La BCE non stimola ancora le aspettative d’inflazione, lo dicono anche i BTp-i

I BTp con cedole legate all'inflazione non registrano alcuna ripresa particolare dei prezzi, anzi inseguono le scadenze a tasso fisso lungo l'intera curva.

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La BCE ha appena varato nuovi stimoli monetari, gli ultimi dell’era Draghi, riattivando un secondo “quantitative easing” per 20 miliardi mensili e tagliando i tassi overnight al nuovo minimo storico del -0,50%. Un altro estremo tentativo di Francoforte di centrare il target d’inflazione, disatteso da sei anni abbondante nell’Eurozona. I titoli di stato hanno accentuato il rally nelle ultime settimane, in previsione proprio delle misure annunciate ieri e di altre che possibilmente seguiranno. Ma le aspettative d’inflazione stanno rinvigorendo? Un modo per capirlo è di confrontare i rendimenti dei BTp con cedole legate all’inflazione (europea, come nei casi che tratteremo) e quelli con cedole fisse di scadenze simili. La differenza dovrebbe segnalare proprio le previsioni di crescita media dei prezzi fino a tali scadenze.

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Ebbene, confrontando il BTp-i settembre 2023 con cedola 2,60% con l’omologo a tasso fisso, notiamo che il primo rende il -0,25%, il secondo +0,11%. In altre parole, il mercato si attenderebbe un’inflazione media quadriennale di poco più di un terzo di punto percentuale. E la situazione non è migliorata quest’anno, se è vero che i prezzi del BTp-i siano cresciuti del 4,5% e quelli del BTp di pari durata del 5,7%. I prezzi sono correlati negativamente ai rendimenti, per cui questi ultimi si sono avvicinati tra di loro, captando aspettative d’inflazione più “fredde”.

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Allungando l’orizzonte temporale di riferimento, troviamo che il BTp-i maggio 2028 e cedola reale garantita dell’1,30% rende oggi lo 0,16% e il suo omologo a tasso fisso lo 0,70%, corrispondente a un’aspettativa media d’inflazione dello 0,54% all’anno per i prossimi 8 anni e mezzo circa.

In questo caso, il primo bond si è apprezzato quest’anno poco più del secondo, vale a dire del 14,4% contro poco meno del 14%. E andando avanti, abbiamo il BTp-i settembre 2032 e cedola reale 1,25% a offrire lo 0,40%, esattamente tre quarti di punto in meno del BTp con cedola fissa. Entrambi hanno registrato una performance del tutto simile quest’anno, guadagnando circa il 21,5%.

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E ancora: BTp-i settembre 2035 e cedola reale 2,35% allo 0,33% contro circa l’1,50% della scadenza omologa a tasso fisso. La differenza stavolta si porta sopra l’1%, sfiorando l’1,20%. E ci mancherebbe, trattandosi di un orizzonte temporale lungo, superiore ai 15 anni. Ma nemmeno in questo caso si ha un ampliamento dello spread, per cui le aspettative d’inflazione nel lungo periodo sarebbero rimaste immutate. Non è stato così per le scadenze ancora più longeve: il BTp-i settembre 2041 e cedola reale 2,55% offre lo 0,63%, il suo corrispondente a tasso fisso circa lo 0,90% in più. Ma mentre il primo si è apprezzato quest’anno del 22,5%, il secondo è esploso del 70%, come dire che l’inflazione a lunghissimo termine nell’Eurozona verrebbe scontata oggi a ritmi medi ben inferiori di quelli di inizio gennaio.

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