In Brasile la samba è finita: tassi su. World Bank emette un bond al 9,5%

La Banca Centrale brasiliana ha alzato il tasso di sconto al 9% a difesa del real. I grandi capitali si stanno defilando dal paese e il rendimento delle obbligazioni sfiora il 10% sul breve termine

di , pubblicato il
La Banca Centrale brasiliana ha alzato il tasso di sconto al 9% a difesa del real. I grandi capitali si stanno defilando dal paese e il rendimento delle obbligazioni sfiora il 10% sul breve termine

La crescita economica dei paesi emergenti è ormai al tramonto. I segnali di indebolimento dell’ economia dei BRICS sono di fatto conclamati e la fuga di capitali Brasile, Russia, India, Thailandia, Indonesia, Messico è un dato di fatto. Le banche Centrali stanno correndo ai ripari alzando i tassi d’interesse nel tentativo di attrarre nuovi capitali, come avvenuto recentemente in Indonesia e Brasile. La minaccia è costituita da rafforzamento del dollaro come conseguenza della fine della politica di stimoli varata dalla Fed e confermata nell’ultima riunione presieduta dal presidente Ben Bernanke. Punta di diamante di queste economie emergenti e che hanno costituito una via di fuga dalla per i capitali dagli USA e dall’Europa dopo il crac di Lehman Brotehrs, è il Brasile. Divenuta l’ottava potenza economica mondiale, davanti all’Italia, rischia ora di tornare indietro. E non di poco.

 

Crisi Brasile, l’economia rallenta e i capitali se ne vanno

 

typ3

La Banca centrale brasiliana la notte scorsa ha alzato di mezzo punto percentuale il tasso d’interesse di riferimento (Selic), portandolo dall’8,5% al 9%. E’ il quarto aumento consecutivo deciso all’unanimità dall’istituto, in uno scenario di inflazione elevata e di forte rialzo del dollaro. Nel frattempo, l’Fmi ha divulgato un rapporto in cui raccomanda al Brasile un riordinamento della politica fiscale e ”l’adesione a una meta di saldo primario”. Dallo scorso mese di marzo il real brasiliano ha perso nei confronti dell’euro il 20% del proprio valore e qualcosa di più nei confronti del dollaro. Il Brasile sta attraversando una congiuntura economica indubbiamente non facilissima. Come rivela una recente ricerca dell’ISPI, la crescita del PIL è bruscamente rallentata nel 2012 (un “magro” +0,9%) e quest’anno dovrebbe attestarsi all’incirca al 3%, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale.

Un dato che in Europa sarebbe lusinghiero di questi tempi, ma che per un’economia emergente non è sufficiente a soddisfare la crescente domanda di lavoro e consumo interno. Va tuttavia ricordato che il Brasile non si è mai distinto negli ultimi dieci anni per tassi di crescita “cinesi” (come invece ha fatto l’Argentina nel periodo 2003-2008), ma è cresciuto in maniera stabile e continua a un livello medio del 4%. Le politiche implementate a partire da Fernando Henrique Cardoso, basate su un’economia di mercato accompagnata da un ruolo importante dello stato (pensiamo alla proprietà pubblica di una multinazionale dell’energia come Petrobras), sono state poi proseguite da Lula da Silva e da Dilma Rousseff. Programmi di sussidi condizionati alle famiglie, come Bolsa Familia e Fome Zero, hanno contribuito a elevare dalla povertà decine di milioni di brasiliani e a espandere la classe media con risultati senza precedenti. [fumettoforumleft]La sostanziale stagnazione del 2012 si accompagna a un’inflazione più alta del previsto (ora intorno al 6%) con l’effetto complessivo di vanificare l’aumento del reddito pro capite reale. Per la prima volta dopo diversi anni, il brasiliano medio ha dunque avuto la percezione che la sua situazione economica non migliorasse. La crisi della domanda proveniente dall’Europa e la relativa chiusura economica del Brasile nei confronti dell’estero hanno contribuito a determinare il rallentamento dell’economia sudamericana, insieme all’aumento delle spese pubbliche per le infrastrutture destinate ai Mondiali e alle Olimpiadi che hanno impedito di destinare più fondi alla sanità e all’istruzione, la cui qualità non è ancora al livello di paesi pienamente sviluppati.

 

Obbligazioni World Bank 9,50% 2017 in reais brasiliani

 

imagess

In questo contesto economico finanziario, investire nel real brasiliano potrebbe essere un rischio, ma anche una grossa opportunità se si pensa che il peggio sia stata ampiamente scontato con un deprezzamento del 20% della valuta locale, tornata ai livelli pre-crisi.

A tal fine segnaliamo un’interessante emissione della World Bank che proprio in occasione del rialzo del costo del denaro da parte di Brasilia ha lanciato sul mercato un bond da 200 milioni. L’obbligazione in reais brasiliani ha una durata inferiore ai 4 anni e paga un cedola fissa annua del 9,50% il 2 marzo (Isin XS0490455069). Il titolo però rende il 9,75% essendo stato emesso al prezzo di 99,25 ed è negoziabile sul mercato non regolamentato OTC (Over the counter) per tagli minimi di 5.000 BRL (circa 1.500 euro). Il prezzo offre quindi un leggero premio rispetto al costo del denaro della Banca Centrale, ma v’è da dire che la politica monetaria di Brasilia potrebbe portare a ulteriori rialzi dei tassi qualora l’economia interna dovesse dare ulteriori segni di cedimento e la valuta locale deprezzarsi ulteriormente. Cosa per altro molto probabile a detta degli analisti. Per quanto riguarda l’emittente, non si corrono assolutamente rischi di insolvenza godendo World Bank del massimo grado di affidabilità secondo le principali agenzie di rating (AAA). Unico rischio, il cambio euro/real brasiliano che potrebbe peggiorare, per cui si consiglia di non esporsi eccessivamente verso una valuta emergente o di farli a piccole dosi.

Argomenti: , , , , ,