare l'arrivo di una recessione per gli USA, ma è davvero così?

Vendite al dettaglio e produzione industriale in calo in America nel mese di aprile. Le prime sono diminuite dello 0,2%, la seconda dello 0,5%, contribuendo a dipingere un quadro ancora più fosco per l’economia mondiale, visto che già Cina ed Eurozona mostrano segnali di rallentamento da diversi trimestri. A ciò si aggiunge la “guerra” dei dazi in corso tra USA e Cina, che rischia di accentuare i problemi di tutte le principali economie del pianeta.

Ieri, il presidente americano Donald Trump è tornato a invocare il taglio dei tassi, sostenendo che se la Federal Reserve lo farà, “non ce ne sarà per nessuno” e che “vinceremo facilmente la guerra commerciale”. In fondo, il taglio dei tassi è da tempo il suo principale obiettivo.

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Il mercato ci crede, tanto che i rendimenti a stelle e strisce sono in calo dalla fine dello scorso anno e attualmente si stanno dirigendo ai minimi da un anno e mezzo a questa parte. Il decennale è sceso oggi al 2,37%, il biennale al 2,16%, segnando rispettivamente -18 e -24 punti base in un mese. Dunque, la curva dei tassi americani sta allargandosi nel tratto 2/10 anni, un fatto che dovrebbe essere visto positivamente, in quanto l’appiattimento e, peggio ancora, l’inversione tra decennali e biennali solitamente preludono a una crisi dell’economia USA.

Attenzione, però, perché non è così per il tratto a 3 mesi/10 anni, tornato a invertirsi dopo che lo aveva fatto per la prima volta da prima della crisi a marzo: nell’ultimo mese, i trimestrali sono rimasti sostanzialmente fermi, segno che il mercato sconterebbe criticità a breve. Recessione davvero vicina? Prima di rispondere, bisogna chiedersi perché una curva invertita su questo tratto dovrebbe anticiparla o persino provocarla. La risposta sta nel fatto che i rendimenti a 3 mesi capterebbero i tassi a breve applicati dalle banche sui depositi dei clienti, mentre i decennali quelli sui prestiti erogati. Quando i due si avvicinano troppo o, addirittura, i primi superano i secondi, l’attività di erogazione del credito diviene per le banche poco o affatto remunerativa, per cui prestano meno denaro, gli investimenti si contraggono e l’economia segue a ruota.

Crisi davvero vicina?

Occhio, però, agli automatismi. Le banche non attingono solo ai depositi dei clienti per disporre della liquidità da prestare. Anzi, nell’ultimo decennio hanno allentato il legame con la clientela per la raccolta diretta. I depositi commerciali, ad esempio, oggi valgono quasi 6 volte i prestiti bancari alle imprese. Prima dell’ultima crisi, il rapporto era inferiore a 5 e prima della recessione di inizio millennio a 3,5. E questo sta accadendo sia in America che in Europa. Perché? Le banche centrali sono intervenute sin dall’ultima crisi con maxi-iniezioni di liquidità sui mercati, mettendola a disposizione degli istituti. E fino a quando non la ritireranno con azioni di drenaggio, come la riduzione dei propri assets a bilancio, il credito all’economia reale non verrà meno; anzi, le banche non sanno effettivamente di cosa farsene di tutta l’abbondante liquidità posseduta, arrivando a impiegarla per investimenti puramente finanziari, alimentando bolle azionarie e obbligazionarie.

Mercati sotto pressione sui timori di inversione della curva dei tassi USA

Non a caso, Trump si oppone proprio all’attuale dimagrimento del bilancio della Fed e pretende che i tassi vengano tagliati, così da accrescere ulteriormente la liquidità sui mercati e prolungare il più possibile la crescita economica, che va avanti già da 10 anni. Dalla sua, ha aspettative d’inflazione sempre più “fredde”, ai minimi da marzo. Il mercato sconterebbe attualmente per i prossimi 5 anni una crescita tendenziale media dei prezzi negli USA dell’1,74%, meno del target del 2% della Fed. Lo stesso tracollo dei rendimenti potrebbe non solo e non tanto conseguire ad aspettative pessimistiche sull’economia, quanto alla previsione di un abbassamento del costo del denaro. Certo, le due cose andrebbero di pari passo, ma non è detto. In fondo, siamo entrati apparentemente nell’era della “goldilocks”, caratterizzata da crescita senza inflazione, speculare alla “stagflazione” degli anni Settanta.

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