La BCE medita di rivedere la sua strategia sugli acquisti di corporate bond

Altro passo "green" di Christine Lagarde riguardo al "quantitative easing". La regola principale sui corporate bond potrebbe saltare.

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Nuova svolta sui green bond della BCE

La BCE annuncia una nuova possibile svolta “green”. L’altro ieri, per bocca del governatore Christine Lagarde, ha fatto presente che potrebbe rivedere la sua strategia sugli acquisti dei corporate bond sotto gli attuali programmi monetari. In particolare, potrebbe andare in soffitta la regola che lega tali acquisti agli importi di ciascuna emissione. La francese ha giustificato questo possibile intervento notando come ci staremmo trovando dinnanzi a un “fallimento” del mercato, laddove gli investitori starebbero sottovalutando i rischi derivanti dai cambiamenti climatici.

Cosa sappiamo ad oggi dei corporate bond? A differenza dei titoli di stato, essi possono essere acquistati dalla BCE sia sul mercato primario (aste), sia su quello secondario.

Al 30 settembre scorso, l’istituto aveva in portafoglio 20,4 miliardi di euro di obbligazioni private con il PEPP, il programma emergenziale varato a marzo contro il Covid. E al 9 ottobre scorso, possedeva anche 237,2 miliardi di obbligazioni acquistate attraverso il “quantitative easing”. In totale, quindi, ha a bilancio qualcosa come 257,6 miliardi. Di questi, oltre un quinto risulta acquistato sul mercato primario, cioè 59,2 miliardi.

A conti fatti, appena il 7,5% del budget sin qui impiegato per i due programmi destinato è stato destinato all’acquisto di debito societario. Tuttavia, queste somme equivalgono a una quota molto rilevante del mercato corporate nell’Eurozona, che rispetto a quello americano è molto meno sviluppato. A settembre, l’Eurotower aveva annunciato sia che avrebbe iniziato a comprare i green bond sotto i suoi programmi monetari, sia che li avrebbe accettati come collaterale di garanzia dalle banche.

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Quali rischi con la revisione della strategia

Cosa accadrebbe nel caso di revisione della strategia? Di fatto, la BCE avrebbe mani libere nell’acquistare i bond sulla base anche dei criteri ambientali e non solo riguardo all’importo delle singole emissioni. In pratica, potrebbe prediligere le emissioni di “green bond”, inserendole in portafoglio per una quantità più che proporzionale. Il solo annuncio dovrebbe avere effetti distorsivi sul mercato. Nei fatti, i green bond verrebbero premiati, a discapito delle obbligazioni ordinarie. La mossa servirebbe probabilmente a sostenere le prossime emissioni di green bond da parte della Commissione UE, che dei 750 miliardi stanziati per il “Recovery Fund” prevede di finanziarsi per il 30% attraverso obbligazioni verdi.

Diverrebbe il primo emittente globale su questo mercato, e di gran lunga.

Il tema è molto sensibile. Non solo la BCE rischia di travalicare palesemente i suoi compiti di politica monetaria, favorendo questo o quel settore, questo o quell’emittente e colpendone altri; le conseguenze di queste azioni sarebbero dannose per un’economia nel suo complesso, i cui attori ancora non sono del tutto preparati a gestire la transizione ecologica. In particolare, rischiano di più le imprese dei paesi più indietro nella lotta ai cambiamenti climatici, il cui debito verrebbe scartato a favore dei paesi e delle imprese più avanzati sul tema. E potrebbe essere questione di tempo, prima che lo stesso ragionamento venga fatto sui titoli di stato. Le emissioni sovrane green sono ancora poche e di scarsa entità, sebbene l’ingresso della Germania su questo segmento di mercato a settembre starebbe accelerandone la svolta. L’Italia, invece, deve ancora emettere il suo primo BTp “verde” e rischia di essere penalizzata dai nuovi programmi di Francoforte.

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