Investire in Svizzera: ondata di obbligazioni in franchi

Lo scudo anti spread della Bce ha stimolato l’offerta di moneta rossocrociata da parte delle banche elvetiche. Lanciati in fretta e furia anche un bond da parte di Enel e uno da Unicredit

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Lo scudo anti spread della Bce ha stimolato l’offerta di moneta rossocrociata da parte delle banche elvetiche. Lanciati in fretta e furia anche un bond da parte di Enel e uno da Unicredit

Il franco svizzero comincia a dare segni di cedimento.  Il recente apprezzamento dell’euro nei confronti delle principali valute mondiali a seguito dell’intervento della BCE a sostegno della moneta unica e del via libera da parte della Corte Costituzionale tedesca al ESM, il cosidetto fondo salvat stati, ha fatto vacillare anche la granitica moneta rosso crociata. Il rapporto di cambio si è infatti schiodato da 1,20 dopo sei mesi di sostegno forzato da parte della Bns, la Banca Nazionale Svizzera, che lo ha sostenuto acquistando illimitatamente titoli obbligazionari denominati in euro sul mercato secondario. E così, al primo segnale di indebolimento del franco svizzero, molte blasonate società sono corse a emettere obbligazioni in franchi svizzeri, nel tentativo di spuntare un minor costo di rifinanziamento in previsione di un ulteriore rafforzamento dell’eruo sui mercati valutari, anche perchè la fase acuta della recessione europea sembra ormai superata e nessuno stato dell’eurozona, come forse si attendenvano gli speculatori internazionali, è fallito. Ad affacciarsi in questi giorni sul mercato obbligazionario corporate sono stati in primis gli istituti di credito, molto attenti alle minime variazioni di cambio sui mercati valutari, che si sono precipitati a rinnovare debiti in scadenza o a emetterne di nuovi, anche allo scopo di diversificare il rischio su una valuta, il franco svizzero, che rappresenta pur sempre un porto sicuro nei momenti di turbolenza finanziaria. Sul mercato sono piombate così emissioni della Den Danse Bank, la Nordea Bank, Nycredit, Rabobank, banche austriache e cantonali svizzere che hanno cominciato ad invertire la tendenza impostata dalla Bce acquistando euro e vendendo franchi. Ma anche famosi gruppi industriali di fama internazionale appartenenti al settore assicurativo, finanziario e industriale, quali la Baloise Holding, la Lonza Finance, la Clariant, Gaz de France, Adecco, solo per citare le più recenti.

 

Il franco svizzero scende a 1,21 contro l’euro. Richieste per le obbligazioni Enel e Unicredit in valuta

 

Al simposio non potevano mancare due big italiani di fama internazionale: Enel e Unicredit. Ma anche ENI è sul trampolino di lancio. La prima ha emesso questa settimana un bond da 350 milioni di franchi svizzeri con scadenza 17 dicembre 2018 e tasso fisso annuale del 2,75% (Isin: CH0195757254). Il taglio minimo negoziabile dell’obbligazione Enel Finance è di 5.000 franchi, circa 4.100 euro. Il rating è BBB+ presso Standard & Poor’s e il prezzo sul mercato secondario ha già superato la pari (100,25). La seconda è un’emissione da 150 milioni di franci della divisione Unicredit Bank Ireland, leggermente più lunga di Enel, che però paga una cedola annuale del 4,25%. Il bond (Isin: CH0195512519)va infatti a rimborso il 19 ottobre 2022 e viene trattato, come per Enel, per tagli minimi di 5.000 franchi e prezza attualmente sopra la pari (100,75). Anche per Unicredit il rating di Standard & Poor’s è BBB+. Al di là dei collocamneti è bene, dal punto di vista dell’investitore, prestare molta attenzione ad acquistare in questo momento franchi svizzeri per mettersi al riparo da ulteriori turbolenze del mercato. C’è il rischio di subire perdite sul cambio. Come osserva Dany Robertson, specialista per il mercato obbligazionario di ING, la Banca Centrale Europea ha varato lo scudo anti spread che garantirà liquidità illimitata al sistema creditizio europeo, per cui la moneta unica non è più in pericolo come sei mesi fa. Una mossa tanto attesa anche da Berna che ha mollato la morsa sull’acquisto di moneta unica per difendere il cambio a 1,20 contro il franco svizzero. Le riserve federali elvetiche – prosegue Robertson – sono sbilanciate verso l’euro e questo fattore prima o poi dovrà essere aggiustato. Come? Vendendo franchi svizzeri. E le banche hanno già cominciato a portarsi avanti, a tutto vantaggio dei forzieri rossocrociati naturalmente.

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