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La BCE “monitora con attenzione l’evoluzione dei rendimenti a lungo termine”

Christine Lagarde ha lasciato trasparire una certa preoccupazione dell'istituto circa gli sviluppi di queste settimane sui mercati finanziari

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Lagarde paventa il controllo della curva dei rendimenti

“Come si cambia” è il titolo di un famoso brano di Fiorella Mannoia, ma si addice bene per descrivere il cambiamento a 180 gradi della BCE di questi ultimi mesi. Meno di un anno fa – era il terribile 12 marzo 2020 – a Francoforte si teneva il secondo board dell’anno, il primo sotto la pandemia. L’Italia aveva imposto il primo “lockdown” in Occidente un paio di giorni prima e il governatore Christine Lagarde non trovava di meglio che rispondere a un giornalista che le chiedeva se sarebbe intervenuta, dato il boom dei rendimenti dei BTp, con un disastroso “non siamo qui a chiudere gli spread“.

Andò come sappiamo. Le borse europee registrarono i crolli maggiori della loro storia in un’unica seduta, con Piazza Affari a chiudere a -17%. La tensione tra gli investitori fu così alta, che la stessa BCE fu costretto subito dopo la conferenza stampa a correggere il tiro. Una settimana dopo, avrebbe varato il PEPP, un piano di acquisti emergenziali inizialmente da 750 miliardi e ad oggi salito a 1.850 miliardi. Poche settimane fa, Bloomberg riportava la notizia, secondo la quale Francoforte starebbe controllando la curva dei rendimenti sovrani nell’Eurozona per impedire che salga oltre certi livelli. Siamo alla sconfessione di quanto dichiarato meno di un anno fa, dato che 19 curve sovrane differenti nell’area imporrebbero eventualmente all’istituto di fissare un livello massimo di spread accettabile rispetto alla curva “benchmark”.

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I timori della BCE sull’Eurozona

Lunedì scorso, un nuovo passo avanti. Sempre Lagarde dichiara di monitorare “da vicino l’evoluzione dei rendimenti dei bond a lungo termine”.

Una frase che è figlia dei tempi. In effetti, il Bund a 10 anni è schizzato dal -0,64% al -0,32% in appena tre mesi. Il trentennale tedesco è passato nel frattempo dal -0,20% allo 0,20%. Curioso, tuttavia, che Francoforte segnali nervosismo quando ancora i rendimenti nell’area restano perlopiù negativi fino alle medio-lunghe scadenze. Il fenomeno sta colpendo particolarmente gli USA, dove il decennale è passato quest’anno dallo 0,90% all’1,40%. Mezzo punto percentuale in più, che certamente pesa, ma che non preoccupa più di tanto la Federal Reserve, confortata dalla ripresa economica robusta attesa per l’economia americana.

La differenza con l’Eurozona risiede tutta qua. L’area non segnala affatto di rimbalzare dopo il crollo patito nel 2020 a causa della pandemia. Le vaccinazioni vanno troppo a rilento e le restrizioni negli stati vengono inasprite, quando nel Regno Unito stanno allentandosi. Per questo, il rialzo dei rendimenti sovrani non sembra così innocuo da noi. Il mercato starebbe scontando la reflazione in corso e attesa nei prossimi mesi, ma senza una più forte ripresa del PIL, le condizioni monetarie rischiano di inasprirsi a livelli poco sostenibili per gli stati più indebitati.

La BCE non lo ammette (ancora) esplicitamente, ma allo studio vi sarebbe proprio il controllo della curva dei rendimenti. Quale? Con ogni probabilità, quella tedesca. Anzitutto, perché riflette l’economia più solida dell’area e prima per dimensioni. Secondariamente, il suo mercato sovrano gode dei rating AAA. Ma imporre un tetto massimo desiderabile ai rendimenti tedeschi non completerebbe il lavoro, se poi i rendimenti degli altri stati dovessero ugualmente lievitare oltre il dovuto. Da qui, la necessità per la BCE di fissare livelli di spread accettabili, che Bloomberg riporta aggirarsi in area 100 punti base. E non a caso, il rendimento italiano a 10 anni da settimane tende proprio a quel livello di spread, scendendovi sotto con la nascita del governo Draghi. Parliamo di rendimenti nominali, perché se guardiamo a quelli reali, cioè considerando i rispettivi tassi d’inflazione, oggi il Bund a 10 anni offre il -1,30% contro il +0,4% del BTp.

Lo spread salirebbe, in questo caso, a ben 170 punti base.

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