Investire nel BTp a 30 anni con rendimento netto quasi al 3%

Il BTp a 30 anni, scadenza settembre 2052 (ISIN: IT0005480980) si è deprezzato moltissimo dall'emissione di gennaio e sfiora il 3% netto

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L’inflazione morde e finalmente la massa dei bond con rendimenti negativi dall’Eurozona è quasi scomparsa, scesa ad appena 400 miliardi di dollari dai 2.700 miliardi di inizio anno. Un fenomeno osceno degli ultimi anni, per cui l’obbligazionista era certo di ricevere un rendimento nominale inferiore allo zero se avesse tenuto il titolo fino alla data di scadenza. Invece, le opportunità d’investimento del proprio risparmio a tassi sempre più alti si stanno moltiplicando. Sul mercato sovrano italiano spicca il BTp a 30 anni, emesso nei primi giorni del 2022 con scadenza 1 settembre 2052 e cedola 2,15% (ISIN: IT00080980).

Questo è un bond dalla durata perfetta per chi punta a impiegare il proprio risparmio in un orizzonte temporale lungo. I fondi pensione ci vanno matti per i trentennali, perché la durata coincide con quella media d’investimento degli iscritti. Ma anche tra gli investitori individuali dovrebbe attirare la giusta attenzione: un adulto di 35-40 anni oggi acquisterebbe un asset per riscuotere il capitale quando verosimilmente sarà andato in pensione o poco ci mancherà.

Rendimento reale del BTp a 30 anni in prospettiva positivo

Il BTp a 30 anni sbarcò sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana a un prezzo intorno alla pari verso la fine di gennaio. Adesso, scambia poco sopra 82 centesimi. In meno di tre mesi, quindi, ha accusato un deprezzamento di quasi il 18%. Nel frattempo, il suo rendimento netto è salito da 1,89% a 2,92%. Praticamente, chi lo acquistasse oggi si porterebbe a casa da qui ai prossimi 30 anni e rotti il 31% in più di rendimento rispetto a chi lo acquistò a gennaio.

Interessante la cedola. Come abbiamo indicato sopra, quella fissa lorda è del 2,15% all’anno. Tuttavia, fatto presente che acquistereste il BTp a 30 anni a soli 82 centesimi, il tasso d’interesse netto effettivo salirebbe al 2,29%.

Anche volendo scontare l’imposta di bollo dello 0,2% gravante sul conto titoli, la cui accensione è obbligatoria per chi volesse investire in titoli finanziari, il flusso di reddito annuale resterebbe superiore al 2%.

Il prezzo del bond è diventato interessante

Certo, se pensate che il tasso d’inflazione in Italia a marzo risultava salito al 6,5%, il rendimento netto reale attuale è del -3,6%. Tuttavia, chi acquista il BTp a 30 anni lo fa guardando a un orizzonte lungo, durante il quale è verosimile supporre che l’inflazione si riporterà intorno al target BCE del 2%. A questi prezzi, dunque, sareste teoricamente in grado di proteggere il potere d’acquisto del vostro capitale.

E se voleste rivenderlo prima della scadenza? Il rendimento a 30 anni nell’ultimo decennio ha oscillato tra un minimo sotto 1,4% e un massimo di 6,65%. L’apice fu toccato nell’estate del 2012, quando infuriava la tempesta finanziaria sui debiti sovrani nel Sud Europa. Speriamo che non si ripeta mai più. Esclusi tali scenari estremi, per quanto possibili, esistono elevate probabilità che da qui a pochissimi anni il BTp a 30 anni risalga verso la pari e si spinga anche ben oltre con la fine del ciclo rialzista dei tassi BCE.

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