In India nasce Bharat Bond ETF, il primo per investimenti nel corporate

Il mercato obbligazionario in India compie un altro passo verso la crescita con la nascita del primo ETF per gli investimenti nel corporate ad alta qualità. Ecco come funziona.

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Il mercato obbligazionario in India compie un altro passo verso la crescita con la nascita del primo ETF per gli investimenti nel corporate ad alta qualità. Ecco come funziona.

L’attesa è stata lunga, ma alla fine il parto è andato a buon fine. Sulla Borsa di Mumbay sta per sbarcare il Bharat Bond ETF, il primo fondo a gestione passiva in India operante nel segmento corporate a basso rischio. Esso inizialmente investirà solamente in obbligazioni con rating “AAA” e, in ogni caso, acquisterà titoli di società controllate dallo stato.

Due le scadenze degli investimenti: 3 e 10 anni, sebbene l’obiettivo sia nel tempo di costruire un’ampia curva. Il taglio minimo sarà fissato in 1.000 rupie indiane, pari a circa 12,50 euro. Esso sarà volutamente basso, così da attirare la maggiore domanda possibile da parte dei residenti benestanti e non.

L’IPO dovrebbe avvenire già in questo mese di dicembre. Molto bassi i costi di gestione, pari ad appena lo 0,0005%. Aspetto interessante riguarda la tassazione dei guadagni in conto capitale, che per le detenzioni superiori ai 3 anni sarà del 20% sulle plusvalenze indicizzate, cioè al netto del tasso d’inflazione accusato nel periodo dell’investimento. Grazie al Bharat Bond ETF, il mercato obbligazionario indiano vedrà aumentare la liquidità degli scambi, attirando ulteriore domanda ed esponendo gli investitori a una volatilità potenzialmente inferiore.

Il mercato dei bond in India si apre alla finanza straniera?

Apertura alla finanza straniera e fattore tassi

Il governo di Narendra Modi cerca da mesi soluzioni diverse per ridurre i costi di rifinanziamento per imprese e banche, così da accelerare i tassi di crescita dell’economia, in deciso rallentamento negli ultimi trimestri (al 4,5% nel periodo luglio-settembre, giù dal +7% di un anno prima). Questa estate, ha tenuto banco per settimane il tema dell’emissione di un primo bond sovrano in dollari, con esecutivo e analisti divisi sull’opportunità di esporre i conti pubblici ai rischi di cambio. Di recente, invece, si parla di allentare le norme per gli investimenti dall’estero sul mercato sovrano, così che i maggiori capitali disponibili riducano i rendimenti.

Ieri, questi ultimi hanno subito un brusco rialzo lungo la curva delle scadenze. Il biennale offriva il 5,93%, ben 42 centesimi in più rispetto alla seduta precedente e ai livelli più alti da metà agosto, mentre il decennale saliva al 6,60%, registrando +14 punti base, ai massimi da fine ottobre.

L’impennata è stata dovuta al mancato taglio dei tassi della Reserve Bank of India, che ha sorpreso un po’ tutti tenendo il costo del denaro invariato al 5,15%. Quest’anno, però, lo ha già tagliato di 135 punti base cumulati e investitori e analisti si aspettavano un altro abbassamento al board di mercoledì. Per contro, la rupia indiana si è rafforzata di circa lo 0,65% contro il dollaro.

Probabile che sulla decisione abbia pesato la risalita dell’inflazione in ottobre al 4,6%. L’istituto punta a tenere sotto controllo i prezzi, condizione indispensabile per proseguire nei prossimi mesi nell’allentamento monetario senza impattare negativamente sui tassi di cambio. Gli stessi bond beneficerebbero del “raffreddamento” delle aspettative d’inflazione, in particolare sul tratto medio-lungo della curva. E dopo il mancato taglio dei tassi si è registrato un forte restringimento degli spread 10/2 anni, cioè la curva dei rendimenti si è decisamente appiattita.

Il taglio dei tassi in India non sosterrà i bond, l’allentamento dei vincoli sì

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