Investire in lire turche con i nuovi bond triennali BEI 10%

La Banca Europea degli Investimenti (AAA) ha raccolto nuovi fondi in valuta. Il cambio non promette bene, ma con poco più di 300 euro si potrebbe anche rischiare un buon rendimento

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La Banca Europea degli Investimenti (AAA) ha raccolto nuovi fondi in valuta. Il cambio non promette bene, ma con poco più di 300 euro si potrebbe anche rischiare un buon rendimento

La Banca Europea degli Investimenti (BEI) ha lanciato un nuovo bond in lire turche. Si tratta di un’obbligazione da 100 milioni di breve durata, fino al 2017, che offre un rendimento a scadenza superiore al 10%. Il titolo BEI (Isin  XS1038294531), negoziabile per importi minimi di 1.000 lire turche (TRY), circa 330 euro) è stato collocato al prezzo di 99,567% e rende il 10,17% lordo per tre anni. La cedola viene staccata il 3 marzo di ogni anno fiino al 2017. L’emittente gode della massima affidabilità sul mercato godendo di rating AAA per tutte le agenzie internazionali, per cui non ci sono rischi di insolvenza per l’investitore. Tuttavia, viste le recenti turbolenze che hanno sconvolto i mercati emergenti, permane il rischio paese (rating BB+ con outlook negativo per S&P) , legato alla volatilità e alla debolezza della valuta di riferimento. La Banca Centrale sta cercando di difendere il cambio vendendo dollari dopo aver alzato i tassi d’interesse. Basterà?

 

Obbligazioni BEI 10% in lire turche fanno gola, ma il rischio cambio è alto

 

Chart

La lira turca si è infatti indebolita molto negli ultimi 12 mesi, più del 36%, nei confronti dell’euro, passando da 2,35 a 3,20 (vedi grafico). Solo grazie al recente intervento della Banca Centrale turca che ha innalzato i tassi d’interesse dal 7,75% al 12% è stato posto un freno al forte deprezzamento della moneta locale, ritenuta da sempre una della valute più speculative al mondo. E dire che la Turchia è uno dei paesi candidati a entrare a far parte dell’Unione Europea. Guardando alle preoccupanti oscillazioni di cambio, viene quindi spontaneo chiedersi se è questo il momento giusto per investire in lire turche o è preferibile aspettare tempi migliori. Certo è che un bond BEI con cedola al 10% fa gola a molti, ma non è un caso simili istituzioni bancarie internazionali si finanzino in questo momento. Forse la Banca Centrale turca sarà costretta ad alzare nuovamente l’asticella dei tassi di interesse, anche perché l’inflazione ha ripreso a correre e la lira turca potrebbe risentirne ancora. Da quando è stato innalzato drasticamente il costo del denaro, la moneta si è rafforzata solo del 5-6%. Poco per una valuta che in un anno ha perso il 30% nei confronti del dollaro.

 

In Turchia esplode l’inflazione

 

Ma cosa fa indebolire la lira turca? Secondo gli esperti, i fattori che pesano sul cambio nei confronti delle valute di riferimento sono sostanzialmente di due tipi: uno economico-politico e l’altro speculativo. Dal punto di vista economico, la Turchia è finita sotto i riflettori per via di una crisi politica che peggiora la fiducia degli investitori nel governo, visto ormai da mesi sempre più debole e quindi incapace di affrontare il rallentamento della crescita economica. [fumettoforumleft]Ne consegue un calo degli investimenti esteri e quindi l’afflusso di denaro al paese. Il fatture speculativo è invece legato alla fine del “tapering” da parte della Fed, cioè di quella riduzione di stimoli monetari che in pratica aveva fatto affluire ingenti risorse valutarie ai paesi emergenti, esportatori di manufatti a basso costo e importatori di materie prime ad alto costo. Il risultato è l’indebolimento del potere d’acquisto dei turchi e l’indebolimento della lira. E l’inflazione corre. Come riferisce una nota dell’agenzia Ansa, in Turchia l’indice dei prezzi al consumo mensile, stimato all’1.72% a gennaio, ha disatteso le aspettative del mercato risultando più elevato rispetto alle previsioni in conseguenza dell’incremento dei costi del settore alimentare e dei trasporti. L’aumento dei costi è stato accelerato dalla perdita di valore della lira turca nei confronti del dollaro e dai conseguenti incrementi dei prezzi dei carburanti. E’ stato, tuttavia, l’indice dei prezzi di produzione a registrare l’aumento maggiore raggiungendo, nel primo mese del 2014, il 3.32%. I timori degli esperti riguardano la possibilità che l’incremento elevato dei costi di produzione possa riflettersi sui prezzi al consumo e che le manovre messe in atto dalla Banca Centrale, soprattutto l’innalzamento del tasso di interesse, si riveleranno inefficaci per ridurre l’inflazione. Ulteriori aumenti, previsti nei settori dell’elettricità, tabacco e bevande alcoliche (questi ultimi già introdotti dalla nuova tassazione entrata in vigore all’inizio dell’anno), concorreranno difatti ad incidere sull’inflazione futura.

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Argomenti: Mercati Emergenti, Nuove emissioni, collocamenti, Obbligazioni bancarie, Obbligazioni High Yield, Bond in lire turche, Obbligazioni sovranazionali, Ratings