Investire in Pir, aspettando il decollo dei nuovi tra le rigidità normative

I nuovi Pir non decollano, aspettando che il governo vari i decreti attuativi. Servono norme meno stringenti, in quanto questi strumenti appaiono abbastanza interessanti per gli investitori individuali e il sistema Italia.

di , pubblicato il
I nuovi Pir non decollano, aspettando che il governo vari i decreti attuativi. Servono norme meno stringenti, in quanto questi strumenti appaiono abbastanza interessanti per gli investitori individuali e il sistema Italia.

Avete sentito parlare quasi certamente di Pir, se siete stati alla ricerca di una modalità di diversificazione del vostro portafoglio di investimenti. Parliamo dei Piani individuali di risparmio, introdotti con la legge di Stabilità 2017 e il cui obiettivo sin dall’inizio è stato di incentivare l’afflusso di capitali verso le piccole e medie imprese, quelle che in Italia si mostrano più in difficoltà nell’attingere al pur abbondante risparmio nazionale.

I risultati obiettivamente possono considerarsi molto positivi, nonostante gran parte della stampa lamenti come questi strumenti di investimento non siano ancora realmente decollati, cosa senz’altro vera e che ci fa capire, però, quali potenzialità avrebbe un comparto, il quale vivacizzandosi farebbe solamente il bene della nostra economia, in quanto farebbe affluire finalmente i capitali laddove servono per produrre ed espandersi, al contempo incentivando le piccole imprese ad uscire fuori dalla logica della stretta gestione familiare.

I risparmiatori regalano alle banche 15 miliardi all’anno, ecco come e perché

Vediamo più nei dettagli di cosa stiamo parlando e quali novità legislative sono state introdotte con la legge di Stabilità 2019. Dicevamo, i Pir sono piani di risparmio individuali, che puntano a sostenere gli investimenti a medio-lungo termine delle imprese italiane di minori dimensioni, incentivando le famiglie con la detassazione totale dei proventi finanziari, ma solo se questi strumenti vengono mantenuti in portafoglio per almeno 5 anni. In questo caso, non si pagherebbe l’imposta del 26% che grava sui capital gain. Inoltre, i Pir sono esenti dall’imposta di successione, un privilegio riservato ai titoli del debito pubblico.

E cosa sono nel concreto? Possiamo considerarli contenitori giuridici (fondi, conti, gestioni patrimoniali), che investono il patrimonio in strumenti di varia natura, come azioni, obbligazioni, Etf, depositi e conti correnti. In verità, possono anche essere creati in autonomia, sempre rispettando i paletti imposti. Per legge, devono investire almeno il 70% delle risorse in strumenti emessi da società con sede in Italia e almeno il 30% di questa quota (21% della quota complessiva) deve essere investito in strumenti emessi da società non quotate nell’Ftse Mib, bensì in altri segmenti, cioè MidCap (titoli a media capitalizzazione), Star (società ad alti requisiti), Standard (segmento riservato ai titoli con capitalizzazione inferiore a 1 miliardo di euro) e Aim (acceleratore di progetti di crescita e competitività delle pmi).

Gli investimenti, poi, non possono concentrarsi per più del 10% su un singolo emittente.

I vincoli ai Pir

Possono investirvi solo le persone fisiche per un importo minimo di 500 euro e uno massimo di 30.000 euro a Pir e fino a un massimo complessivo di 150.000 euro. I Pir non possono, quindi, essere stipulati dalle aziende. Il 2018 non è stato un anno positivo sul terreno del rendimento medio esitato, rispecchiando l’andamento avverso di tutto il mercato finanziario italiano, oltre che della volatilità all’estero. In sé, trattasi di uno strumento assai interessante, perché consentirebbe all’investitore individuale di finanziare realtà aziendali minori, ma non per questo non meritevoli di attenzione e, anzi, le cui potenzialità sarebbero tali da stimolare l’economia italiana, nonché di offrire rendimenti allettanti per chi ci abbia creduto.

Flop BTp Italia, messaggio dei risparmiatori a Salvini e Di Maio: patrioti sì, fessi no

Ad ogni modo, anche nel 2018 la raccolta dei capitali si è mostrata molto positiva, pari a 3,9 miliardi, portando il patrimonio investito in Pir a 17,4 miliardi, qualcosa come un punto di pil. Può sembrare poco, ma parliamo di uno strumento ancora semi-sconosciuto tra gli italiani e, peraltro, di appena 2 anni di vita. Nel tentativo di rafforzarne la diffusione, con l’ultima manovra finanziaria il governo Conte ha cercato di apportare novità alla legislazione esistente. Come? Lanciando i nuovi Pir, per i quali gli investimenti dovranno essere non inferiori al 3,5% del patrimonio in azioni di società quotate presso l’Aim (imprese fino a 250 dipendenti e 50 milioni di ricavi) e un altro 3,5% in fondi di “venture capital”. In totale, quindi, viene introdotto un nuovo vincolo del 7%, che le società di gestione del risparmio (Sgr) trovano difficoltoso rispettare.

Considerate che l’Aim, pur in forte crescita (+100 società quotate dall’estate 2017 e +70 solo quest’anno), capitalizza ancora sui 7 miliardi di euro, a fronte delle 184 società risultanti quotate nel listino, per una media di appena 38 milioni a testa.

In pratica, si tratta di un mercato ancora poco liquido e non sviluppato, per cui diventa complicato per una società che investe in Pir rispettare i nuovi obblighi normativi previsti, per i quali non esistono ancora i decreti attuativi. Il Ministero dell’Economia ha studiato il dossier solo la settimana scorsa e dovrà emanare i decreti entro il 30 aprile. Nel frattempo, il nuovo mercato esiste solo sulla carta, di fatto bloccato dalle rigidità fissate dal legislatore e, soprattutto, dall’assenza ancora di attuazione delle stesse norme. Chi vuole, può sempre puntare sui vecchi Pir. E, in effetti, a gennaio la raccolta è stata positiva, pur di soli 57 milioni di euro.

Servono minori vincoli sui Pir

Per voi, abbiamo cercato di verificare l’andamento di alcuni tra i Pir più popolari, distinti per segmento. Partiamo dai Pir azionari: Amundi Divid Italia P Pir ha reso quest’anno già un ottimo 13%, Fideuram Piano Azioni Italia A il 12%. Si consideri che l’Ftse Mib ha guadagnato nello stesso arco di tempo il 16,5%. Quanto ai Pir bilanciati, Eurizon Pir Italia 30 ha offerto il 5% e Euromobiliare Pir Italia Flessibile il 3%. I Pir flessibili come Mediolanum Flessibile Futuro Italia L e Consultinvest Risparmio Italia L hanno reso rispettivamente l’11% e il 13%. L’obbligazionario New Millenium Italia Diversified Bond segnala un +4%, mentre l’Etf Lyxor Italia Bond appena l’1%.

Italiani popolo di risparmiatori, impauriti o in attesa delle grandi occasioni? 

In attesa di verificare se il decollo dei nuovi Pir vi sarà, qualche suggerimento al governo: anziché imporre ulteriori vincoli, bisognerebbe imboccare la strada opposta. Le limitazioni agli investimenti realizzabili dalle persone fisiche andrebbero innalzate dai 30.000 euro a Pir, così come si dovrebbe consentire anche alle società di capitali e agli istituzionali di puntare almeno una quota minima dei rispettivi patrimoni in questi strumenti, così da potenziare al massimo l’afflusso di capitali in un segmento abbastanza affamato.

Certo, esiste un problema più ampio, vale a dire la compatibilità di queste norme eventualmente più flessibili con la legislazione europea, dato che esentare dal pagamento delle imposte una tipologia di investimento dovrebbe essere pur sempre un’eccezione abbastanza circostanziata.

Aldilà di tutto, non possiamo non notare come sui conti bancari degli italiani vi siano 1.720 miliardi di euro di liquidità parcheggiati senza alcun profitto e che attenderebbero per grossa parte solo una forma di impiego redditizia. I Pir non sono scevri da rischi, chiariamolo subito, specie se riguardano i fondi azionari. Ma in quanti sanno che i proventi generati non siano tassati, se frutto di un investimento almeno quinquennale? Consideriamo anche il circolo virtuoso che questi veicoli tendono a generare: più capitali affluiti presso le pmi spingono gli investimenti di queste, spronano ulteriori quotazioni in borsa e allargano il controllo del mercato sulla gestione di realtà aziendali sempre più numerose, a beneficio della competitività e del rilancio del tessuto produttivo nazionale. Meno vincoli e più incentivi, questa la strada per il successo anche dei nuovi Pir.

[email protected] 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: