Investire in zone di guerra: bond Israele più sicuri dei BTP

L’economia israeliana cresce a ritmi costanti, nonostante la guerra in corso. La Baca Centrale ha tagliato ancora il costo del denaro

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L’economia israeliana cresce a ritmi costanti, nonostante la guerra in corso. La Baca Centrale ha tagliato ancora il costo del denaro

Chi l’avrebbe mai detto? I titoli di stato di Isarele sono più sicuri dei BTP italiani. Da una parte un paese in guerra da anni coi palestinesi e dall’altra un paese membro della Ue, ottava potenza industriale al mondo. Per i risparmiatori è qualcosa di incomprensibile, ma per gli esperti non c’è niente di strano: le finanze di Tel Aviv sono più solide di quelle di Roma. Solo cinque mesi fa l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha confermato il proprio giudizio A+ sul debito a lungo termine di Israele con out look positivo, cioè meritevole di ulteriore apprezzamento. Di riflesso i prezzi dei titoli di stato denominati in dollari si sono alzati ulteriormente spingendo i rendimenti ancora più verso il basso.   Obbligazioni internazionali Stato di Israele   Non solo, giusto ieri la banca centrale di Israele ha tagliato nuovamente il costo del denaro. L’istituto ha tagliato i tassi di interesse allo 0,25%, dal precedente 0,50%. Gli analisti si aspettavano una conferma del costo del denaro, dopo la sforbiciata inaspettata di luglio, ma sono stati sorpresi. Per effetto, il bond da 1 miliardo di dollari Israele 3,15% 2023 (US4651387M19) si è portato a ridotto della parità superando per la prima volta il prezzo di collocamento (99,45) di gennaio 2013. Le obbligazioni offrono al momento un rendimento lordo a scadenza del 3,17% (la tassazione è del 12,50% su interessi e capital gain essendo Israele appartenente alla categoria di paesi “white list”). Rendimenti in discesa anche per il bond high yield da 250 milioni di dollari Israele 7,25% 2028 (US465138ZR91) che offre un rendimento del 4,60%. Negoziabile sul mercato OTC per tagli da 1.000 dollari, le obbligazioni staccano la cedola su base semestrale il 15 giugno e il 15 dicembre di ogni anno.   Come si finanzia Israele   A parte le obbligazioni internazionali di cui sopra, Israele si finanzia anche tramite un altro canale tramite due diversi canali, tramite il sito www.israelbonds.com, gestito da un ente dello Stato israeliano. In pratica si apre un conto sul sito e si versano direttamente i soldi nelle casse del Paese, senza passare dagli intermediari finanziari. Inoltre è escluso il rapporto con il mercato: questi bond una volta acquistati non sono scambiabili in Borsa. In pratica più che obbligazioni, si tratta di depositi vincolati. E’ un meccanismo che è stato studiato da Israele in vista della possibile escalation delle tensioni militari con i Paesi limitrofi: in un contesto di guerra – spiegano gli esperti – Israele potrebbe, infatti, avere difficoltà a raccogliere finanziamenti sul mercato. In pratica lo Stato conta sul sostegno della comunità ebraica.   La crescita economica di Israele E’ abbastanza chiaro a tutti che l’economia di Israele è sostenuta indirettamente dagli Stati Uniti. Attraverso la fornitura di armi e di finanziamenti alla Difesa. Contributi che si sono intensificati negli ultimi tempi dopo la scoperta di preziosi e importanti giacimenti di gas. Così il presidente Obama lo scorso anno ha promesso di prolungare gli “aiuti” a Israele per altri dieci anni. A parte questo, l economia di Israele è prospera e ampiamente diversificata,sia nel settore agricolo che in quello industriale.

Negli ultimi 10 anni il prodotto interno lordo è più che raddoppiato (260 miliardi di dollari) nel piccolo territorio che conta non più di 8 milioni di abitanti. Fattori di traino sono stati il turismo e l’industria. Quest’ultimo settore partecipa per più del 30% alla formazione del Pil: le industrie ad alta tecnologia rappresentano il settore più dinamico dell’economia e costituiscono il fattore di traino dell’intero sistema, tramite le esportazioni e la creazione di start-up. Nel corso del 2012 Israele ha saputo fronteggiare la crisi economica globale, registrando una crescita del PIL del 3% in termini reali. L’aumento della spesa sociale ha tuttavia comportato un ingente disavanzo nel bilancio statale, per il cui risanamento sono pesate stringenti misure di austerità nel 2013, in attesa di quell’alleggerimento che si dovrebbe registrare una volta a regime la recente riforma del meccanismo di tassazione del settore energetico, a fronte dei giacimenti di gas rinvenuti al largo delle coste.

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