Italcementi dimezza gli stabilimenti, le obbligazioni salgono

La crisi delle costruzioni fa scendere la domanda di cemento ai livelli degli anni ’60 e il gruppo bergamasco taglia gli impianti di produzione. Ne approfittano i bond il cui rendimento scende sotto il 5%

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La crisi delle costruzioni fa scendere la domanda di cemento ai livelli degli anni ’60 e il gruppo bergamasco taglia gli impianti di produzione. Ne approfittano i bond il cui rendimento scende sotto il 5%

La crisi economica che sta devastando l’Italia colpisce duro soprattutto sul settore dell’edilizia. A farne le spese, non sono solo le società immobiliari e le finanziarie, ma anche quelle attive nelle produzione di materiale edile e per le costruzioni. Italcementi, primo produttore italiano di materiali da costruzione con una quota di mercato di circa il 30% e 5.000 dipendenti, ha perso in borsa più del 66% della propria capitalizzazione da quando è scoppiata la crisi e segnali di inversione non se ne intravvedono ancora.

La crisi che continua ad interessare il settore ha imposto una frenata ai ricavi consolidati, passati dai 4,66 miliardi del 2011 ai 4,48 al 31 dicembre 2012 (-3,8%).

 

Chiusura stabilimenti Italcementi: l’annuncio di Ferrario

Ragion per cui il gruppo bergamasco ha deciso di ridurre gli stabilimenti in Italia da 17 a 8 nell’ambito del Progetto 2015 di razionalizzazione della capacità produttiva annunciato lo scorso dicembre che comporterà una riduzione dei costi di 110 milioni di euro per il 2013. Lo ha specificato il direttore generale di italcementi, Giovanni Ferrario, nel corso dell’assemblea degli azionisti chiamata ad approvare il bilancio 2012 chiusosi con perdite per 362 milioni di euro. “Il mercato italiano del cemento – si legge in una nota – continua ad essere caratterizzato da una sovracapacità produttiva rispetto ad una domanda che si è allineata ai livelli della fine degli anni Sessanta”, pertanto è necessario provvedere a una drastica riduzione della produzione industriale. “A fronte di questa nuova realtà che, si prevede non possa più tornare agli elevati livelli pre-crisi – prosegue la nota – è stato avviato un intervento con l’obiettivo di razionalizzare l’apparato industriale e distributivo nazionale, senza per questo ridurre le quote di mercato”. Tradotto, ci si sposta all’estero, nei paesi emergenti (Italcementi chiude metà degli stabilimenti italiani, buio nero per le costruzioni).

 

Le obbligazioni Italcementi rendono meno del 5% a scadenza

 

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Un quadro non certo rassicurante per gli azionisti, ma che tende a rassicurare gli investitori che hanno prestato soldi al gruppo di Giampiero Pesenti. Le obbligazioni Italcementi Finance si sono infatti apprezzate parecchio sul mercato dei capitali e i rendimenti sono scesi.

Il bond Italcementi 6.125% scadenza 2018, collocato lo scorso mese di febbraio a 99,48, viene trattato a circa 105,50 per un rendimento finale lordo a scadenza del 4,82%. Rendimento leggermente più alto per l’altro titolo Italcementi Finance 6.625% scadenza 2020 emesso a 99,22 due anni e mezzo fa e che ora scambia a 105,40 (vedi grafico). L’operazione di riduzione dei costi industriali, che comporterà anche il ricorso alla cassa integrazione guadagni per oltre 600 dipendenti del gruppo, è finalizzata anche a mantenere invariato il profilo di rischio delle obbligazioni Italcementi che già sei mesi fa avevano subito un taglio di rating da parte dell’agenzia internazionale Moody’s da Ba1 a Ba2 con out look negativo. Ma uno spunto positivo è arrivato anche dal fronte dell’indebitamento finanziario netto che, con una diminuzione di 95 milioni, è sceso sotto la soglia dei due miliardi. Un risultato importante – secondo gli analisti – che ha sicuramente determinato una positiva accoglienza del bond emesso lo scorso febbraio.

 

Moody’s mantiene il giudizio negativo su Italcementi

 

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Il taglio del giudizio si era reso necessario alla luce dei conti che avevano evidenziato una persistente debolezza dei risultati operativi e del cash flow del gruppo cementiero. In un contesto difficile in alcuni mercati chiave – secondo gli analisti di Moody’s – “si prevede che sarà impegnativo per Italcementi migliorare il suo profilo creditizio nel breve periodo, nonostante gli sforzi per abbattere i costi e rivedere al ribasso i livelli di investimento per adeguarli alle condizioni di mercato”. Le aspettative, del resto, non sono rosee. Già lo scorso anno le previsioni “di un’inversione della tendenza negativa che aveva caratterizzato il settore delle costruzioni a partire dal 2008 – affermano il presidente di Italcementi, Giampiero Pesenti, e il figlio Carlo- si sono allontanate a causa dell’aggravarsi dello scenario congiunturale, soprattutto in Europa, in alcune fasi entrato in una fase di recessione, spostando l’attesa di segnali concreti di ripresa sono nel prossimo futuro”. Tuttavia, “a fronte di questa nuova realtà che, si prevede non possa più tornare agli elevati livelli pre-crisi è stato avviato un intervento con l’obiettivo di razionalizzare l’apparato industriale e distributivo nazionale, senza per questo ridurre le quote di mercato”.

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