La caduta dei rendimenti, in Germania ai minimi da settembre con l’inflazione al 6%

Rendimenti giù sulla paura per la variante Omicron. E in Germania si riportano ai livelli di inizio settembre, malgrado l'inflazione al 6%

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Rendimenti in caduta

I rendimenti decennali italiani sono scesi nuovamente sotto l’1% dopo diverse sedute trascorse al di sopra di tale soglia. Mentre scriviamo, si attestano allo 0,95% con lo spread appena sotto 130 punti base. Nel frattempo, giù anche i rendimenti tedeschi, con il Bund a 10 anni ad offrire -0,35%. E’ il livello più basso da inizio settembre per la scadenza della Germania, malgrado il dato diffuso ieri dall’istituto statistico federale Destatis, secondo cui l’inflazione tedesca a novembre è salita al 6% in base all’indice armonizzato. Per trovare un valore così elevato bisogna andare indietro nel tempo all’estate del 1992.

In pratica, chi acquista oggi un Bund a 10 anni sta perdendo circa il 6,35% tra inflazione e rendimento negativo. Una condizione insostenibile, ma che si spiega con quanto sta accadendo anche in queste ore sui mercati. Il prezzo del petrolio continua a scendere e il Brent nella mattinata odierna ha rischiato di sfondare al ribasso la soglia dei 70 dollari al barile. E’ accaduto, infatti, che il CEO di Moderna, Stephane Bancel, abbia lanciato l’allarme circa la scarsa efficacia dei vaccini contro la variante Omicron del Covid, lasciando intravedere l’esigenza di ricorrere alla somministrazione di ulteriori dosi.

Rendimenti giù, rialzo dei tassi più lontano

A più di due settimane dal prossimo board della BCE, l’ultimo dell’anno, crescono le probabilità che l’istituto decida di mantenersi ultra-accomodante, data la recrudescenza della pandemia. Tant’è che la stessa Federal Reserve sarebbe indotta a rinviare i suoi programmi sul rialzo dei tassi. E così, il Treasury a 10 anni vede scendere il rendimento all’1,53%. Era all’1,67% una settimana fa. I titoli di stato americani, così come quelli tedeschi, tra l’altro beneficiano degli acquisti per via della loro natura di “safe asset”.

Non è un caso che il cambio euro-dollaro stia risalendo sopra 1,13, ai massimi da quasi due settimane. Adesso, il mercato si attende due soli rialzi dei tassi da 0,25% ciascuno negli USA per il 2022. Erano tre fino a qualche settimana addietro. Ad ogni modo, il tonfo del greggio e dei prezzi delle altre materie prime “raffredda” almeno temporaneamente le aspettative d’inflazione. E questo rianima i bond, i cui rendimenti scendono proprio per la minore fretta con cui le banche centrali dovrebbero tagliare i rispettivi piani di acquisto di asset, allontanando l’arrivo della stretta monetaria globale.

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