La caccia al rendimento premia i bond americani. E il meglio dovrebbe arrivare

Rendimenti americani in picchiata per il corporate e anche il Treasury sale di prezzo. Le distanze con Bund e bond giapponesi sembrano diventate insostenibili.

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Rendimenti americani in picchiata per il corporate e anche il Treasury sale di prezzo. Le distanze con Bund e bond giapponesi sembrano diventate insostenibili.

Dall’inizio dell’anno, i corporate bond con rating “high yield” negli USA hanno guadagnato mediamente l’8%, qualcosina di più rispetto a quelli valutati come “investment grade”. I rendimenti dei primi sono crollati di 157 punti base, nettamente più del comparto più a rischio degli IG, i titoli “BBB”, che hanno visto ridurre i propri rendimenti in media di 73 bp, comunque il doppio dei -36 bp registrato dagli “AAA”. Le obbligazioni americane stanno beneficiando della fame di rendimento nel mondo, dove in questi giorni il decennale sovrano tedesco è sceso intorno ai minimi da 3 anni a questa parte e al momento si attesta decisamente sotto il suo omologo giapponese, rispettivamente al -0,10% contro il -0,04%.

Treasury in rally, taglio tassi USA più vicino

Gli stessi Treasuries offrono molto meno rispetto a solo un semestre fa, con il decennale ad essere passato dal 3,25% al 2,40%, a tratti superato dal trimestrale, mentre le distanze con il titolo a 2 anni risultano ampliatesi rispetto ai minimi dal 2007 toccati in questi mesi, aggirandosi in area 20 bp. E’ la conseguenza della virata accomodante della Federal Reserve a marzo, quando il governatore Jerome Powell ha annunciato che non alzerà i tassi per tutto quest’anno. Adesso, il mercato prezza un taglio dei tassi a inizio 2020 con probabilità anche superiore al 70%.

Treasury fin troppo allettante

Che il Treasury offra rendimenti di gran lunga superiori a quelli di quasi tutto il resto del mondo avanzato lungo l’intera curva delle scadenze non sembra essere più sostenibile. Se si ritiene che l’economia americana rallenti e nei prossimi mesi, addirittura, possa scivolare in recessione, allora bisogna scommettere con più decisione sull’allentamento monetario della Fed, la quale ha già anticipato che dal prossimo settembre cesserà di tagliare gli assets a bilancio.

Questo significa che, in ogni caso, la vendita netta di Treasuries da fine anno non ci sarà più da parte della banca centrale americana e, anzi, tenuto conto delle scadenze, essa tornerebbe agli acquisti netti, specie se nel frattempo l’economia dovesse segnalare la necessità di un sostegno.

Ma anche se si scontasse una crescita robusta degli USA per i prossimi trimestri non dovrebbe esserci granché motivo di prevedere rendimenti in salita, per due motivi: in ogni caso, difficilissimo che la Fed torni ad alzare i tassi, anche perché il 2020 sarà un anno elettorale e l’amministrazione Trump da mesi fa pressioni pubbliche evidenti su Powell per indurlo a più “miti” consigli. Certo, se l’inflazione accelerasse sarebbe un problema, ma non sembra che questo sia lo scenario a breve; con rendimenti negativi fino alle medio-lungo scadenze in Europa e Giappone, gli investitori di tutto il mondo restano a caccia di assets remunerativi, che almeno non infliggano perdite certe e il Treasury appare l’optimum, essendo un mercato liquido, sicuro e il più redditizio in questa fase.

Bund a 2 anni ai minimi da novembre, taglio tassi BCE nell’aria?

Ne consegue che i capitali esteri dovrebbero affluire verso gli USA, rafforzando nel breve il dollaro e sostenendo i corsi dei bond americani, sovrani e corporate, a tutto discapito dei rispettivi rendimenti. Questo discorso diventa particolarmente vero, se si ipotizza che anche la BCE non si precipiterà nei prossimi trimestri a ridurre il grado di accomodamento monetario nell’Eurozona. Si pensi solamente che, stando allo spread Treasury-Bund, a inizio 2018 il mercato si attendeva un cambio euro-dollaro al 2028 superiore a 1,50, mentre oggi uno inferiore a 1,40 per il 2029, segnalando che, passano gli anni e l’euro si presume che si rafforzi sempre più in là e sempre meno vigorosamente. E se questo fosse vero, diverrebbe insostenibile il Bund decennale negativo, quando l’omologo a stelle e strisce viaggia su rendimenti reali sopra lo zero.

O il primo collassa di prezzo o il secondo s’impenna; o s’incontreranno presto a metà strada.

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