Investire in Turchia dopo il colpo di stato conviene?

Le obbligazioni governative turche in dollari e in euro sono da preferire ai Btp. La ripresa economica del paese resta solida

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Le obbligazioni governative turche in dollari e in euro sono da preferire ai Btp. La ripresa economica del paese resta solida

Il fallito colpo di stato in Turchia ha riacceso i dubbi degli investitori sulle opportunità d’investimento in quell’area, già al centro di tensioni politiche dopo le elezioni dello scorso anno. Le agenzie di rating hanno già messo le mani avanti abbassando il giudizio sul merito creditizio della Turchia (BB- per Standard & Poor’s e Baa3 per Moody’s con outlook negativo). Ciò nonostante, le piazze finanziarie europee hanno reagito bene allo shock politico di un paese che punta all’integrazione nella Ue e la piazza finanziaria di Istambul sembra avere retto il colpo: la lira turca si è indebolita del 7% grazie anche alla liquidità assicurata dalla Banca Centrale di Ankara. La borsa di Istambul ha perso il 6%, mentre i rendimenti dei titoli di stato sono tornati sopra il 9% restando lontani dai valori dello scorso anno. In ribasso anche i prezzi dei bond in dollari USA che vengono scambiati regolarmente sul mercato EuroTLX. Le obbligazioni con scadenza 2025 e cedola 7,375% (codice ISIN US900123AW05 ) sono passate in poche sedute da 125 a 119 per un rendimento a scadenza del 4,71%.

Turchia: il Pil è cresciuto del 4% lo scorso anno

Secondo gli esperti, il fallito golpe in Turchia rappresenta un’occasione di acquisto, anche perché il presidente Erdogan non ha perso tempo a normalizzare la situazione interna per non compromettere la ripresa economica in atto. Secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica (Turkstat), la crescita del Pil nazionale nel 2015 è stata pari al 4%, che rappresenta un forte aumento rispetto all’anno precedente (2,9%). Il miglioramento è largamente ascrivibile al forte aumento della domanda interna cresciuta di quasi 4 punti percentuali a fronte di un calo di quella estera dello 0,3%. Per quest’anno, poi, si attendono gli effetti inflattivi della decisione di aumentare il salario minimo del 30% a partire dal 1° gennaio, che tende ad impattare su tutti i settori e sull’intera struttura salariale delle imprese (inclusi anche i salari “non minimi”) producendo un effetto di trasmissione sull’intera economia del maggiore costo del lavoro sopportato dalle imprese che trasferiscono gli aumenti sul prezzo dei beni prodotti.

I bond Turchia in euro rendono il 3%

Per cui, investire in Turchia in questo momento appare più come un’occasione che un rischio. Per chi volesse evitare rischi sul cambio, le obbligazioni governative in euro a breve scadenza sono da considerare in alternativa ai titoli di stato italiani. Il bond da 2 miliardi di euro Turchia 5,125% 2020 (codice ISIN XS0503454166) rende il 3% a scadenza, ma ha tagli negoziabili minimi da 50.000 euro, per cui non è adatto a tutte le tasche. Più “popolare” è invece il bond Turchia 5,50% febbraio 2017 (codice ISIN XS0212694920) che a sette mesi dal rimborso rende 1,5% circa ed è trattabile per importi minimi di 1.000 euro.

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Argomenti: Obbligazioni High Yield, Bond in dollari USA, Ratings, Bond Turchia

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