La crisi dell’Iran non ferma i BTp e il Tesoro valuta emissioni a 15 o 30 anni

Le tensioni tra USA e Iran non hanno colpito i titoli di stato dell'Italia, anzi lo spread è sceso ai minimi da due mesi dopo il discorso di Trump. Il Tesoro vorrebbe emettere BTp a 15 o 30 anni tramite collocamento sindacato, ma valuta i rischi politici.

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Le tensioni tra USA e Iran non hanno colpito i titoli di stato dell'Italia, anzi lo spread è sceso ai minimi da due mesi dopo il discorso di Trump. Il Tesoro vorrebbe emettere BTp a 15 o 30 anni tramite collocamento sindacato, ma valuta i rischi politici.

Mercoledì scorso, quando l’Iran aveva attaccato due basi militari americane in Iraq, la tensione sui mercati finanziari di tutto il mondo si era elevata, tant’è che quel giorno lo spread BTp-Bund risultava salito a oltre 167 punti base, segnalando la fuga dei capitali verso gli assets “core”, tra cui i titoli di stato della Germania. Dopo il discorso del presidente Donald Trump dalla Casa Bianca, però, gli animi si sono distesi e la pressione sui nostri bond si è allentata. Venerdì, lo spread con i Bund era già crollato fino a 150 punti base, con i nostri decennali a offrire l’1,33%, anziché circa l’1,50% toccato nelle sedute precedenti.

Avrebbe contribuito agli acquisti anche la notizia che alcuni senatori hanno ritirato le loro firme dalla lista di quanti chiedono che si tenga il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, un passo che è stato interpretato dal mercato come un minore rischio di imminenti elezioni politiche anticipate. Comunque sia, il Tesoro ha annunciato le aste di questo martedì e che riguarderanno BTp a 3, 7 e 20 anni. Tuttavia, si vocifera che stia valutando l’opportunità di tenere un collocamento sindacato di BTp a 15 o 30 anni. Nel primo trimestre del 2019, sono stati emessi titoli di stato su queste scadenze.

La tempistica dipenderà come sempre dalle condizioni del mercato, che in questo inizio di 2020 appaiono più positive e resilienti agli eventi di quanto non s’immaginasse. In settimana, la Francia ha attratto la maggiore domanda da 10 mesi a questa parte per i suoi Oat a 30 anni, per non parlare di Irlanda, Portogallo e Slovenia, tra i principali beneficiari della fame di rendimento che continua a sussistere in questa fase, così come la Grecia ha emesso altri titoli a 3 mesi con rendimenti negativi e i suoi rendimenti quinquennali sul mercato secondario sono scesi fin sotto i livelli italiani.

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Le emissioni a medio-lunga scadenza

Quanto alle emissioni totali a medio-lunga scadenza per quest’anno, il Tesoro dovrebbe tenerne per circa 250 miliardi di euro, di cui 202 miliardi a copertura delle scadenze e altri 45 miliardi per coprire il “buco” di bilancio. A dicembre, il Rendistato della Banca d’Italia ha esitato un costo medio del nostro debito pubblico quotato dello 0,90%, in rialzo rispetto a novembre, ma inferiore al costo medio di emissione dell’intero 2019 allo 0,93%. Sulle medio-lunghe scadenze, si è attestato all’1,61%, in calo dall’1,78% del 2018. Se anche solo si mantenesse agli stessi livelli, quest’anno il saldo tra emissioni e debiti in scadenza medio-lunghi sarebbe favorevole ai nostri conti pubblici di quasi mezzo miliardo, scontando un costo medio dei BTp da rinnovare del 2,14%.

Ma non è detto che il collocamento sindacato avvenga a gennaio. Il 26 di questo mese si terranno le elezioni regionali in Emilia-Romagna, caricate fin troppo di significato politico nazionale e che porterebbero tensioni probabilmente irreparabili nella maggioranza di governo, nel caso di sconfitta. Gli investitori non vedono di buon occhio l’instabilità politica a Roma, date le condizioni negative della nostra economia, stretta tra stagnazione del pil e alto debito pubblico.

Ad ogni modo, le nuove tranche dei BTp a 15 e 30 anni frutterebbero liquidità aggiuntiva al Tesoro. Il BTp marzo 2035 e cedola 3,35% (ISIN: IT0005358806) offre l’1,85% e quota sul secondario sopra 120 centesimi. Per ogni 1 miliardo nominale emesso, quindi, il Tesoro incasserebbe circa 200 milioni in più, anche se dovrebbe corrispondere nei 15 anni alla scadenza cedole relativamente elevate di questi tempi. Stesso discorso per il BTp settembre 2049 e cedola 3,85% (ISIN: IT0005363111), che quotando sopra 131, rende il 2,40%. Ogni 1 miliardo emesso equivarrebbe a incassi effettivi per 310 milioni in più. Di fatto, il governo avrebbe modo con questi titoli di allungare la durata media residua del nostro debito pubblico, salita alla fine del 2019 a 6,87 anni, al contempo ottenendo maggiore liquidità da destinare all’abbattimento delle emissioni alle aste successive.

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