La BCE ha fatto incetta di BTp con il PEPP, ma per l’Italia non è solo una buona notizia

Il piano anti-Coronavirus di Francoforte ha visto premiati i titoli di stato italiani, a discapito di quelli tedeschi, in particolari. Eppure, dai dati emerge un aspetto inquietante.

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Il piano anti-Coronavirus di Francoforte ha visto premiati i titoli di stato italiani, a discapito di quelli tedeschi, in particolari. Eppure, dai dati emerge un aspetto inquietante.

La BCE ha attivato il PEPP (“Pandemic Emergency Purchasing Programme”), il piano di acquisto di assets nell’Eurozona per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, impiegando nelle prime 5 giornate 30,2 miliardi di euro, di cui 15,4 miliardi ricadenti nel mese di marzo, il resto verrà conteggiato in aprile. Considerando anche gli acquisti ordinari e quelli condotti per effetto dei 120 miliardi di euro in più stanziati dall’ultimo board per irrobustire il “quantitative easing” da 20 miliardi al mese, si ottengono acquisti complessivi di titoli di stato per 37,3 miliardi a marzo, di cui scopriamo che circa 11,9 miliardi sono stati destinati ai BTp, pari a una quota di quasi il 32%, il doppio di quella spettante all’Italia osservando la regola del “capital key”, ovvero legando gli acquisti alle dimensioni del pil di ciascuno stato membro.

Perché gli acquisti illimitati della BCE preludono a un salvataggio dell’Italia

Dunque, la BCE ha comprato 6,2 miliardi di BTp in più, quando a febbraio complessivamente aveva impiegato appena 2,2 miliardi per i nostri bond. Ad avere beneficiato del programma è stata anche la Francia con 2 miliardi in più, così come la Spagna con +1,4 miliardi e il Belgio con 700 milioni. Viceversa, l’Eurotower ha speso 6,9 miliardi in meno per i Bund della Germania, 1,2 per l’Olanda, 800 milioni per la Grecia, etc. Complessivamente, c’è stata una redistribuzione degli acquisti da nord a sud, con l’intento evidente di restringere gli spread, dopo che questi erano esplosi ai massimi da anni in tutta la periferia dell’Eurozona, a seguito sia delle tensioni finanziarie legate all’emergenza Coronavirus, sia alle improvvide dichiarazioni del governatore Christine Lagarde, secondo cui non è compito dell’istituto “chiudere gli spread”.

Spread resta alto

In Italia, lo spread BTp-Bund a 10 anni era esploso fino a 330 punti base, un livello che non raggiungeva dall’autunno del 2018, quando Roma e Bruxelles si scontrarono sul deficit.

Ma le buone notizie per i nostri bond si fermano qui. Già l’effetto-annuncio del PEPP era stato in grado di mitigare i rendimenti sovrani italiani, restringendone il differenziale con i titoli tedeschi in area 200 bp. E questo è i livello a cui lo spread è rimasto anche a seguito degli acquisti BCE ben favorevoli all’Italia. A quanto si sarebbe attestato senza l’aiuto di Francoforte?

Italia sotto attacco finanziario, spread a 330 punti

In sostanza, la BCE ha aiutato in misura straordinaria il debito pubblico italiano sul mercato secondario, ma l’unico effetto visibile è stato di contenerne lo spread in area 200 punti, circa il doppio dei livelli minimi toccati a febbraio. Senonché, difficilmente l’istituto potrà mantenere una simile sproporzione favorevole alla sola Italia fino alla fine del programma. Nel frattempo, il nostro Tesoro dovrà emettere debito netto per un massimo di 180 miliardi di euro, tenuto conto delle previsioni nefaste sul pil e delle misure annunciate dal governo per sostenere l’economia. E in tutto il 2020, il debito in scadenza ammontava già sui 370 miliardi, titoli che vanno rifinanziati con l’emissione di altri bond. Saremo in grado di chiedere al mercato oltre 500 miliardi di euro di capitali, se con tutti gli sforzi della BCE abbiamo sinora ottenuto come unico beneficio visibile un calmieramento dei rendimenti a livelli nettamente superiori a quelli di inizio anno, segno che gli investitori istituzionali vendono a più non posso?

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