Investire in Nuova Zelanda con i bond General Electric

Le obbligazioni della multinazionale americana in dollari neozelandesi offrono rendimenti che battono i titoli di stato locali. Un buon diversivo per chi cerca solide opportunità lontano dall’Europa

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Le obbligazioni della multinazionale americana in dollari neozelandesi offrono rendimenti che battono i titoli di stato locali. Un buon diversivo per chi cerca solide opportunità lontano dall’Europa

Lontani dall’euro, lontani dall’Europa e dalle sue politiche d’austerità. Sembra essere questo l’imperativo che serpeggia sempre di più fra gli investitori e i risparmiatori italiani depressi e avviliti da una crisi finanziaria infinita che ha fatto perdere ogni appiglio sicuro. Ebbene esiste un angolo del mondo dove la crisi europea è solo un eco lontano: la Nuova Zelanda, nome che suggerisce e riporta subito alla mente terre lontane, vergini, incontaminate.

 

Alla ricerca di tranquillità con le obbligazioni General Electric Capital in dollari neozelandesi

 

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Il paese dei kiwi e degli “all blacks” di rugby non ha per niente sofferto la crisi internazionale scoppiata cinque anni fa e, a parte il 2008-2009 in cui il Pil è arretrato leggermente, la Nuova Zelanda ha registrato finora elevati ritmi di crescita anche di riflesso per il forte incremento delle esportazioni di carbone e ferro dalla vicina Australia. Finanziariamente, ad eccezione dei titoli di stato, che rendono in media il 2,50-3,00%, in linea con i tassi dì interesse fissati dalla Banca Centrale di Wellington, gli investitori più attenti hanno da poco puntato il faro sulle nuove obbligazioni estere emesse da General Electric. Il conglomerato americano ha lanciato due mesi fa un prestito obbligazionario da 300 milioni di corone neozelandesi (XS0876185876), attraverso la società controllata General Electric Capital, di durata quinquennale e che paga un interesse del 4,25% all’anno. La cedola a tasso fisso viene staccata il 17 gennaio e il 17 luglio di ogni anno fino al 2018, mentre il titolo è trattabile per tagli minimi da 5.000 dollari neozelandesi (3.250 euro circa). Il bond General Electric prezza adesso intorno a 99,50, come alla data di emissione il 17 gennaio 2013 e rende il 4,35% a scadenza, quindi più dei titoli di stato neozelandesi o delle stesse obbligazioni GE denominate in dollari o euro, rappresentando una valida alternativa d’investimento obbligazionaria, sia per il piccolo risparmiatore, sia per l’investitore professionista che intende diversificare il proprio portafoglio. Dal punto di vista dell’emittente, la solidità di GE non è in discussione godendo di un rating AA+ secondo l’agenzia Standard & Poor’s, per cui il rimborso del capitale è quasi certamente assicurato, mentre potrebbero profilarsi dei rischi dal punto di vista valutario.

 

Crescita robusta e bassa inflazione rafforzano la valuta locale

 

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Come sempre, investire in valute straniere implica accollarsi un certo rischio sul cambio e qui è sempre bene entrare su un mercato estero a piccole dosi cercando di mediare sul prezzo della valuta locale. Il dollaro neozelandese, però, è considerato dagli analisti una delle grandi divise non speculative legate all’andamento del dollaro americano e ritenute “forti” al pari del dollaro canadese e del dollaro australiano. Il cambio nei confronti dell’euro è attualmente di 1,55 ed è in forte rafforzamento da quanto è iniziata la crisi economica europea (vedi grafico a lato) al punto che la Banca Centrale sta valutando di intervenire sulla falsariga di quanto accaduto nel 2012 in Svizzera per impedire l’eccessivo apprezzamento del dollaro neozelandese, anche per non penalizzare le esportazioni. Non bisogna infatti dimenticare che questa valuta è solitamente influenzata dall’evoluzione dei prezzi delle materie prime e la Nuova Zelanda è esportatrice verso i paesi anglosassoni di molti prodotti agricoli, ortofrutticoli, pesca e legname che costituiscono circa un terzo del Pil annuale dell’arcipelago. A differenza dell’Australia, le risorse minerarie sono scarse e di un certo rilievo sono solo i giacimenti di ferro, oro e rame, ma per questo gli abitanti della Nuova Zelanda non sono certo considerati poveri con un reddito che sfiora i 30.000 dollari annui pro capite con un ritmo medio di crescita economica del 2% a fronte di una bassissima inflazione.

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Argomenti: Bond dollari neozelandesi, Obbligazioni societarie