Come investire nei mercati emergenti con meno volatilità

Commento sul beneficio, in termini di minore volatilità, dell’approccio all’investimento nei Paesi Emergenti a cura degli esperti di Capital Group

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Commento sul beneficio, in termini di minore volatilità, dell’approccio all’investimento nei Paesi Emergenti a cura degli esperti di Capital Group

Come affrontare il nuovo anno investendo nei mercati emergenti? E’ cambiato l’approccio degli investitori alla luce degli aggiustamenti di politica monetaria delle banche centrali o è rimasto uguale al 2017? Quale sarà la volatilità dei paesi emergenti? A queste domande risponde Natasha Braginsky Mounier, direttore investimenti di Capital Group che descrive l’approccio all’investimento nei Paesi Emergenti basato sul concetto di “nuova geografia”.

La nostra esperienza di investimento nei mercati emergenti è iniziata nel 1986, con il lancio del primo fondo azionario dedicato, investendo insieme alla Banca mondiale in questo settore. In quel periodo era possibile investire solamente in quattro paesi, e quando abbiamo contribuito alla nascita dell’indice MSCI Emerging Markets, nel 1988, si trattava ancora di un universo minuscolo, composto da nove paesi e costituente solo l’1% dell’indice MSCI All Country World. Oggi i paesi sono diventati 24, e contribuiscono a circa il 40% del PIL mondiale e al 12% dell’indice azionario globale2.

Tuttavia, abbiamo compreso che l’investimento in una gamma più vasta di opportunità rispetto all’indice poteva offrire, a lungo termine, risultati decisamente migliori in termini di apprezzamento del capitale e minore volatilità. Inoltre, questo ci ha portato a realizzare come la generazione di ricavi e profitti nei mercati emergenti non abbia nulla a che vedere con il domicilio di una società. Ad esempio, le società europee hanno indicativamente la stessa esposizione ai mercati emergenti e agli USA, con poco più del 25% dei ricavi.

Questo si è tradotto in una ricerca di società di successo del mondo sviluppato che generano ricavi e profitti nei mercati emergenti, soprattutto in settori che sono sotto rappresentati nell’indice, come le piattaforme digitali, i beni di consumo e i sanitari. Per questo motivo nel fondo sono presenti titoli quali SoftBank, Facebook, British American Tobacco e Nestlé, tutte multinazionali che hanno utilizzato le potenziali opportunità dei mercati emergenti per incrementare il loro business. La struttura dell’MSCI Emerging Markets è tale per cui vi sono pochissime società di beni di consumo domiciliate nei mercati emergenti: sono di norma società statali, multinazionali o di proprietà familiare, alle quali non ci è consentito accedere. È per questo che cerchiamo di accedervi attraverso le società dei mercati sviluppati. Ad esempio, metà dei ricavi di British American Tobacco proviene dai mercati emergenti.

Inoltre, il 72% dell’MSCI Emerging Markets è costituito da indici asiatici, tra cui la Cina da sola costituisce il 30%. I titoli IT e finanziari compongono insieme oltre il 50% dell’indice, una percentuale di molto superiore ai mercati sviluppati. Allo stesso tempo, la capitalizzazione di mercato combinata dell’indice è pari a 5.000 miliardi di dollari, ovvero soltanto il 17% del PIL combinato dei mercati emergenti. Un approccio senza vincoli geografici apre quindi una serie di opportunità di gran lunga maggiori, in quanto si considerano anche le multinazionali che generano una crescita redditizia dalle loro operazioni nei mercati emergenti. Si tratta spesso di società più affermate e resilienti, quindi più stabili. Questo contribuisce a limitare il rischio nei mercati in ribasso ed è uno dei motivi per cui storicamente la strategia è stata molto meno volatile rispetto all’indice MSCI Emerging Markets.

Ad esempio, i titoli domiciliati in Cina costituiscono il 12% del New World Fund, rispetto al 30% dell’indice MSCI Emerging Markets. In termini di esposizione ai ricavi del mercato cinese, per il portafoglio questa è al 18% mentre per l’MSCI Emerging Markets è del 33%. Ciò significa che stiamo guadagnando esposizione alla Cina da altre multinazionali che operano o vendono in Cina. In altri termini, stiamo individuando quelle che consideriamo modalità meno rischiose per ottenere esposizione alla Cina attraverso società più legate ai consumi rispetto ad opache aziende statali e asset industriali obsoleti.

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Argomenti: Mercati Emergenti

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