Intesa Sanpaolo lancia ops sui propri bond ma si gioca la faccia

Ai detentori di titoli Lower tier II 2018 viene proposta un'obbligazione più sicura di nuova emissione, ma verrà cambiato anche il regolamento per chi non aderirà. Per gli analisti, la banca è in difficoltà

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Ai detentori di titoli Lower tier II 2018 viene proposta un'obbligazione più sicura di nuova emissione, ma verrà cambiato anche il regolamento per chi non aderirà. Per gli analisti, la banca è in difficoltà

Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta di scambio di titoli Lower Tier II con un bond senior di nuova emissione. La notizia, dopo attenta analisi, non è stata ben accolta dalla stampa inglese e tantomeno dal mercato obbligazionario che ha visto i prezzi dei bond finanziari indietreggiare di qualche figura. La stampa italiana non ne parla, ma sui forum specializzati si sono scatenate critiche e commenti negativi verso un’operazione che penalizza sostanzialmente i piccoli risparmiatori. E’ la terza volta quest’anno che la banca guidata da Enrico Cucchiani sceglie la via dell’ottimizzazione patrimoniale attraverso il rimborso volontario anticipato delle proprie obbligazioni subordinate (e non). Benchè le prime due operazioni fossero andate bene perchè fatte in “denaro contro carta”, questa, essendo promossa “carta contro carta” ha suscitato non pochi dubbi e perplessità fra gli investitori.

 

Bond subordinati Intesa Sanpaolo: il punto della situazione

La strada perseguita dal management, dopo l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro – che e a detta di alcuni analisti, a questo punto, potrebbe non bastare per rispettare in futuro i requisiti dell’EBA – apre scenari nuovi e imprevisti sul fronte dei bond subordinati in generale, dato che a muoversi in questo senso è uno dei maggiori gruppi bancari europei. Del resto, a conti fatti – spiegano gli analisti di RBS Capital Market-  il costo delle due precedenti operazioni ha, sì incrementato il Core Tier 1 Capital della banca, ma ne ha anche alleggerito le casse per oltre due miliardi bruciando quasi la metà delle risorse raccolte con l’aumento di capitale. Cifre che devono essere tenute in debita considerazione anche in relazione al livello delle sofferenze bancarie in corso e al costo del funding sul mercato.

Evidentemente – concludono gli analisti – i conti trimestrali che saranno divulgati il 13 Novembre non lasciano intravvedere nulla di buono, atteso anche che l’ops si chiuderà una settimana prima.

 

Intesa Sanpaolo toglie la “call” a chi non aderisce all’offerta

 

Il titolo Intesa Sanpaolo in borsa

Nel dettaglio, Intesa ha optato per un’offerta pubblica di scambio di titoli subordinati con titoli senior di nuova emissione (mid swap a 5 anni + 310 bp), maggiormente garantiti, senza quindi remunerare i portatori dei bond direttamente con cash. Non solo, la banca ha anche deliberato di modificare le condizioni contrattuali dei titoli subordinati oggetto di offerta che non dovessero essere scambiati con il titolo senior di nuova emissione, rimuovendo dal regolamento l’opzione call a favore dell’emittente. In pratica, gli obbligazionisti che non aderiranno allo scambio, si ritroveranno in mano titoli privi dell’opzione call, cioè del diritto dell’emittente di richiamare anticipatamente a una data prestabilita il prestito obbligazionario. Trattandosi di un diritto di chi colloca il bond, sembrerebbe cosa irrilevante e superflua, ma – come osserva D. Fumagalli di BNP Paribas – all’atto pratico la penalizzazione sta più dal lato del risparmiatore, poiché quasi sempre gli emittenti finanziari (banche e assicurazioni) richiamano i titoli alla prima data disponibile (call) per una questione di immagine e credibilità verso il mercato. A questo punto, non farlo sarebbe come dire che la società si trova in difficoltà. Ed ecco che Intesa, per evitare questa eventualità, mette le mani avanti modificando i contratti obbligazionari a ridosso della call di un bond 2017 da 250 milioni di sterline. Ma lo fa anche in maniera tale da mettere i piccoli investitori in difficoltà, poiché il lotto minimo del nuovo senior è di 100.000 euro, scambiabile solo con un quantitativo analogo di bond subordinati che sono stati emessi per tagli minimi inferiori con l’incognita di andare a riparto se le adesioni dovessero superare l’ammontare massimo di 1,5 miliardi di euro.

Di diverso avviso è invece Intesa San Paolo che ha spiegato che l’operazione è stata concepita al fine di aumentare la probabilità che tali titoli possano continuare ad essere computabili quali strumenti patrimoniali di tipo Tier II nel patrimonio di vigilanza dell’emittente e che l’operazione in sé non penalizza affatto i risparmiatori che, alla fine, si ritroveranno in portafoglio titoli maggiormente garantiti e con scadenza inferiore ai subordinati oggetto di scambio.

 

 

Tutti i dettagli sull’operazione di scambio Intesa Sanpaolo

Agli aderenti l’offerta sarà proposto un nuovo titolo senior con scadenza 2017 e  taglio minimo da 100.000 euro. L’ammontare nominale massimo dell’offerta è di 1,5 miliardi di euro (più 250 milioni di sterline per il Lower Tier 2017) e il periodo di adesione terminerà il 6 Novembre 2012. In caso di superamento delle adesioni, si andrà a riparto, come previsto dal regolamento. Questi i titoli oggetto di offerta di scambio:

  • GBP 250.000.000 Lower Tier II Subordinated Fixed to Floating Rate Notes due November 2017 (ISIN XS0324790657);
  • Euro 750.000.000 Floating Rate Subordinated Notes due 2018 (ISIN XS0243399556);
  • Euro 1.000.000.000 Lower Tier II Subordinated Fixed to Floating Rate Notes due 2018 (ISIN XS0365303675);
  • Euro 500.000.000 Fixed / Floating Rate Callable Lower Tier II Subordinated Notes due 2018 (ISIN XS0258143477).

Per maggiori informazioni, è possibile scaricare il comunicato ufficiale allegato (comunicato Intesa Sanpaolo)

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