In arrivo volatilità e incertezza, serve un approccio tattico

Commento degli analisti di Hedge Invest in cui si sottolinea la necessità di adottare un approccio tattico e flessibile per affrontare gli appuntamenti della stagione autunnale.

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Commento degli analisti di Hedge Invest in cui si sottolinea la necessità di adottare un approccio tattico e flessibile per affrontare gli appuntamenti della stagione autunnale.

Si prospetta un autunno affollato di scadenze e potenziali criticità – i possibili catalizzatori sono noti, dalla crisi degli emergenti alla trade war, dai problemi politici dell’amministrazione Trump alla riduzione degli stimoli da parte delle banche centrali. Tale contesto di incertezza può presentare numerose opportunità, da cogliere adottando un approccio tattico e flessibile, come sottolineano i gestori di Hedge Invest Sgr.

Divergenze mai viste tra Stati Uniti e Europa

A cura di Filippo Lanza, gestore del fondo HI Numen Credit, Hedge Invest Sgr

La più grande preoccupazione a livello globale rimane il processo di normalizzazione delle politiche monetarie, e come il mercato reagirà a questo sviluppo. Si tratta di un percorso appena cominciato, e già si registrano i primi segnali della ridotta liquidità, con l’attacco alla valuta turca e la volatilità più elevata registrata dai governativi italiani. D’altra parte, considerata la forza del complesso delle materie prime e del petrolio e la pressione accumulata sui salari in vari segmenti dell’economia, ci aspettiamo che i dati sull’inflazione non offriranno ai banchieri centrali alcun motivo per rallentare l’uscita dalle politiche monetarie espansive. Non solo. La guerra commerciale potrebbe aggiungere pressione al mix inflattivo abbastanza rapidamente.

Ogni ulteriore riduzione della liquidità dei mercati nell’ultimo trimestre di un anno che ha già visto insorgere diverse problematiche potrebbe provocare una vera e propria correzione su diverse asset class.

Un aspetto che caratterizza la congiuntura attuale è la divergenza a livelli mai registrati tra Stati Uniti e Europa, sia sul fixed income che sull’equity. Con la negatività che circonda l’approvazione della nuova legge di bilancio italiana e le negoziazioni su Brexit, l’Europa sta diventando sempre più “iper-venduta” mentre, al contrario, gli Stati Uniti sono “iper-comprati”, nonostante le crescenti tensioni con la Cina e le imminenti elezioni di metà mandato. Date queste premesse, un’inversione della sovraperformance degli Stati Uniti può essere considerata una possibilità seria anche in un mercato in correzione.

In particolare, in Italia il mercato sembra aver sopravvalutato in maniera negativa il rischio relativo alla nuova legge di stabilità in arrivo questo autunno. Il Governo sembrerebbe non avere intenzione di andare allo scontro con l’UE in questo momento; il vero scontro si verificherà probabilmente in occasione delle elezioni europee del 2019. Di conseguenza, l’impatto della legge di stabilità sarà probabilmente inferiore a quello che il mercato ha prezzato; pertanto, consideriamo il rischio italiano abbastanza attraente in questo momento, sia per quanto riguarda la parte governativa che i crediti societari e bancari.

 

…e tra Stati Uniti e mercati emergenti

A cura di Lorenzo Di Mattia, gestore del fondo HI Sibilla Macro, Hedge Invest Sgr

Uno degli sviluppi recenti più interessanti è l’ormai estrema divergenza tra il mercato americano e il resto del mondo, mercati emergenti in particolare. Questi ultimi hanno perso circa il 20% rispetto ai massimi di gennaio, mentre il mercato USA ha già recuperato e superato di molto i livelli di inizio anno. Solitamente, una divergenza così estrema tende a rientrare, e gli asset di rischio ricominciano a muoversi insieme – verso l’alto o verso il basso.

 

Possiamo aspettarci che, dopo un ritracciamento dell’azionario americano che elimini la condizione attuale di iper-comprato, gli emergenti rimbalzeranno, con l’S&P che tornerà sui nuovi massimi. Questo scenario appare plausibile perché non stiamo registrando un significativo deterioramento nel credito statunitense, e allo stesso tempo la Turchia e l’Italia sembrano mostrare qualche segnale di temporanea stabilizzazione. Inoltre, la recente crisi degli emergenti è stata almeno in parte dovuta alle notizie sulla guerra commerciale, che a nostro avviso potrebbero migliorare con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato. Infatti, il piano del presidente Trump con la Cina sembrerebbe essere quello di ottenere qualche genere di accordo entro novembre.

 

La Cina d’altra parte rappresenta in questo momento un’opportunità interessante, perché il mercato sembra aver previsto e prezzato dazi sull’intero export verso gli Stati Uniti: di conseguenza, il rischio derivante dalla trade war è già stato assorbito nelle valutazioni attuali.

 

Conclusioni: l’importanza di un approccio tattico

Secondo Filippo Lanza, nei prossimi mesi la combinazione di bassa liquidità nei mercati globali e minor pazienza degli investitori potrà offrire interessanti opportunità selettive in specifiche società, in un contesto che potrebbe diventare estremamente volatile. Occorrerà pertanto sapersi muovere in modo tattico e flessibile sull’intera capital structure delle società (operazioni sulle diverse tipologie di bond emessi con posizioni a copertura o per ottenere utili sulla parte azionaria) per sfruttare il contesto di mercato.

Per Lorenzo Di Mattia, possiamo aspettarci una correzione tra il 10 e il 15% sui mercati azionari, verosimilmente più tardi nel corso dell’anno, e un bear market nel 2019. Anche l’esperto sottolinea quindi l’importanza di muoversi in modo tattico e, in assenza di crisi improvvise di deterioramento della Cina, della Turchia o dell’Italia, continuare a sfruttare il lato lungo, non solo quello corto, almeno finché un bear market non diventerà veramente probabile.

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Argomenti: Macroeconomia