La Cina emette bond in dollari per 6 miliardi, per l’economia mondiale buon segno

Bond in dollari per 6 miliardi stanno per essere emessi dalla Cina. Trattasi del terzo collocamento dal 2017 e segue quello in euro di euro di inizio novembre. Per l'economia mondiale sarebbe un buon segnale.

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Bond in dollari per 6 miliardi stanno per essere emessi dalla Cina. Trattasi del terzo collocamento dal 2017 e segue quello in euro di euro di inizio novembre. Per l'economia mondiale sarebbe un buon segnale.

La Cina è tornata ad emettere obbligazioni in dollari e lo sta facendo per un importo complessivo di 6 miliardi, che dovrebbe essere suddiviso in tre tranche relative alle scadenze dei 3, 10 e 20 anni. Pechino aveva emesso nel 2017 per la prima volta dal 2004 titoli di stato in valuta americana per un controvalore di 2 miliardi e nel 2018 aveva bissato con altri 3 miliardi.

Il collocamento in corso avviene a distanza di appena due settimane dall’emissione di bond in euro per 4 miliardi e relativi a una scadenza a 15 anni, avvenuta in Francia.

Per la Cina, un modo di diversificare le fonti di approvvigionamento per i suoi capitali, attirando nuovi investitori e allargandone così la platea. In sé, l’internazionalizzazione del mercato sovrano cinese suona come una notizia positiva, in quanto segnala l’ottimismo del governo di Pechino riguardo alla sua economia nel prossimo futuro. Vero, esso dispone di riserve valutarie per 3.100 miliardi di dollari, capaci di onorare qualsiasi scadenza senza alcun problema e quali che fossero le condizioni sui mercati. Ma è evidente che le emissioni sovrane in valute estere non sarebbero avvenute senza un “outlook” favorevole.

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In effetti, non è un caso la tempistica scelta. Le tensioni commerciali con gli USA restano, ma starebbero scemando. Un accordo con la presidenza Trump sarebbe più vicino e questo eviterebbe una “guerra” dei dazi tra le due superpotenze. La Cina ha bisogno di accedere ai mercati delle merci e dei servizi alle migliori condizioni possibili, essendo ancora un po’ troppo dipendente dalle esportazioni e poco basata sui consumi interni. Il solo fatto che si stia indebitando in euro e dollari implica che le aspettative sul tasso di cambio siano divenute più favorevoli, ovvero che lo yuan non sarebbe destinato a deprezzarsi anche prossimamente. E questo è un buon segno per l’economia mondiale, a partire dalle materie prime.

Boom di emissioni in dollari

Quanto alla convenienza sui rendimenti in sé, si consideri che la scadenza in dollari già circolante offre poco meno del 2%, mentre il titolo (sempre in dollari) che scade nell’ottobre 2028 rende all’incirca il 2,7%, dati che si confrontano con il 2,8% e il 3,15% offerti rispettivamente dalla curva sovrana in yuan.

Dunque, Pechino adocchia i risparmi con il ricorso all’indebitamento in valuta, fatto salvo il rischio di cambio.

Ma non è il solo governo a emettere obbligazioni in dollari. Quest’anno, il sistema Cina lo ha fatto nel suo complesso per 195 miliardi, un livello che sfiora i 211 miliardi del 2017. In tutto, esistono bond denominati nella divisa americana per un controvalore di oltre 740 miliardi, di cui il 53% con rating “investment grade” e il 38% “high yield”. La Cina sta cercando di attirare capitali consentendo anche agli stranieri un maggiore accesso al suo mercato. Un tonificante è stato, poi, l’inserimento dei suoi bond nell’indice Barclays Bloomberg in aprile e che proseguirà gradualmente fino al tardo 2020.

Del resto, con lo stemperamento delle tensioni commerciali, lo yuan dovrebbe almeno reggere sui mercati del cambio, mentre il dollaro dovrebbe indebolirsi per via di una politica monetaria della Federal Reserve attesa accomodante dopo un quadriennio restrittivo. E i rendimenti americani continuerebbero a scendere, allettando quanti in Cina vi intravedano opportunità di indebitamento a costi sempre più bassi.

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