Investire in Buoni fruttiferi postali 3 x 4 o BTp 2033? Ecco le differenze

Bfp e titoli di stato, due investimenti sicuri e al contempo differenti tra loro. Vediamo in cosa divergono.

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Bfp 3 x 4 o BTp 2033

“Ho qualche migliaio di euro di liquidità e, pur di non metterla sotto il materasso, vi chiedo se sia più conveniente investirla a lungo termine nei Buoni fruttiferi postali 3 x 4 o nei BTp 2033“.

Un immaginario lettore vorrebbe impiegare i suoi risparmi in maniera più fruttifera rispetto al conto corrente. Si pone dinnanzi all’alternativa tra Bfp e titoli di stato, entrambi con durata di 12 anni da oggi. Cosa possiamo dire in merito?

I Buoni fruttiferi postali 3 x 4 sono titoli del debito emessi da Cassa depositi e prestiti e distribuiti da Poste Italiane. Essi garantiscono un tasso d’interesse annuo lordo dello 0,50%. Gli interessi potranno essere riscossi al termine del terzo, sesto e nono anno. Questo significa – e siamo alla prima differenza con i BTp – che se ritirassi i miei risparmi al decimo anno, mi sarebbero corrisposti gli interessi fino al nono; se li ritirassi al secondo anno, non mi sarebbero corrisposti affatto, non essendo scattato il primo gradino dei tre anni.

BTp 2033 tra cedola e capitale

I Buoni fruttiferi postali, poi, possono sempre essere disinvestiti prima della scadenza e il capitale sarà restituito integralmente. Inoltre, gli interessi sono liquidati con il calcolo composto. Significa che maturano sugli interessi pregressi. Da un rapido calcolo, otteniamo che investendo 1.000 euro nei Buoni fruttiferi postali 3 x 4, alla scadenza otterrei 1.054 euro netti. Il mio guadagno, in sostanza, sarà stato di 54 euro, cioè del 5,4% in 12 anni.

E veniamo adesso ai BTp 2033. Anch’essi hanno scadenza di 12 anni. La data di rimborso è fissata per l’1 settembre di quell’anno e la cedola corrisposta del 2,45% (ISIN: IT0005240350). Il titolo si acquista a più di 119 sul mercato secondario, per cui il rendimento netto è dello 0,63%.

Gli interessi ci vengono corrisposti ogni sei mesi e se decidessimo di rivendere il titolo, l’acquirente dovrà pagarci il rateo della cedola per il periodo di detenzione tra la data dell’ultimo stacco a quella della cessione. Ma il capitale ci verrebbe restituito dal Tesoro solo alla scadenza indicata. L’unico modo per disinvestire sarebbe, quindi, la vendita a terzi, ma esponendosi alla volatilità dei prezzi di mercato.

Gli interessi, infine, sono liquidati in forma semplice e non composta. A conti fatti, alla scadenza avrei maturato un guadagno complessivo netto del 7,6%. Siamo su una percentuale maggiore del Buono fruttifero postale 3 x 4, ma anche in questo caso molto bassa e di gran lunga sotto il tasso d’inflazione. Entrambi i titoli, comunque, scontano una tassazione agevolata del 12,50%. E’ del 26% sugli altri redditi di natura finanziaria.

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